Miki Biasion a caccia del limite

Miki Biasion e Tiziano Siviero festeggiano al Costa Smeralda 1983.

Siamo alla metà del mese di ottobre, per la precisione il 14 ottobre 1988. Miki Biasion diventa per la prima volta in carriera campione del mondo rally. Avveniva al termine di un difficilissimo Rally di Sanremo iridato. Un italiano con una vettura italiana. Miki ha soli trent’anni e qualche mese. Si tratta dell’inizio della favola iridata che travolge il pilota veneto, autore di un fantastico bis iridato l’anno successivo. Quale occasione migliore di questo anniversario per tracciare la carriera sportiva dell’ultimo campione del mondo rally italiano e per raccontare quella meravigliosa stagione di trent’anni fa?

Miki nasce il 7 gennaio 1958 a Bassano del Grappa, nella fredda provincia di Vicenza. All’anagrafe viene registrato come Massimo. Biasion fonda la sua vita sull’attività sportiva. Prima pratica lo sci, poi passa al motocross e infine i si dà ai rally. Lui non cerca semplici competizioni sportive, ma vere e proprie sfide. Vuol trovare il suo limite. Esordisce nel Campionato Italiano Rally nella stagione agonistica 1979. per l’occasione guida una Opel Kadett GT/E. L’anno successivo prosegue con la Opel Ascona SR nel Campionato del Mondo Rally, in quello Europeo e anche in quello Italiano. Ripete la triplice esperienza anche nei due anni successivi, però con l’evoluta Opel Ascona 400. Conquista la sua prima vittoria assoluta proprio al volante dell’auto tedesca al Rally della Lana, gara del Campionato Italiano.

Biasion diventa per la prima volta campione nel 1974, anno in cui si aggiudica il Campionato Italiano Sci. Per lui sciare è tutto e ancora pensa poco alle auto. Ma presto si appassionerà ai motori. Infatti, ad appena sedici anni consegue la licenza da pilota di moto e inizia a disputare le sue prime gare di cross. Sembra nato per questo sport. In breve porta a casa un titolo di campione triveneto e un altro di vice-campione cadetti. Meraviglioso presagio di un vittorioso e radioso futuro? Tutto può essere in questo remix di ricordi che ha come protagonista “quella” moto da cross con il numero 71 sui parafanghi laterali. Nella sua carriera motociclistica, Miki Biasion è stato anche pilota ufficiale Aprilia. Nel 1978 inizia a correre nei rally. Nel 1979 è già nell’Italiano. Tutto ad un tratto arriva l’opportunità. La possibilità di compiere il grande salto per spiccare il volo, la possibilità di dare il via alla favola mondiale su quattro ruote.

Dopo un’annata disputata con l’Opel Ascona 400, nel 1983 si cambia team. Si va in Lancia. Nelle prime tre stagioni, Biasion è chiamato a competere per la seconda volta nel Mondiale Rally, nell’Europeo e nell’Italiano. Con la differenza che adesso si trova al volante di una stratosferica Lancia Rally 037, “Regina dei Rally”. Quella che si conclude è davvero una bella stagione agonistica. Miki riesce a vincere ben undici gare su tredici disputate nell’Europeo Rally (che inevitabilmente vince), e riesce ad incassare anche il titolo nazionale. Un altro Campionato Italiano da conservare in bacheca. E siamo ancora nel 1984. Un’altra avventura mondiale lo attende. Quell’anno Miki si piazza secondo al Tour de Corse e terzo a Sanremo. A fine stagione sarà sesto assoluto nella graduatoria iridata riservata ai piloti.

L’anno dopo, il 1985, per il “nostro” arrivano altre due vittorie. La prima conseguita al termine del Rally Costa Brava, la seconda all’Acropoli. Porta la sua firma anche un fantastico secondo posto in un indimenticabile Rally del Portogallo. Questi piazzamenti lo catapultano sulla vetta dell’Olimpo, in mezzo ai grandi della specialità. Sulle sue spalle ormai ci sono anni di ricognizioni, di rally, di rinunce, di successi e sconfitte, di speranze e delusioni. Di tutto e di più. Ha meno di trent’anni ed è maturo. Nel 1986, cambia auto. Si passa alla Lancia Delta S4, questa volta della squadra ufficiale, il team Martini Racing. Con il “mostro” da settecento e passa cavalli vince in Argentina: il suo primo successo nel Mondiale Rally. Miki Biasion, Tiziano Siviero e la Lancia Delta S4 vanno come un rullo compressore e alla fine si classificheranno quinti nella classifica generale del WRC.

