Scarfiotti dalla Fiat a Rossfeld

La copertina del libro di Paola Rivolta.

L’8 giugno del 1968 la Porsche 909 guidata da Lodovico Scarfiotti (non Ludovico come tanti pensano) esce di strada durante le prove del Premio delle Alpi, corsa in salita che si disputa a Rossfeld in Germania. In questo incidente Scarfiotti, che era stato il vincitore del Gran Premio d’Italia del 1966 per la Ferrari e che rimarrà, fino ad oggi, l’ultimo pilota italiano a vincere a Monza per la scuderia modenese, perde la vita.

Al momento della sepoltura, sulla tomba di famiglia si legge il suo nome già scritto ma le date di nascita e di morte sono quelle del nonno che, all’inizio del secolo, aveva ricoperto il ruolo di primo presidente della più grande industria automobilistica italiana, la Fiat, e con il quale egli condivide il nome e ora anche il destino di una fine violenta e precoce. L’impeccabile nipote del “boss” della Fiat Gianni Agnelli, aveva iniziato la sua carriera poco più di un decennio prima al volante di una vettura da turismo da 1100 cc, vincendo la classe alla Mille Miglia del 1957.

Ha poi continuato a correre con alcune Osca, poi Ferrari e Porsche. Scarfiotti è campione europeo della montagna nel 1962 e nel 1965 con le Ferrari Dino. Fa il suo debutto in Formula 1 nel 1963, sostituendo l’infortunato Willy Mairesse e terminando sesto nel Gran Premio d’Olanda, un paio di settimane dopo aver condiviso la Ferrari 250P di Le Mans con Lorenzo Bandini. Una settimana dopo si schianta contro la vettura di Formula 1 a Reims durante le prove del Gran Premio di Francia e riporta ferite alle gambe.

Il libro firmato da Paola Rivolta ed edito da Liberilibri ripercorre gli eventi della vita personale e professionale di questi due uomini che hanno lasciato un segno tangibile nella storia industriale e sportiva italiana ma che ne sono stati, in qualche modo, estromessi. A fare da fulcro nella costruzione di questa saga familiare vi è Luigi Scarfiotti, deputato, industriale, gentleman driver, determinante anello di congiunzione tra le due generazioni. Una storia biografica nella quale passioni, affari, sport si intrecciano indissolubilmente attraverso un passaggio di secolo, due guerre mondiali, ripetute crisi economiche, il fascismo e il boom economico degli anni Sessanta. Poi c’è Lodovico. E’ un libro particolare, di narrativa, di cui parlo perché anche se la carriera automobilistica di quest’ultimo è evoluta in salita, il “nostro” non disdegnava i rally.

Scarfiotti, infatti, ha partecipato alla nona edizione del Rally Automobilistico Internazionale del Sestriere, disputato nel 1958. Nell’occasione, il suo copilota è Maurizio Lucangeli e la vettura impiegata è la Fiat 8V Zagato. Gara portata anche a termine dignitosamente. Nasce il 10 ottobre del 1933, e perde la vita nella seconda prova del Campionato Europeo della Montagna in Germania. L’incidente, molto probabilmente, è causato dalla rottura del piantone dello sterzo. Purtroppo, non c’erano testimoni e all’epoca scoppiò una enorme polemica sulla vicenda. Ma il tutto si è risolto con un nulla di fatto e tanti punti interrogativi. Nasce a Torino in una famiglia agiata, ma le origini del cognome sono marchigiane.

“Molti anni fa, dall’incontro con Luigi Scarfiotti, figlio di Lodovico, è nata la scintilla per scrivere questo libro: mi disse che il suo bisnonno era stato uno degli ideatori e il primo presidente della Fiat, e io non gli credetti! Ma volli approfondire, iniziai a indagare, perché non amo le cose irrisolte, e nel complesso è stata una bellissima esperienza, compresa la pubblicazione con una casa editrice di respiro nazionale come la Liberilibri. Questo libro contiene cose mai scritte in Italia e colma dei grandi vuoti, che riguardano sia la storia della nascita della Fiat, sia la storia personale del pilota Scarfiotti, come ad esempio la fine dolorosa del suo contratto con la Ferrari, o la reale dinamica dell’ultimo fatale incidente. Aspetti ed episodi mai raccontati, che meritano di essere conosciuti ben al di fuori dei confini regionali, verranno finalmente alla luce”, spiega l’autrice.

