Sotto il segno dei rally

La copertina del libro di Donazzan.

Storie di sport, di vite, di solidarietà nell’agonismo. Storie che si consumano “Sotto il segno dei rally“. Volti, vite e storie accomunate da un’unica passione: i rally. Questo libro, come un film, cerca di fermare i momenti più significativi vissuti da alcuni fra i piloti italiani che sono entrati nella storia della specialità, dagli anni Cinquanta fino alla fine dei Settanta. Non biografie, ma autentici “brani di vita” raccontati da personaggi dal grande spessore umano e sportivo.

Gente che ha lasciato tracce importanti, in alcuni casi dimenticate. Villoresi, Cella, Patria, Cavallari, Giunti, Ceccato, Barbasio, Carello, Pinto, De Adamich, Ballestrieri, Pregliasco, Pianta, Montezemolo, Tony Fassina, Verini, fino ad arrivare a colui che è entrato nella leggenda, che è diventato per tutti l’emblema dei rally, Sandro Munari. Sono soltanto alcuni dei nomi racchiusi in quest’autentica antologia, un’opera che raccoglie le imprese di sessanta personaggi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dei rally.

Alla realizzazione di questo volume ha collaborato Gianni Simoni, storico navigatore di Arnaldo Cavallari. La storia ha avuto un seguito con un secondo titolo, uscito nel 2014, in cui è stata la volta di altri piloti italiani che hanno corso dagli anni Ottanta sino ad oggi, quali, tra gli altri, Vudafieri, Zanussi, Bettega, Tabaton, Tognana e Miki Biasion. Riportiamo l’elenco completo dei piloti inclusi nel volume: Bacchelli Fulvio, Bauce Roberto, Besozzi Gianni, Bossetti Gianni, Cambiaghi Anna, Cambiaghi Roberto.

E ancora: Carello Tony, Cavriani Franco, Svizzero dr. Francesco, Tacchini Vanni, Zeffirino Filippi, Andrea De Adamich, Luciano Trombotto, Luca Cordero di Montezemolo, Cesare Gerolimetto, Alcide Paganelli, Giorgio Taufer, Pino Ceccato, Arnaldo Cavallari, Tominz Roitti Donatella, Raffaele Pinto, Maurizio Verini, Salvatore Brai, Giuliano Alto, Luigi Battistolli, Tony Fassina, Silvio Dus, Tecilla Anna. Esiste la possibilità di acquistare Sotto il Segno dei Rally I e Sotto il Segno dei Rally II in abbinata e contenuti in un elegante cofanetto. Si tratta di una edizione limitata di duecento pezzi, che consiglio vivamente e che trovi dettagliata nella scheda libro. L’autore mi ha concesso la pubblicazione di alcuni estratti del suo libro. E sinceramente, non potevo non condividerli con te.

Giovanni Casarotto: e Francesca tirò l’ombrellino

“Mille volte aveva detto basta. Troppe volte la sfortuna si era messa di mezzo a togliergli quelle soddisfazioni che avrebbe meritato. Capitavano sul più bello, quando la vittoria o il grande risultato erano a portata di mano. Succedeva sempre qualcosa, magari piccoli guasti, particolari di poche decine di lire per far svanire il sogno. “Basta”, lo ripeteva alla moglie Francesca Serafini, la prima tifosa, oltre che navigatrice. Tante gare assieme, tante delusioni. Poche le gioie. Ne parlavano di quanto avveniva. Sfortuna, sfiga, non riuscivano a capire come fosse possibile capitasse a loro, quasi una maledizione”.

“Eppure Giovanni Casarotto, su asfalto o sterrato, era sempre tra i più veloci, senza timori nemmeno dei nomi più blasonati. A parità di macchina non aveva paura di nessuno. Poi, sul più bello, la mazzata. Nell’ambiente avevano perfino storpiato il cognome in “Cosaharotto”, tanto si ripetevano i ritiri per guasti meccanici. Pochi gli stop per errori di guida, uscite di strada, no, erano le rotture di componenti, delle varie auto, a lasciarlo a piedi”.

“In quel Valli Pinerolesi di metà giugno 1979, prima della partenza, doveva scacciare quel pensiero che lo tormentava da tanto, troppo tempo. Alla guida di una Lancia Stratos, al suo fianco, il vicentino Giorgio Zonta. Giuliano Michelotto, quella macchina azzurra, con la grande scritta dello sponsor dipinta di bianco, l’aveva controllata fino all’ultima vite. Voleva essere sicuro. Anche i più piccoli particolari erano stati come scannarizzati. A Modena, in aprile, il vicentino fu costretto al ritiro, quasi subito, per la rottura delle puntine platinate. “In 12 anni che sono in mezzo ai motori, non mi era mai capitato un guasto del genere. L’incredibile è che le avevo sostituite poco prima della partenza”, così spiegò il preparatore padovano”. “A Casarotto può succedere anche questo”, continuò.

“Non era finita. Quel rally di Modena lo vinse il giovane Mauro Simontacchi, di Padova, con una Lancia Stratos. Fin qui nulla di strano. Ma quella macchina era quella di Casarotto, la stessa che lo aveva sempre lasciato a piedi nel 1977 e 1978. Colmo dell’ironia su 300 vetture partite vinse proprio la macchina che lo aveva piantato in asso per due anni consecutivi. Roba da matti.
Giovanni, professione mugnaio – di famiglia uno dei Molini più antichi del vicentino – aspettava che gli dessero il via per annullare quella tachicardia che lo prendeva prima che si abbassasse la bandiera”.