Nel 1987, lo troviamo al volante della Lancia Delta HF 4WD Gruppo A, con cui è il più veloce al “Monte”, in Argentina e sulle mitiche PS del Sanremo mondiale. Un ruolino di marcia che fa ben sperare ma che purtroppo non porta a nessun titolo, a causa di un incidente di alpinismo che non gli consente di presentarsi al via dell’ultima gara del WRC. Perde il titolo per un soffio in favore di Juha Kankkunen. Per sei punti è secondo nella classifica del Mondiale Piloti. Questa volta, una magra consolazione. In quello stesso periodo partecipa a qualche gara del Campionato Italiano Turismo con l’Alfa Romeo 75 Evoluzione. Biasion è testardo e, tornando ai rally, l’anno dopo si riprende il “maltolto” con gli interessi. Nel 1988, Biasion regala all’Italia e ai suoi fans cinque vittorie con la Lancia Delta HF Integrale. Tra queste c’è il Safari. A metà ottobre, al termine del Rally di Sanremo diventa il primo e unico pilota italiano della storia a conquistare il World Rally Championship. Un predestinato, col senno di poi. Quell’anno, vince anche il Giro Automobilistico d’Italia con Franco Patrese sull’Alfa 75 Evoluzione da 335 cavalli.

Nel 1989, Biasion raddoppia. Il pilota di Bassano del Grappa riesce a bissare il titolo, con altri cinque successi assoluti ottenuti tra Principato di Monaco, Portogallo, Acropoli, Sanremo e Kenya. Miki è di nuovo campione del mondo rally. Per la seconda volta consecutiva. Altro record storico. Nel 1990, è primo in Portogallo e in Argentina e a fine stagione è quarto nella classifica generale del Campionato del Mondo Rally Piloti. Così sarà anche nel 1991. Quella successiva, invece, è la stagione in cui si spengono i riflettori sulla gloriosa storia ufficiale di Lancia nei rally. Fiat decide di dismettere la squadra corse, anche se il prestigio che lega la casa automobilistica al mondo rally è diventato intramontabile. Rimasto a piedi, Biasion passa alla Ford. Con gli americani firma un contratto per tre stagioni e, in questo periodo di tre anni, porta la Sierra al miglior risultato di sempre: seconda in Portogallo e quarta nella classifica finale del WRC.

Il 1993 è l’anno in cui è chiamato a domare i cavalli della nuova Cosworth, vettura con cui ottiene ottimi risultati, tra cui una vittoria all’Acropoli, oltre ad un secondo in Argentina e in Portogallo. Alla fine dell’anno è quarto nel WRC. Torna al via del Mondiale Rally nel 1994. Anche questa si preannuncia una stagione vincente, almeno in teoria. Peccato che diversi problemi tecnici patiti nel corso delle gare lo costringono ad alzare bandiera bianca in tre rally di fila. Alla fine, Miki è sesto assoluto. L’anno dopo disputa poche gare ma buone. Solo due rally. Si presenta al via dell’Acropoli con la Delta HF Integrale del Team Astra di Mauro Pregliasco ma si ritira mentre è leader del rally, e partecipa al Sanremo, che conclude in terza posizione assoluta al volante della performante Subaru Impreza Wrx gestita da Art Italia. Il suo ultimo rally. Dopo l’asfalto, la neve e la terra, non si fa mancare una parentesi in circuito, nel Trofeo Maserati: a fine campionato è secondo assoluto.

Dal 1997, dà il via alla sua “seconda vita” sportiva. Diventa pilota di camion nelle maratone africane e nelle competizioni tout terrain: il suo mezzo è un potente Eurocargo e la gara del debutto è la difficile Master Rally Europa-Asia-Russia, conclusa al secondo posto. Anche nel 1998, lo troviamo al volante dell’Eurocargo, con cui disputa la Coppa del Mondo Tout Terrain GTC Truck e centra tre vittorie assolute e il primato in classifica. L’anno dopo, i successi diventano quattro e lui è di nuovo primo. Nel 2001, dopo un duro anno di test con Fiat, sdogana la Punto Super 1600 destinata a vincere il titolo tricolore sia nel 2002 sia nel 2003 con Paolo Andreucci. Torna alle competizioni di tout terrain, ma questa volta con il team ufficiale Mitsubishi. Basta camion si torna alle auto. Miki c’è: è terzo a Dubai, secondo alla Dakar (penalizzato a fine gara per un problema tecnico).

