Le principali Gruppo B della storia

Amarcord: le principali vetture da rally Gruppo B della storia

Oggi voglio stuzzicare l’appassionato che è in te. Quali sono le principali Gruppo B? Nell’ambito del motorsport, il Gruppo B è stato fino al 1986 incluso la categoria regina di auto da corsa. Fu creato per fare un “regalo” ai Costruttori che volevano partecipare al Mondiale Rally con prototipi che assomigliavano alle auto di serie. Tali norme, nel mondo dei rally, hanno permesso di concepire automobili estremamente performanti ed un rapido sviluppo le ha rese le più potenti e più specializzate mai costruite. Si raggiunsero potenze nell’ordine dei seicento cavalli, che muovevano masse di circa novecento chili.

Questa combinazione garantiva alle vetture accelerazioni da 0 a 100 chilometri orari nell’ordine dei 2,5 o 2,7 secondi, e velocità di punta sulle prove speciali di oltre 200 all’ora. Nel Gruppo B, si verificarono numerosi incidenti, dovuti principalmente all’estrema potenza delle vetture e a telai e gomme che, per l’epoca, non erano in grado di garantire una sufficiente stabilità, con vittime sia tra il pubblico sia tra i piloti. Nel 1986, dopo la morte di Henri Toivonen e Sergio Cresto al Tour de Corse, a bordo di una Lancia Delta S4, la Fia decise di sopprimere questa categoria dopo appena quattro stagioni. In questo post, ripercorriamo brevemente la storia dei principali “mostri” che hanno animato la categoria.

Renault 5 Maxi Turbo, da Jean Ragnotti a Bruno Saby

La Renault 5 Maxi Turbo

La Renault 5 Maxi Turbo

Prodotta all’inizio degli anni Ottanta la piccola berlinetta francese montava un motore da 1.550 centimetri cubi in posizione posteriore centrale capace 250 cavalli, due valvole per cilindro, turbocompressore Garret T3. La struttura portante era in acciaio mentre la carrozzeria era costruita con materiali leggeri. La trazione era data dalle sole ruote posteriori e il peso era di circa 950 chili. Esordì al Rally di Montecarlo ottenendo un buon 4° posto con Bruno Saby.

Successivamente venne creata la seconda versione, la Turbo 2, omologata in Gruppo B e modificata nel motore e nella carrozzeria. Infatti la potenza passò a 350 cavalli grazie anche all’aumento della pressione del turbo fino a 2,8 bar ed i passaruota furono notevolmente allargati (di circa 7 cm) per alloggiare pneumatici di sezione più larga, specie quelli posteriori. Le prestazioni erano comunque ben lontane da quelle ottenute dai top team, vedi Audi, Lancia e Peugeot e nonostante la grande spettacolarità nel vederla correre sulle speciali e qualche vittoria iridata non riuscì a conquistare nessun titolo costruttori.

Audi quattro Sport: nel segno di Mikkola e Blomqvist

L'Audi quattro Sport

L’Audi quattro Sport

Dopo qualche anno di sviluppo le prime autovetture Gruppo B iniziarono a gareggiare nel 1982: l’Audi quattro Sport prima auto a trazione integrale permanente a gareggiare nel mondiale rally, dotata di un 5 cilindri turbo di 2.133 centimetri cubi montato in posizione anteriore longitudinale capace di produrre fino a 450 cavalli.

La trazione integrale veniva da molti addetti ai lavori considerata più un onere che un reale vantaggio, ma l’Audi dimostrò invece la bontà di questa soluzione, riportando diverse vittorie. Questa vettura grazie alle esclusive novità tecniche di cui è dotata, diventa il nuovo parametro di riferimento nei rally. Nel 1983 Hannu Mikkola vince il titolo piloti e nel 1984 la Quattro Sport si aggiudica sia il Mondiale Costruttori che il Mondiale Piloti con Stig Blomqvist.

Lancia Rally 037, la regina italiana di tutti i rally

La Lancia Rally 037

La squadra Lancia torna nei rally con una nuova vettura la 037, un coupé 2 posti dalla linea bassa e filante, con motore in posizione centrale a 4 cilindri di 2.000 centimetri cubi, sovralimentato tramite compressore volumetrico e capace di 325 cavalli, la trazione è posteriore. Le soluzioni tecniche di cui era dotata le permettevano di essere molto competitiva sull’asfalto ma fortemente penalizzata sui percorsi sterrati e soprattutto su quelli innevati.