“Michele-Tito Cane, l’avversario da battere, colui con il quale ormai si confrontava da anni. Partì all’assalto il pilota con la Fiat 131 della 9-Nove. Come al solito numerosa schiera dei concorrenti, tutti agguerriti. Celesia e Montaldo con le Stratos, Massimo Bonzo, con la 131 della Quattro Rombi, Casarotto avrebbe dovuto vedersela anche con questi. Sullo sterrato “scassamacchine” piemontese, Giovanni cercò di non esagerare, di non compromettere la macchina. Sempre con il cuore in gola, aspettando chissà cosa”.

“Tito Cane era davanti, aveva imposto un ritmo molto alto alla gara. Nella nona prova speciale il piemontese accusò problemi alla scatola guida. Perse un minuto e mezzo. Il vicentino passò in testa. Nei chilometri precedenti altri importanti interpreti come Simontacchi, Uzzeni, Antonella Mandelli e Mirri, salutarono la truppa. Un rally di grande incertezza. Casarotto quasi non ci credeva quando vide la pedana di Villar Perosa. Aveva vinto, scacciando quella sfortuna che, da troppo tempo, lo perseguitava. Al secondo posto, staccato di cinque minuti e mezzo Celesia, terzo Cane, quarto Montaldo e quinto Bonzo”.

“Anche Giovanni era uno della banda di Vicenza che andava a seguire il San Martino. Come tutti. Si era fidanzato con Francesca Serafini, bellezza mediterranea, simpatica, un’esperienza di navigatrice con Luisa Celadon. Un giorno andarono a provare a Valstagna. Avevano un’HF Gruppo tre. Lei si presentò in tailleur, scarpe con tacchi e un ombrello. “Se piove, non si sa mai…”, disse a Giovanni che l’aveva guardata come fosse una marziana. Arrivarono che faceva buio. E c’erano migliaia di persone, quasi che il rally fosse già cominciato. Da anni sempre così. Imboccarono la gola che portava all’inizio della prova speciale. Giovanni le spiegò che avrebbero dovuto fare una nuova manovra. Il secondo tornante di Valstagna, molto stretto, era necessario – con una trazione anteriore come l’HF – anticiparlo tirando il freno a mano per far sbandare il posteriore della vettura”.

“A cento metri dal tornante metti la mano sulla leva del freno e tiri di brutto quando te lo dico io. Così non stacco le mani dal volante e vedrai che roba…”. Francesca fece cenno di aver memorizzato tutto. Schiacciò l’acceleratore a fondo, tornante largo a destra, inizio della salita, rettilineo, semicurva destra in pieno ed ecco il tornante sinistro, uno dei simboli di quella speciale fatta come una scala. Ancora giù, ancora giù. Arrivò il momento fatidico. “Tira, tira….”, urlò Giovanni”.

“In un millesimo di secondo capì che c’era qualcosa che non andava. Della frenata nemmeno l’ombra. L’HF fece un dritto pazzesco. Francesca invece della leva del freno aveva trovato il manico del suo ombrellino. E l’aveva tirato. Gli improperi rimbombarono nella valle. Una volta usciti dal patatrac, Giovanni dovette affrontare un’altra prova. Difficile. Telefonare al padre di Francesca. Era d’accordo che l’avrebbe riaccompagnata prima di mezzanotte. Allora, star fuori con la ragazza, una notte, neanche a pensarci”.

“Sior Serafini, gho spacà la machina. Non posso portare a casa Francesca…Me despiase. Tranquillo non si preoccupi. Arriviamo domani…”. Dall’altra parte del filo il signor Serafini lo gelò: “Giovanni, me raccomando…”. Nel San Martino 1974 Giovanni Casarotto in coppia con Francesca Serafini, su Fulvia HF 1600 della scuderia Palladio, si piazzarono al decimo posto assoluto. Primi dei piloti privati. Da applausi”.

3 agosto 1964: Giorgio Pianta salvò la Lancia in Polonia

“La Lancia era sotto shock. Il 25 luglio 1964 a Spa, alla 24 ore, aveva perduto uno dei suoi piloti simbolo, Piero Frescobaldi. Cinque giorni dopo era in programma il rally di Polonia, prova valida per il campionato europeo, ma soprattutto era il Trofeo delle Nazioni l’obiettivo principale della Casa torinese. Fino all’ultimo la partecipazione rimase incerta per il gravissimo lutto gravissimo. Per tentare di conquistare il prestigioso trofeo l’HF squadra corse iscrisse alla gara tre Flavia coupé per Pianta-Poltronieri, Genta-Motta e per le dame Ada Pace-Diana Bulfoni. In classifica l’Italia – dopo il Montecarlo e il rally Sole di Mezzanotte – era seconda con dieci punti, alla pari con la Svezia”.