Sabbia e deserto sono ancora le protagoniste della stagione nel 2003, in cui è secondo in Tunisia. Nel 2004 si trova in testa alla Dakar quando uno spettacolare incidente mette la parola fine sulla sua gara e sul suo contratto con Mitsubishi. Il tempo vola. Questa storia che sembra iniziata ieri è già arrivata al 2005, anno in cui partecipa alla rievocazione storica della Mille Miglia con la Lancia Aurelia B20. Nel 2006 torna in Africa, alla Dakar, dove porta al debutto la Pandakar 4×4. Una sfida ambiziosa che finisce male: ritiro. Una maledetta duna. Nel 2007 è portacolori della scuderia Ralliart Divisione Fuoristrada Italia. Corre nella Baja Espana Madrid Aragon con un Pajero WRC. Al termine di un rally raid duro e difficile sarà undicesimo assoluto. Nel frattempo, effettua i primi test del prototipo Polaris Razor RZR 800 che sviluppa con il team Basercross. L’anno successivo si ripresenta al via della Dakar: questa volta si ritira quando è in seconda posizione. A fermarlo è un problema alla cabina.

E non si pensi che si ferma nel 2009. Biasion è un pilota che cerca il limite, la sfida. affronta di nuovo il deserto del Sahara con un Pajero quasi di serie. Quando è in testa alla corsa, però, un problema alla frizione lo ferma. Purtroppo, anche in quest’occasione, Miki era il leader della categoria. Nel 2010 c’è un nuovo appuntamento con la rievocazione della Mille Miglia. Biasion prende parte alla corsa di regolarità bresciana con la fantastica Mercedes Ali di Gabbiano. Al suo fianco c’è Jochen Mass. Chiusa questa parentesi, nel 2011 il “nostro” torna a stappare bottiglie di champagne nei raid. Sua la vittoria in Marocco tra i camion. L’anno dopo, nella stessa gara è secondo. sempre per quel principio caratteriale che non lo vuole arrendevole, Miki punta anche alla Dakar del 2013. Peccato che questa volta non riesca ad andare oltre il tredicesimo posto assoluto, letteralmente bombardato da molti problemi, tra cui alcuni enormi ritardi della sua assistenza.

Mikimania

Colin McRae: uomo, pilota, padre

Un giovane e vittorioso Colin McRae festeggia sul podio.

Colin McRae è il pilota rally per eccellenza e nel 2018 avrebbe compiuto cinquant’anni. In molti si sono dimenticati di commerarore questo importante anniversario. Libri di Rally no. Il mese d’agosto, il blog lo dedica a lui. McRae è quello che contribuisce con la sua guida a rendere famosa una specialità di nicchia. Quello che scrive le più belle e intense pagine del rallysmo iridato degli anni Novanta e di inizio Terzo millennio, arricchendole di mito e leggenda. Nasce a Lanark il 5 agosto 1968 e nella sua città muore 15 settembre 2007.

Inizia la sua carriera di pilota nel 1986 a bordo di una Hillman Avenger seguito da papà Jimmy, ma i suoi primi risultati li ottiene su una Talbot Sunbeam. Comincia a farsi conoscere, per le sue doti velocistiche e per il suo stile di guida particolarmente emozionante, nello Scottish Rally Championship. Per il suo modo di guidare viene accomunato ad altri campioni, tra cui Ari Vatanen, pilota per il quale McRae ha da sempre una forma di adorazione. Dopo l’esperienza alla Talbot passa alla Vauxhall Nova e successivamente alla Ford Sierra 4×4. Nel 1987 esordisce nel WRC, partecipando con la Vauxhall al Rally di Svezia, a cui prende parte anche nel 1989 con la Ford Sierra classificandosi quindicesimo. Sempre nel 1989 e sempre con la Ford Sierra Cosworth, partecipa al Rally di Nuova Zelanda, finendo al quinto posto.