Dal capoluogo piemontese la sua famiglia si trasferì a Potenza Picena, per seguire la gestione del cementificio impiantato anni prima dal nonno Lodovico, che fu cofondatore e primo presidente della Fiat. Il padre Luigi, ingegnere e deputato del Regno, fu anch’esso valente pilota automobilistico. L’inizio agonistico in auto risale al 1952, su Fiat Topolino, nella gara “Circuito del Piceno”, sempre nelle Marche. Dopo la maturità scientifica presso il Liceo Galilei di Macerata si occuperà dell’azienda di famiglia. Corre diverse cronoscalate minori e prende parte alla Mille Miglia con una Fiat 1100 TV. Nel 1958 compra una Osca 1100 e fino al 1961 rimane assieme ai Fratelli Maserati.

Nel 1962 esordisce con la Ferrari e con la Scuderia Saint Ambroeus. Grazie anche all’interesse di Gianni Agnelli, che gli è cugino, riesce ad arrivare in Formula 1 nel 1963. Pilota eclettico, si forma nelle cronoscalate in diverse categorie. Corre anche con la Fiat 8V fino al 1958, e vince due Campionati Europei della Montagna con la Ferrari. Parallelamente gareggia anche nel Campionato Mondiale Sport Prototipi: vince, tra l’altro, la 24 Ore di Le Mans, la 12 Ore di Sebring, la 1000 km del Nürburgring, la 1000 km di Monza. Scarfiotti fu il vincitore del Gran Premio d’Italia 1966 e rimane a tutt’oggi l’ultimo pilota italiano ad aver vinto il Gran Premio d’Italia. In quella che fu la sua unica vittoria nella categoria venne però aiutato dal compagno Mike Parkes, che gli fece da scudiero.

Enzo Ferrari aveva espresso il desiderio che la gara fosse vinta da un pilota italiano. Scarfiotti prende il via a dieci Gran Premi di Formula 1 fino al 1968, anno in cui muore a causa di un incidente durante le prove della gara in salita di Rossfeld al volante di una Porsche 909 “Bergspyder”. Venne sepolto al Cimitero monumentale di Torino nel Primitivo Nord D 399 tomba Scarfiotti-Favale. Ancora oggi molte biografie, testi, le stesse ricerche in rete indicano indifferentemente, come nome di battesimo, Ludovico o Lodovico. Il certificato di proprietà delle sue vetture riportava il nome di Lodovico. Si deduce quindi, anche senza la consultazione di documentazione anagrafica di prima mano, che il pilota avesse effettivamente questo nome. Però, la compagna del pilota, Ida, lo chiamava Ludovico.

Nelle due stagioni successive corre solo occasionalmente nella squadra di Formula 1 della Ferrari, ma viene reintegrato al fianco di Mike Parkes e Bandini nel 1966 dopo che John Surtees lascia la squadra a metà stagione. A settembre, a Monza, riesce a superare un problema iniziale e a vincere il Gran Premio d’Italia. Nonostante il successo ottenuto, la sua presenza in Ferrari è intermittente. Dopo la morte di Bandini e l’incidente di Parkes a Spa nel 1967, Scarfiotti decide di mollare il team. Torna alla Formula 1 nel 1968 come membro del team Cooper-BRM. Nel frattempo, diventa un pilota Porsche nel Campionato Europeo di Montagna. Si arriva a Rossfeld, in Baviera, e la storia si interrompe violentemente. Scarfiotti resta l’ultimo dei vittoriosi, più nessun italiano ha vinto il GP d’Italia di Formula 1 dopo Ascari e Farina.

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la scheda

SCARFIOTTI DALLA FIAT A ROSSFELD

Autore: Paola Rivolta

Copertina: morbida

Pagine: 472

Immagini: 30 in bianco e nero

Formato: 12 x 19 centimetri

Editore: Liberilibri

Prezzo: 20 euro

Peso: 458 grammi

ISBN: 978-8-8980944-4-8

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1 commento
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  2. Seb Ogier III
    Seb Ogier III dice:

    ✔️ L’ho acquistato e confermo che il servizio funziona benissimo. Domani già lo ho a casa e solo grazie alla vostra newsletter.
    Mi riprometto una recensione quando lo finirò. Ma 500 pagine ci vorrà un po’ 😂

    Rispondi

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