“Il Jolly Club inviò tre Alfa Romeo Giulia TI Super con gli equipaggi Cavallari-Ossola, Ferrarin-Zoja e Stefani-Lombardini. Due squadroni veri e propri che dovevano però vedersela con le due Saab ufficiali di Erk Carlsson e della moglie Pat Moss e soprattutto con lo specialista locale Zasada, con la consorte, su una piccola Steyer Puch 700. Una gara che per la Lancia valeva molto. Se fosse andata male avrebbe anche potuto significare lo stop. Una situazione psicologica molto difficile per l’intera squadra”.

“L’obbligo era arrivare, fare un bel risultato, cercare di eliminare la tensione, prendere un po’ di respiro e andare avanti. Non certo facile. Tutti e sei gli equipaggi italiani erano scattati da Varsavia per ricongiungersi a Cracovia con gli altri iscritti – 68 in totale – partiti da Belgrado, Berlino, Copenhagen e Norimberga, nello schema caro al Montecarlo. Più di mille chilometri di trasferimento, lungo, soporifero, ma senza difficoltà. Il percorso comune, 2400 km nelle regioni dei Carpazi, Sudeti e Bassa Slesia, sarebbero stati un’altra cosa. Per le caratteristiche delle strade, strette e per la media imposta, in qualche caso superiore agli 80 km all’ora. Senza aver provato nemmeno un metro i concorrenti si erano ben presto resi conto che le carte geografiche fornite dall’organizzazione, non evidenziavano con precisione l’itinerario”.

“Il rally prevedeva due prove di velocità in circuito, due corse in salita e 14 prove speciali. All’aeroporto di Cracovia, nelle prove in pista, il più veloce era stato Luciano Lombardini, in coppia con Stefani sulla Giulia TI Super. Un’ottimo inizio per gli italiani che riuscirono a prevalere su Saab e Volvo. Ancora Lombardini davanti a tutti nella salita di Ojcov. Giorgio Pianta, 29 anni, da circa un anno nel giro Lancia, dopo numerosi successi nelle corse di velocità, si sentì investito di una grossa responsabilità. Aveva accanto Mario Poltronieri, non ancora famoso giornalista televisivo, pilota di spessore con le Abarth da record”.

“Giorgio, milanese, classe 1935, iniziò a gareggiare nel 1957. Aveva i motori nel sangue. Regolarità, rally, salita, pista, correva con tutto. Di famiglia benestante, il padre era proprietario di un’azienda tessile, iniziò a correre con gli pseudonimi Fuchs e George Von Baum, cioè Giorgio Pianta in tedesco. Una vera e propria mania per la Germania. Studio, lavoro nell’azienda paterna e corse quando e dove capitava. Fiat Abarth 695, Giulietta TI. Alla Coppa Carri, a Monza, giùnse secondo con un’Abarth 1000 della scuderia Sant’Ambreus”.

“Lo vide correre Sandro Fiorio, lo avvicinò e gli propose di gareggiare per l’HF Squadra Corse, la nuova formazione. Flavia coupé nei rally, Flaminia nelle gare di velocità. Era il 1963. Per Pianta l’inizio di una carriera straordinaria, senza fine, al volante di ogni tipo di macchina. Trazione anteriore, posteriore, Turismo, Gran Turismo, Sport, Formula, ruote coperte o scoperte, tutto il possibile.
Dopo gli exploit iniziali, la situazione al rally di Polonia si evolveva in maniera negativa per i colori italiani”.

“Nella seconda tappa si ritiravano, uno dopo l’altro, gli equipaggi dell’Alfa Romeo. Anche due delle Lancia, quella condotta da Ada Pace, pilotessa all’epoca molto famosa per i successi ottenuti nelle gare di velocità, e quella di Genta, furono costrette a fermarsi per incidenti. Tra i favoriti alzò bandiera bianca anche Tom Trana con la Saab. Restò in gara soltanto Giorgio Pianta. Piazzato tra i primi dieci in classifica, molto bene, stava andando fortissimo”.

“Per riposarsi un po’, in un tratto, passò la guida a Poltronieri. Mario era uno spasso quando guidava nei trasferimenti: raccontava barzellette oppure si metteva a cantare. Ma quel giorno, in una destra-sinistra, perse il controllo della pesante Flavia numero 97. Risultato: la macchina cappottò e finì fuoristrada. Grazie ad alcuni spettatori l’auto venne rimessa sulle quattro ruote. I danni erano evidenti, parabrezza in mille pezzi e tetto della vettura schiacciato. Fortunatamente la meccanica non aveva subito danni. Poltronieri, rimasto ferito nell’incidente, anche se non in maniera grave, non era però nelle condizioni di continuare. All’assistenza Lancia il momento venne vissuto con grande tensione. Il ritiro avrebbe voluto dire mettere in discussione perfino l’intera attività sportiva della Casa. Appena iniziata”.

“Attimi senza fine. Poi la decisione clamorosa: un meccanico avrebbe preso il posto di Mario. L’azione si svolse di gran velocità. Indossò la tuta di Poltronieri e Giorgio, furibondo per l’inconveniente, diede di gas. Mancavano ancora centinaia di chilometri all’arrivo. Non era finita. Il rally per Pianta si fece ancora più duro quando iniziò a piovere. Un temporale violento, sembrava che il cielo si accanisse con quella macchina priva del vetro anteriore”.