Nel 1991, infine, si unisce a Prodrive e al Subaru World Rally Team per prendere parte al Campionato Britannico, che vince nel 1991 e nel 1992. McRae si aggiudica il suo primo rally iridato nel 1993 in Nuova Zelanda, alla guida di una Subaru Legacy RS 4WD Turbo Gruppo A. Con la Subaru Impreza vince altri due rally, Nuova Zelanda e Rac l’anno successivo, ed altrettanti nel 1995, quando si laurea campione del mondo. Migliora il bottino nel 1996, aggiudicandosi tre prove del Mondiale Rally, anche se in classifica finale è secondo alle spalle di Tommi Mäkinen. Nel 1997 è di nuovo secondo, ad un solo punto da Mäkinen, pur vincendo cinque rally. In quell’anno cambia navigatore e passa da Derek Ringer a Nicky Grist. Nel 1998 si classifica terzo. È il suo ultimo anno a bordo della Subaru Impreza WRC.

Nel 1999, invece, passa al team Ford, alla guida della Focus WRC. Nella stagione che fa da preludio al terzo millennio vince il Safari Rally e il Rally del Portogallo, ma al termine si classifica solamente sesto assoluto per colpa dei tantissimi ritiri. Infatti, termina soltanto quattro delle quattordici gare che strutturano il calendario del WRC di quell’anno: Safari Rally, Rally di Portogallo, Tour de Corse, dove si piazza quarto, e Rally di Monte-Carlo dove arriva terzo, ma poi viene escluso per un’irregolarità alla pompa del serbatoio della sua Focus. Dal 2000 al 2002 vince sette gare del Mondiale Rally e arriva al record di ventitré gare vinte, superato poi da Carlos Sainz e da Sebastien Loeb. Comunque, quello del 1995 resterà l’unico titolo di campione del mondo in bacheca.

Nel 2000, al Tour de Corse è vittima di uno spaventoso incidente. Durante una prova speciale, in una curva a sinistra arriva decisamente troppo veloce, anticipando la sterzata. La Focus WRC del pilota scozzese urta la roccia a 160 chilometri orari, rimbalza e precipita nel burrone, dieci metri sotto la sede stradale. Colin rimane bloccato nell’abitacolo per quarantacinque minuti con una perdita di benzina che rischia di far bruciare l’auto capottata. Alla fine riescono a tirarlo fuori e se la cava solo con lo zigomo sinistro fratturato. Dopo diciannove giorni si presenta al via del Rally di Sanremo, dove si piazza sesto.

Nel 2003 guida una Citroën, senza più riuscire a vincere una gara del Mondiale Rally. Il miglior risultato è il secondo posto al Rally di Monte-Carlo. Ma questo è anche il suo ultimo anno nel Campionato del Mondo, seppure farà due apparizioni nel 2005 su una Škoda Fabia WRC al Rally di Gran Bretagna, dove conquisterà due punti, e al Rally d’Australia, dove si ritirerà mentre è terzo, a causa di problemi tecnici della sua vetture e dell’incapacità dei suoi meccanici di sostituire la frizione della sua auto entro il tempo previsto.

Nel 2005 prende parte al progetto di costruzione di un’auto da competizione che prende il suo nome, la Colin McRae R4, un prototipo presentato al Goodwood Festival of Speed 2007. Nel 2006 sostituisce l’infortunato Sebastien Loeb al Rally di Turchia, ma si ritira per un guasto all’alternatore della Citroën Xsara WRC quando è settimo. In totale, McRae prende parte a cento e quarantsei rally del WRC, vincendone venticinque. Le prove speciali vinte sono quattrocento e settantasette e i punti conquistati seicento e ventisei. Colin si stabilisce nel Principato di Monaco nel 1995 grazie all’amicizia con David Coulthard, ma mantiene sempre saldi i legami con la madrepatria.

Sposato con Alison, dalla quale ha due figli, Hollie e Johnny, ha un fratello, Alister, anche lui pilota rally, che vince il British Rally Championship nel 1995. La sorella è medico all’ospedale universitario di Durham. Dopo il suo ritiro dal Campionato del Mondo Rally, nel 2003 McRae si ristabilisce in Scozia. Quattro anni dopo, il 15 settembre 2007 perde la vita, insieme al figlio Johnny e ad altri due suoi amici, di cui un altro bambino, in un tragico incidente aereo vicino alla sua residenza di Lanark. L’elicottero, pilotato dallo stesso McRae, precipita per aver urtato le cime di alcuni alberi e viene subito divorato dalle fiamme, che si sviluppano dopo la collisione col suolo.

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Colinmania…

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