Nelle prime stagioni la vettura si dimostra consistente e le vittorie iridate non mancano, tuttavia in seguito viene gradualmente ma inevitabilmente sopravanzata dalle Gruppo B di nuova generazione a trazione integrale e sovralimentate da turbocompressori che permettono potenze maggiori. Nel 1983 la Lancia vince il Campionato Mondiale Costruttori, il Campionato Europeo e il Campionato Italiano.

Peugeot 205 Turbo 16 Evo 1 ed Evo 2: enfant terrible

La Peugeot 205 Turbo 16

La Peugeot 205 Turbo 16

Nel 1984 la Peugeot entra nel mondo dei rally con una vettura di nuova concezione, mentre le precedenti Gruppo B erano derivate da modelli stradali già esistenti, la casa automobilistica francese realizzò un’auto appositamente per questo regolamento pur mantenendo per questioni di marketing una forte somiglianza con il modello di serie della propria utilitaria: la Peugeot 205 T16. Dotata di un motore 4 cilindri di 1.775 centimetri cubi, 16 valvole, sovralimentata da un turbocompressore KKK in grado di sviluppare 350 cavalli, per una migliore ripartizione dei pesi il propulsore è montato in posizione centrale trasversale appena dietro i sedili dei piloti, il moto alle ruote è affidato ad un sistema di trazione integrale permanente, la carrozzeria in kevlar-fibra di carbonio ricalca abbastanza fedelmente quella della normale vettura di serie.

Già nel primo anno di gare coglie alcune importanti vittorie rivelandosi una temibile avversaria per l’Audi Quattro Sport e Lancia 037, nel 1985 conferma la bontà del progetto conquistando il primo titolo mondiale sia piloti che costruttori. Nella stagione 1986 viene aggiornata nella versione Evo 2 con motore da 560 cavalli e vistose appendici aerodinamiche per permettere maggiore trazione, con questo modello la Peugeot vince nuovamente il titolo piloti e costruttori.

Audi Quattro Sport S1, l’evoluzione della specie

Audi Quattro Sport S1

L’Audi Quattro Sport S1

Per contrastare le Gruppo B di nuova generazione, l’Audi schiera nel 1985 una nuova vettura, Audi quattro Sport S1, la trazione integrale e il propulsore 5 cilindri turbo vengono montati su un telaio con passo accorciato, la carrozzeria è in materiale composito per risparmiare peso, ci sono vistosi allargamenti delle carreggiate, grandi spoiler e il sistema di raffreddamento dei componenti del motore viene posizionato nel bauletto posteriore.

Il propulsore viene potenziato a 560 cavalli, tuttavia il peso superiore e la dislocazione anteriore del motore rendono la vettura meno maneggevole, affetta da sottosterzo rispetto alle altre Gruppo B a motore centrale. Nemmeno l’ultima evoluzione di motore da 600cv sviluppata nel 1986, rende la vettura in grado di competere per la vittoria nelle gare. Le ultime versioni di quest’auto furono realizzate per le gare in cronoscalata sul monte di Pikes Peak, negli Stati Uniti. Con Walter Rohrl, Michele Mouton e il pilota locale Bobby Unser. Tutti e tre fecero segnare nuovi record per questa corsa.

Austin Metro 6R4: piccola ‘bomba’ incompresa

L'Austin Metro 6R4

L’Austin Metro 6R4

Tanto bella quanto potente e pericolosa. Un vero mostro che non ha avuto il tempo di mietere i successi che il suo potenziale gli avrebbe consentito. Questa era l’unica vettura di Gruppo B a montare un motore V6 da 3.000 centimetri cubi aspirato in posizione centrale longitudinale. La sua potenza massima era di circa 410 cavalli erogati attorno ai 9.000 giri al minuto. Il suo problema, invece, era che mostrava delle evidenti e grosse perdite ai bassi regimi di giri. La 6R4 era dotata della trazione integrale e debuttò nel 1985 al Rally RAC con un buon terzo posto. Nel Campionato del Mondo Rally 1986 non si registrano risultati importanti. I progetti di eventuali sviluppi della vettura vennero vanificati con l’abolizione del Gruppo B a fine anno. In pratica era nata troppo tardi.