“Pianta, come in un film, guidò al massimo nonostante gli scrosci d’acqua in pieno viso. Il tormento durò 18 ore. Non mollò. A Cracovia venne accolto dagli applausi. Finì ottavo assoluto, primo assoluto nel Turismo di serie. Un risultato eccezionale, ripreso dai giornali. Perfino il Corriere della Sera pubblicò la notizia dell’incredibile avventura della coppia Giorgio Pianta- Mario Poltronieri. In classifica il nome del giornalista rimase nonostante la disavventura e il cambio in corsa. Nessuno si accorse”.

“La vittoria andò a Zasada, un altro pilota che fece strada, tanta strada. Nella piazza della città polacca, Sobieslaw festeggiò, assieme alla moglie, il grande successo in patria. Al secondo e terzo posto le Saab di Erik Carlsson, in coppia con Palm e Pat Moss Carlsson, con Nystrom alla sua destra. Quel risultato in Polonia salvò la Lancia. Per Giorgio Pianta fu l’inizio di una carriera straordinaria. Come pilota e come collaudatore. Anzi il principe dei collaudatori”.

“La sua sensibilità tecnica fece scuola e contribuì, in maniera determinante, a portare a Torino gli allori più prestigiosi. Non c’è stata macchina con la quale Pianta non abbia gareggiato, non c’è stata strada o pista che non lo abbia visto protagonista. Perfino un’escursione in Formula Aurora, in pratica una F1, a Nogaro, Francia, nel 1979. Con la Williams FW6 finì quinto.
Successi anche come dirigente, a capo dell’attività sportiva del Gruppo Fiat, Lancia e Alfa Romeo. Corse, muretto, scrivania. Tutto”.

Se è di tuo gradimento, puoi acquistare il libro direttamente dal blog “Libri di Rally” al miglior prezzo, oltre che con le garanzie e la formula soddisfatti o rimborsati di Amazon. Al fondo della scheda trovi l’apposita finestra per procedere all’acquisto.

la scheda

SOTTO IL SEGNO DEI RALLY

Autore: Beppe Donazzan

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 416

Immagini: 56 in bianco e nero e 27 a colori

Dimensioni: 14 x 22 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 20,50 euro

Peso: 780 grammi

ISBN: 978-8-8791158-5-8

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Sotto il segno dei rally 2: un "must have"

La copertina del del libro.

Ad un anno di distanza, da “Sotto il segno dei Rally”, arriva “Sotto il segno dei rally 2” questo secondo volume completa il monumentale lavoro realizzato da Beppe Donazzan sulla storia del rallismo italiano. La formula è sempre la stessa: un’appassionante serie di storie, fatti e imprese che, lette in sequenza, finiscono per dar vita ad un vero e proprio romanzo su questo mondo che tanta passione ha suscitato negli anni. A cambiare, questa volta, sono i protagonisti che, in questo secondo volume, corrispondono a quelli di alcuni fra i piloti italiani di maggior rilievo che hanno corso dagli anni Ottanta sino ad oggi.

I loro nomi sono, fra gli altri, Vudafieri, Cerrato, Zanussi, Bettega, Tabaton, Tognana, Cunico, Biasion, Liatti e Deila. Basta leggere i primi due o tre racconti per ritrovarsi, improvvisamente, in mezzo ai muri di folla che negli anni Ottanta e Novanta delimitavano i percorsi delle prove speciali lungo la penisola. E capisci subito che non è necessario arrivare in fondo al volume, per sentirsi in grado di garantire che l’ultima fatica di Donazzan dovrebbe occupare un posto di riguardo nella libreria di ogni appassionato. E ti ritrovi comunque, tutto d’un fiato, in fondo al volume.

Tre i capitoli del libro. Il primo, “Le sfide infinite” parla di Attilio Bettega, Adartico Vudafieri, Vittorio Caneva, Tonino Tognana, Nico Grosoli, Franco Ceccato, Mario Aldo Pasetti, Antonella Mandelli, Franco Corradin, Gabriele Noberasco, Micky Martinelli, Alberto Alberti, Paolo Pasutti, Giorgio Pasetti, Paola Alberi, Gianni Del Zoppo, Nick Busseni, Dario Cerrato, Massimo Barbujani, Franco Uzzeni, Michele Cinotto, Franco Leoni, Carlo Cuccirelli, Fratelli Betti, Alberto Carrotta, “Bronson”, Pietro Mirri, Flaviano Polato, Paolo Baggio, Pierangela Riva, Ennio Santinello, Giacomo Bossini.

Nel secondo, “Tutte le latitudini” ci sono Fabrizio Tabaton, Andrea Zanussi, Miki Biasion, Gianfranco Cunico, Alessandro Fiorio, Bruno Bentivogli, Massimo Ercolani, Paola De Martini, Carlo Capone, Chantal Galli, Michele Rayneri, Gilberto Pianezzola, Giovanni Manfrinato, Isabella Bignardi, Fabrizio Fabbri, Paolo Alessandrini, Prisca Taruffi, Alessandro Fassina, Enrica Munaretto, Giammarino Zenere, Pucci Grossi, Michele Grecis, Edi Orioli, Enrico Bertone, Sergio Cresto, “Tabacco”.

Nel terzo, “L’era dell’elettronica” salgono in cattedra Andrea Aghini, Piero Liatti, Paolo Andreucci, Andrea Dallavilla, Pierluigi e Romeo Deila, Piero Longhi, Andrea Navarra, Renato Travaglia, Luca Rossetti, Gigi Galli, Umberto Scandola, Andrea Crugnola, Loris Roggia, Manuel Sossella, Lara Battistolli, Massimo Gasparotto, Alex Bruschetta, Alessandro Battaglin, Claudio De Cecco, Luca Cantamessa, Giandomenico Basso, Massimo Ceccato, Marco Tempestini, Luca Pedersoli, Valentino Rossi, Franco Ballerini, Felice Re, Luca Campedelli, Matteo Gamba, Mauro Spagolla, Fabrizio Nucita, Fontana, Italia Rally Talent, Sandro Sottile, Angelo Medeghini. Esiste la possibilità di acquistare Sotto il Segno dei Rally I e Sotto il Segno dei Rally II in abbinata e contenuti in un elegante cofanetto. Si tratta di una edizione limitata di duecento pezzi, che consiglio vivamente e che trovi dettagliata nella scheda libro. Beppe Donazzan, che è sempre un gentiluomo, mi ha concesso la pubblicazione di alcuni brani che voglio condividere con te.

Massimo Ercolani (20 agosto 2009) Traversi in cielo con Loris

“La vita di due famiglie che si incrociavano. Ercolani-Roggia. Dai parafanghi delle macchine i loro nomi continuarono ad essere “etichetta” ben più preziosa e sincera anche nella quotidianità. Merce rara in un mondo dalle mille insidie e paludi. Massimo Ercolani, classe 1957, della Repubblica di San Marino, chiamato dagli amici “Canetta”, con Loris ottenne le più belle soddisfazioni nei rally”.

“Imprenditore degli autotrasporti, ma più conosciuto per essere stato gestore della discoteca “Symbol”, una delle più frequentate della riviera romagnola, iniziò a correre in pista. Nel 1979 debuttò nel trofeo Renault 5, tanta grinta e sportellate sulle piste della penisola. Nel 1981 riuscì a vincerla quella manifestazione, che rappresentava molto ed era la porta d’accesso verso ben altri traguardi. Ma a Massimo scoppiò la febbre dei rally. Non poteva essere altrimenti per un cittadino della Repubblica del Titano, sede di una delle più antiche corse della specialità, con strade sterrate invidiate da tutti”.

“I traversi, la guida in controsterzo, sui saliscendi da pelle d’oca, dove il piede doveva restare ben giù, regalavano emozioni inimmaginabili. Partì con la trafila. Fu veloce ad emergere, perché il talento era evidente, innato. Stupì nel 1984 a Sanremo. Con un’Opel Ascona 400, con Popi Amati come navigatore, conquistò il settimo posto assoluto, primo tra i privati. Passò poi a guidare la Ferrari 308 GTB. Iniziò il sodalizio con Loris Roggia. Corse con tutto, Massimo. Lancia 037, Mazda 323, Delta, Citroen, Ford Escort, Subaru Legacy e Impreza. Guidò perfino una Citroen Visa AX Sport da ufficiale nel Sanremo 1988. Quinto nel Mondiale Gruppo N nel 1988, terzo nel tricolore Gruppo N nel 1991″.

“Proprio in quella stagione, con a fianco Cristina Larcher, che sarebbe diventata la moglie di Loris, Massimo disputò una delle più belle gare della carriera. In Costa Smeralda, con la Delta 16V Gr. N. Finirono ottavi assoluti e primi di Gruppo. C’era il mondo. Vinse Kankkunen con la Delta, davanti a Cerrato, Liatti, Pigì Deila e Gibo Pianezzola, tutti con le 16 V torinesi. Impressionarono per i tempi che riuscirono a staccare, quasi sempre entro i primi dieci. Un’andatura da veri e propri big”.

“Nel 1996 Ercolani vinse il Trofeo Terra con una Subaru Legacy. Poi il distacco, ma un punto fisso restava, il San Marino. Lo vinse per ben tre volte. Ercolani-Roggia il destino si mise di traverso, prima per Loris, poi per Massimo, scomparso dopo una lunga malattia, il 20 agosto 2009. Cristina ed Eliana, le mogli, restarono sole. Con i loro figli. Cristina scrisse a Massimo una lettera, pubblicata su Rallylink, seguitissimo motore di ricerca della specialità, una delle tante intuizioni di Loris”.

“Ricordi, flash, momenti passati insieme. I momenti spensierati nella tua discoteca, i tuoi buffi occhiali rossi alla partenza di un Sanremo, la staccata incredibile al San Marino quando ti sputavi sui guanti per avere più presa … E io che spesso, fra una nota e l’altra, guardavo affascinata come guidavi sulla terra, una danza al ritmo del rombo della macchina… E poi il vostro matrimonio, il nostro, le tue gare con Loris, poi con me, la nascita dei nostri figli. Una vita insieme. Ci mancherai Massimo, ci mancherai tanto. Non so perchè Dio ha voluto che tu e Loris ci lasciaste così presto. E’ così difficile accettare un destino cosi crudele, così ingiusto. Tanti perchè senza risposta. Parole di dolore e affetto”.