Toyota Celica Twin-Cam Turbo: dal Giappone con furore

Toyota Celica Twin-Cam Turbo

Toyota Celica Twin-Cam Turbo

La vettura di casa Toyota in quell’epoca era famosa non tanto per le sue prestazioni in sé (era potente, ma troppo pesante), ma perlopiù per il dominio che aveva nelle gare africane come il Safari Rally o il Rally della Costa D’Avorio. Le norme principali per correre nel Gruppo B erano quelle di produrre almeno duecento vetture stradali e la Toyota lavorando con la propria divisione europea mise appunto il numero che prevedeva il regolamento costruendo anche venti vetture da rally con un nuovo motore.

Mentre alcuni team rivali come l’Audi Quattro adottavano la trazione integrale, la Celica, come la Lancia 037 Rally, disponeva di trazione sulle ruote posteriori. La vettura ha debuttato nel Campionato del Mondo Rally 1983 in occasione del 1000 Laghi con alla guida Juha Kankkunen, che si classificò sesto assoluto. Nello stesso anno ha ottenuto la prima di tre vittorie al Rally di Costa d’Avorio, condotta da Björn Waldegård.

Lancia Delta S4: indomabile voglia di vincere

La Lancia Delta S4

La Lancia Delta S4

Nel Rally Rac, ultima gara del Mondiale Rally 1985, si era affacciata, dominando fin dal debutto la scena, una nuova vettura, capostipite di una stirpe che segnerà la storia dei rally degli anni successivi, la Lancia Delta S4. Prima automobile al mondo ad utilizzare un doppio sistema di sovralimentazione con compressore volumetrico Volumex e turbocompressore KKK, poteva sprigionare 580 CV. Le altre Case però non stanno a guardare: Peugeot schiera una T16 alla sua massima evoluzione, e Audi una Quattro sport S2.

Ormai giunti all’esasperazione tecnica, queste vetture vengono accomunate alle Formula 1 degli stessi anni sia per prestazioni che per costi sostenuti, ma risultano spesso difficili da controllare in situazioni limite, tanto che verranno soprannominate i mostri. Lancia domina a Montecarlo, prima gara della stagione, e Peugeot al successivo Rally di Svezia. Alla prima tappa della terza prova del mondiale, in Portogallo, accade quanto in molti temevano fin dall’incidente di Bettega: la Ford RS200 di Joaquim Santos esce di strada tra due ali di folla.

Il bilancio è terribile: 3 morti e oltre 30 feriti, di cui alcuni in modo molto grave. Gli altri piloti, spaventati dall’accaduto, si rifiutano per la prima ed unica volta nella storia dell’automobilismo di continuare la corsa. Non c’è nemmeno il tempo di riprendersi dalla tragedia, perché nel Rally di Corsica di quello stesso anno Henri Toivonen che correva con 38 di febbre, ed il suo navigatore Sergio Cresto, fino in quel momento in testa, impattano contro alcuni alberi, perdendo la vita nel rogo della loro S4.

La Ford RS 200: un ‘mostro’ nato troppo tardi

La Ford RS 200

La Ford RS 200

Dopo alcuni anni di assenza ai massimi livelli, nel 1985 la Ford debutta nella categoria Gruppo B, schierando una nuova vettura molto evoluta per aerodinamica e telaio, la Ford RS200, spinta da un motore di 1.780 centimetri cubi turbocompresso, capace di 500 cavalli, trazione integrale. L’omologazione per i rally nella categoria Gruppo B arrivò però solo nel febbraio del 1986, da li a poco la Fisa decise di sopprimere questo tipo di vetture, la macchina era ancora in fase di sviluppo per cui nonostante un buon potenziale non colse significativi risultati nei rally mondiali.

Dopo l’abolizione nei rally, la regolamentazione di Gruppo B ha trovato un posto adatto nel Campionato Europeo di Rallycross, con automobili come MG Metro 6R4 e Ford RS200, fino al 1992. Altre case come Audi e Peugeot hanno trovato uno sbocco nella Pikes Peak hill Climb con versioni ancora più performanti dell’ Audi Quattro e della 205 T16, quest’ultima è stata impiegata anche nei rally-raid e in particolare nella Parigi-Dakar.

L’angolo delle Gruppo B

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