Pucci Grossi (20 agosto 2016) Sterrato e così sia

“Il sorriso perenne stampato in viso, la battuta sempre pronta, come i romagnoli purosangue. Giuseppe Grossi, detto così nessuno saprebbe chi è, ma appena-appena si pronuncia il suo diminutivo, Pucci, perché questo è il vero marchio di fabbrica, allora tutti possono raccontare vita e miracoli di questo personaggio. Dalle Valle d’Aosta alla Sicilia, dal Trentino alla Sardegna, non c’è regione dove non abbia calcato le strade del Paese. E vinto. Tanto. Praticamente dal 1979 non aveva mai smesso. Il pensiero fisso, una passione irrefrenabile, restando comunque sempre con i piedi per terra, senza togliere nulla al lavoro di imprenditore alberghiero a Rimini, sua città natale”.

“Il divertimento nel sangue, come tutti coloro che hanno radici in quello splendido pezzo d’Italia. E divertimento per Pucci Grossi è sempre stato l’imperativo anche nei rally. Guidare sulla terra, di traverso, in continuazione, con la polvere a fare da sfondo alle fotografie delle proprie imprese. La stagione 1996 si era conclusa in maniera inaspettata. Dopo tre successi consecutivi nel Trofeo Tradizionale Terra, conosciuto dagli appassionati come il TRT, Pucci, era determinato a concludere con un poker. L’obiettivo era quello. Nell’arco dei mesi fu un testa a testa con Massimo Ercolani, di San Marino, amico e rivale. Ironia della sorte conclusero a pari punti. Ma, per regolamento, per il gioco degli scarti, vinse colui che poteva contare su un risultato in più, cioè Massimo Ercolani”.

“Un duro colpo. Nei mesi invernali non pensò ad altro che al riscatto. Con Fabrizio Tabaton della Grifone pianificò un programma curando ogni particolare. Toyota Celica ST 205 Gr.A, la macchina, Massimo Sacchettino, il nuovo navigatore. Pucci doveva pensare soltanto a guidare, e a battere tutti. Il campionato 1997 attirò parecchi piloti di primo piano, da Michele Grecis a Marco Tempestini, da Luca Baldini a Stefano Fabbri. Venne in Italia, portato da Mauro Pregliasco, il giovane finlandese Tony Gardemeister, che di strada ne avrebbe fatta tanta. Nel mondiale. Pregliasco gli affidò l’ancora competitiva Delta Integrale dell’Astra”.

“L’esordio stagionale a Montaione, in provincia di Firenze, a metà marzo. Con una grinta mai vista Pucci sbaragliò il campo. Battè anche il finnico che arrivò secondo. Terzo Grecis, con la Subaru Impreza della Procar, colui che sarebbe stato l’avversario numero uno in tutte le tappe. Nell’Adriatico, a Fano, vicino a casa, Pucci Grossi si ripeté all’inizio di aprile, così pure a Casciana Terme in maggio e ancora all’Asinara in Sardegna, quindi nella Sila a Cosenza. Cinque vittorie e Trofeo in tasca a metà campionato. Il poker lo aveva realizzato, nessuno avrebbe potuto più toglierglielo. Nell’ultima corsa della stagione ’97, ad Aviano, la bella sorpresa era rappresentata dal successo di “Lucky”, con Paolo Spollon a fianco. Alla guida di una Subaru Impreza, appena presa in mano, il vicentino dimostrò il suo valore. Senza tempo e senza età. Lo stesso stampo anche per Pucci Grossi”.

In Abruzzo il colpo con una Porsche in una torrida estate del 1982

“Nel corso della giornata, per lo più all’imbrunire, scattava la domanda da un milione di dollari. Da nord a sud. Classica. In veneto era: ” Te piase più i rally o la figa?”… Immancabile, dopo tanti discorsi di motori, ammortizzatori, “meglio i Koni o i Bilstein? No, su quea gara monto i Bilstein, la machina, da drìo, la sta più zò…”. Di solito il quesito veniva sparato dal personaggio più carismatico, quello che correva. Il team principal del gruppo, si direbbe ora. Partivano le schermaglie di precisazioni: “Un rally con che macchina?, in contrapposizione “con che figa?”. Dalla Stratos o dalla 037, sull’altra sponda andavano a mille Serena Grandi, Edwige Fenech, Carmen Russo, Lilli Carati…protagoniste di film e di immagini senza veli sui giornali tipo Le Ore, Blitz, Men o Caballero che, per qualche minuto, avevano la supremazia su Autosprint”.

C’era chi sceglieva i rally, chi – i più – la seconda opzione. Chi invece, ligio al compromesso radicato nella cultura democristiana, diceva: “Mi fasso i rally. La tosa poi me la trovo in machina…”. Le sghignazzate si protraevano a lungo, con toni sempre più coloriti e accesi. Uno dei tanti ritrovi dei giovani di Bassano del Grappa era un negozio di calzature. Titolare Ennio Santinello, un altro personaggio oltre le righe di quel pazzo mondo, con passione smisurata per le auto. Fuori dal comune. Un pensiero fisso che non aveva fine. Era lui che innescava ogni tanto quella domanda, quando il gruppetto di amici aumentava di numero sul far della sera. C’era chi arrivava dal lavoro e chi aveva chiuso i libri dell’università”.

“Ennio lasciava alla compagna il compito di servire i clienti. Entrava in scena solo se le presenze, all’interno del negozio, aumentavano di numero, oppure per l’ingresso di qualche attraente ragazza. Allora scattava dalla poltrona dell’ufficio, pieno di coppe e di cataste di Autosprint e Quattroruote, tirava giù dagli scaffali mezza bottega per mostrare le proposte più belle. Cosa riuscisse a scorgere, inginocchiato, davanti alle signore, mentre le aiutava ad infilarsi le accattivanti scarpe dai tacchi slanciati o gli stivali, realmente non si sa. Conclusa la vendita rientrava nell’ufficio, rosso paonazzo, agitando le mani anticipando, visivamente, il racconto”.

“A luci rosse, naturalmente. Qualcuno del gruppo – compreso chi scrive, non lo nega – per provare l’ebbrezza del proibito, si improvvisava, qualche volta, commesso. Ma ne ritornava deluso. Era l’atmosfera che si creava ad alzare la temperatura del momento. Siparietti come nei film di Pierino e nulla più. Certo è che Ennio Santinello in macchina andava forte. Preparava le sue auto con una meticolosità da fuori di testa. Soprattutto i particolari venivano esaltati. A vederle finite, dalla Fulvia HF 1600, alla Beta Montecarlo, per finire alla Porsche SC 3000, alcune con le quali aveva gareggiato, era un delitto pensare che avrebbero affrontato dei rally su viottoli dal fondo impossibile. Santinello non aveva mai avuto velleità di graduatorie e campionati. Correva quando voleva e se ne aveva voglia”.

“Così come decise di andare giù a Pescara, per partecipare al secondo rally della Spiga. Bel parco partenti con “Pau”, Leoni e Mirri con le Stratos. Ennio era alla guida di una Porsche SC 3000 Gruppo B, in realtà poco più di serie. Come navigatore Walter Bizzotto, un altro personaggio di Bassano, successivamente numero 1 della Mitropa Cup e dal 2013 anche presidente dell’Automobile Club di Vicenza. Giù il piede, facendo attenzione a non esagerare e il risultato arrivò. Imprevisto e imprevedibile. Primi assoluti in un delirio di folla nel capoluogo abruzzese, in un giorno caldissimo di inizio estate. In pieno Mundial di Spagna, 112 iscritti, 82 partenti. Accade in Centro Italia, sempre in quel fine settimana del giugno 1982″.

 la scheda

SOTTO IL SEGNO DEI RALLY 2

Autore: Beppe Donazzan

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 416

Immagini: in bianco e nero e colori

Dimensioni: 14 x 22 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 20.50 euro

Peso: 739 grammi

ISBN: 978-8-8791159-9-5

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Michele Cane, il pilota e l'amico

La copertina del libro dedicato a Michele Cane.

Michele, il pilota e l’amico è il tributo che Rolando Maulini e Renzo Melani hanno deicato alla storia di Michele Cane, il loro purtroppo ex-pilota scomparso a causa di un tanto tragico quanto banale incidente stradale con un trattore nei pressi di Alessandria. Era il 2 dicembre 1983. Prima di quella data c’è una breve e intensa storia. La storia di un pilota, ma ancor prima di un uomo e di un grande amico. Amico non solo di Maulini e Melani, a guardare i contributi presenti in questo bellissimo volume, a cominciare dalla godibile e appassionante prefeazione di Daniele Pellegrini.

“Chi scrive queste righe ha avuto il privilegio e l’onore, di dividere l’abitacolo con Michele per alcune stagioni e vuole qui riassumere le gare più belle e significative. Il nostro sodalizio inizia nel 1978 partecipando alla Targa Florio, gara d’inizio del Campionato Italiano, con un Porsche Carrera 2.7 Gruppo 3, dove ci ritiriamo, nella seconda tappa, sulla velocissima discesa della prova di Lascari per la rottura del cambio”. Sono le parole di Melani nel raccontare di lui e di Cane anni prima di concepire il libro insieme a Maulini, che nell’occasione proseguiva aggiungenda: “Dopo questa gara, Michele decide di passare ad una vettura più piccola, dove potrà meglio esprimere le sue doti di guida che riassumeva dicendo: “per andare forte: marcia lunga, macchina morbida”.

“Si orienta sulla Kadett 2.0 GT/E, in allestimento Gruppo 1, preparata da Conrero e con l’appoggio del concessionario Opel di Omegna, Dario Vercelli, che già seguiva, e ci correva lui stesso, le Ascona A dei vari rallysti della zona, Fancelli, Bellosta, De Marco, Pedretti. Il debutto è al 4 Regioni del 1978, gara difficile con fondo sia d’asfalto che di terra e inizia il confronto, che durerà due stagioni, con i più quotati conduttori del Gruppo 1, tutti o quasi sulle Kadett. Questa gara non viene finita per rottura meccanica ma, la settimana seguente a Pordenone in una gara tutta su asfalto, si conferma padrone incontrastato del Gruppo 1, conquistando il sesto posto assoluto. Gli sono bastate due gare per “prendere in mano” la macchina, ben diversa dalle potenti Porsche prima usate”.

Michele Cane non avrebbe bisogno di presentazioni, era semplicemente il “Villeneuve dei rally“. Il piemontese, era dei piloti simbolo dei rally nazionali tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. Un vero e proprio fuoriclasse, un funambolo del volante, che incantava gli spettatori in ogni curva di ogni prova speciale. Un pilota generoso, si direbbe oggi, che preferiva perdere due secondi in una curva, ma lasciare il segno e il ricordo. Un pilota, l’omegnese, morto a soli ventinove anni, che allo sport ha dato più di quanto ha ricevuto, perdendo la vita in un incidente stradale avvenuto ad Alessandria nel 1983: la sua macchina finì contro un trattore che non rispettò la precedenza.

Relativamente alla stagione 1979, cioè alla stagione successiva al loro debutto, Melani ricordava: “Nel 1979 Michele è convinto che nel Gruppo 1 nazionale avrebbe potuto ben figurare e quindi la stagione è impostata sul Kadett e con un programma impegnativo. Corre alcune gare anche con altri navigatori ma per il ventunesimo Rally di Sanremo, la coppia si riforma. si tratta della prima partecipazione ad una prova di Campionato del Mondo. Tutte le prime prove in asfalto nell’entroterra vengono affrontate, stranamente, con circospezione ma comunque mantenendosi sempre nelle prime posizione del Gruppo 1, a stretto contatto dei leader, Tognana, Presotto, Biasion. Ma quando si arriva sulla terra toscana, la musica cambia. Michele inizia a staccare tempi notevoli, recuperando posizioni e imponendo il ritmo”.

“Ma la malasorte è vicina: durante una prova sulla terra per avvicinarsi a San Marino, di prima mattina, in una destra veloce in cima ad una collina, un bilanciere delle valvole decide di spezzarsi lasciando Michele, in pieno “traverso”, senza motore. Il risultato, ovvio, è l’uscita per la tangente fermata da una rete metallica di confine del terreno, che catapulta la macchina in alto facendola ricadere pesantemente sul tetto. Nessun danno all’equipaggio ma, il Kadett è alto si è no un metro. Ma non finisce lì. Il concorrente dopo, arrivando sparato vede la macchina fuori e frena violentemente, partendo anche lui per la tangente e atterrando direttamente, ruote con ruote, sul Kadett “posteggiato” sotto. Se non era ancora tutto rotto, ora lo era, eccome. Ovviamente, gara finita!”.

Nel 1980, le gioie sono poche. Lavora tanto e qualche boicottaggio di troppo (vedi la pallina di silicone anonima nel serbatoio al Sanremo), fanno si che Michele inizi a ridurre le presenze. Gli anni seguenti vedono Michele particolarmente impegnato nell’attività lavorativa e le corse sono trascurate. Il suo intento era quello di preparare per l’anno 1984 un rientro grandioso. “Si stava studiano la possibilità di fare il Rally di Montecarlo, una gara che da sola sarebbe valsa tutta la stagione – ricordava Melani al di fuori del libro –. Purtroppo, il 28 novembre 1983 durante un tragitto che avrebbe dovuto portarlo ad Alessandria per lavoro, in località Acqui Terme, ha un incidente con un piccolo trattore che, improvvisamente, sbuca da una strada campestre. Sul momento non pare aver subito grossi danni ma poco dopo, già ricoverato all’ospedale di Alessandria per la frattura del braccio sinistro, viene colpito da un edema cerebrale che non gli darà scampo. Si spegne venerdì 2 dicembre 1983″.

Più di un centinaio di foto inedite e poco meno di duecento pagine ricche di emozioni e sentimenti, ricordi e aneddoti sulla popolarità del rally negli anni Settanta e su quel grande protagonista che fu Michele. I due autori ripercorrono la vita del campione attraverso le loro dirette testimonianze di navigatori, ma anche quella di altri amici, tecnici, meccanici, preparatori, tifosi. Un libro scritto, col cuore e a quattro mani da Maulini e Melani che di Cane furono i navigatori dal 1978 al 1982. Pagine intrise di amicizia pura e trasparente che nascono, come scrive nella prefazione Pellegrini “per provare a condividere con gli appassionati di ieri e di oggi le sensazioni forti e lo spirito particolarissimo che si respirava nei rally”.

A ricordarlo nel volume sono Alessandra e Federico, la sorella e il fratello,la moglie Isabella Clemente, l’ex copilota Gaetano “Tannino” Orlando, il preparatore della Opel Kadett e dell’Ascona Dario Vercelli, il preparatore Franco Bionda, Renato Bianchi (che si occupava dell’allestimento vetture e dell’assistenza in gara). Il libro, che può essere richiesto direttamente per mail agli autori (rolando.maulini@gmail.com o renzo.mela@gmail.com), è stato presentato in occasione del Rally delle Valli Ossolane 2017. Gli autori dedicano il libro anche al figlio di Michele, Michele junior, a cui il destino non ha dato la possibilità di conoscere il papà. Parte del ricavato della vendita verrà devoluto al Gruppo Verbanesi Sciatori Ciechi.

la scheda

MICHELE, IL PILOTA E L’AMICO

Autore: Rolando Maulini e Renzo Melani

Copertina: morbida

Pagine: 198

Immagini: 100 a colori e in bianco e nero

Formato: 16,5 x 23,5 centimetri

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 20 euro

Peso: 780 grammi

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