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Henri Toivonen: la leggenda continua

Henri Toivonen: la leggenda continua

Henri Toivonen: la leggenda continua.

Henry Toivonen è stato uno dei più grandi campioni nella storia dei rally. Figlio d’arte – il padre Pauli vinse il Rally di Monte-Carlo nel 1966 e il Campionato Europeo nel 1968 – ed erede della grande scuola di piloti scandinavi, Henry cominciò a correre a diciannove anni su una Simca Rallye 2. Tre anni più tardi fece il suo esordio nel Mondiale Rally, mostrando una classe genuina ed una grande capacità di adattamento ad ogni genere di superficie. Ma il vero salto di qualità avvenne nel 1980 quando Toivonen fu ingaggiato, come pilota ufficiale, dalla Talbot.

Fu l’inizio della grande avventura che lo vide protagonista di imprese memorabili a bordo della Talbot Lotus, della Porsche 911 e della Lancia Rally 037, dal cui sodalizio scaturì il primo grande amore tra il giovane finlandese e i tifosi italiani. Con l’avvento della Delta S4, portata da Toivonen al successo fin dalla gara d’esordio, sembrò finalmente aprirsi la strada al titolo iridato, ma un tragico destino attendeva Henry e il copilota Sergio Cresto al Tour de Corse.

La brillante carriera di Henry Toivonen finì in un terribile schianto, ma la sua leggenda è ancora oggi più che mai viva, a ricordo di un pilota coraggioso e mai domo, entrato di diritto nell’olimpo dei grandi campioni della velocità. “Toivo” nasce il 25 agosto 1956 a Jyväskylä, in Finlandia, città sede del famoso Rally dei 1000 Laghi. Inizia a guidare già a cinque anni ma – nonostante il contesto familiare – predilige le gare in pista concentrandosi sui kart – uno dei mezzi da lui usato verrà poi guidato da un bambino finlandese destinato a fare molta strada: Mika Häkkinen – e sulle vetture turismo. Toivonen debutta nei rally locali nel 1975 al volante di una Simca Rallye 2 con cui partecipa anche al 1000 Laghi valido per il Mondiale.

L’anno seguente termina per la prima volta una gara – il Mänttä 200-ajo – e nella seconda parte della stagione cambia auto e passa ad una Chrysler Avenger. Henri Toivonen si prende diverse soddisfazioni in pista nel 1976 diventando campione finlandese di Formula Vee ma decide di puntare definitivamente sui rally, considerati più sicuri dalla sua famiglia. Termina per la prima volta una corsa valida per il Campionato Europeo (settimo all’Arctic Rally), ottiene il primo podio in carriera (terzo nella corsa locale Pohjola Rally) e si fa notare con un interessante quinto posto al 1000 Laghi. Il primo podio continentale arriva nel 1978 con la seconda piazza all’Arctic Rally: nello stesso anno disputa le prime due gare all’estero (Portogallo e Acropoli in Grecia) con una Citroën CX, corre il 1000 Laghi con una Porsche 911 e ottiene la prima vittoria in carriera nel Nordic Rally valido per il campionato finlandese. Poco dopo arriva il secondo trionfo – al Tott-Ralli – con una Talbot Sunbeam.

Nel 1979 Henri Toivonen ottiene il primo podio in una gara all’estero quando arriva terzo con una Ford Escort al Mintex International Rally nel Regno Unito. Porta a casa lo stesso piazzamento nella corsa locale Pohjanmaa-Ralli con una Fiat 131 Abarth. Toivonen viene chiamato nel 1980 dalla Talbot e al volante della Sunbeam Lotus diventa – a 24 anni in occasione del Rac nel Regno Unito – il più giovane pilota di rally della storia a vincere una gara iridata (un record che verrà battuto solo nel 2008 dal connazionale Jari-Matti Latvala).

La prima volta di Toivonen nell’Europeo Rally

Nello stesso anno – salendo sul gradino più alto del podio dell’Arctic Rally – porta a casa anche il primo successo nella serie continentale. La stagione successiva Henri Toivonen si ritrova con una vettura poco competitiva ma grazie ad alcuni piazzamenti interessanti (secondo in Portogallo e Sanremo) contribuisce a regalare alla Casa britannica il Mondiale Costruttori. Nel 1982 Henri passa alla Opel e con la Ascona 400 arriva terzo all’Acropoli e al Rac. Nello stesso anno effettua un test in F1 sul circuito di Silverstone con la March facendo registrare tempi molto interessanti.

L’anno seguente con la Manta 400 conquista il Manx International Rally valido per il Campionato Europeo e si cimenta ancora una volta in pista nel Mondiale Sportprototipi con la Porsche 956 terminando la 1000 km del Mugello in terza posizione in un equipaggio composto anche dai britannici Derek Bell e Jonathan Palmer. Il 1984 è l’anno in cui Henri Toivonen si alterna tra Lancia per i rally iridati e la Porsche per quelli europei: con la Rally 037 arriva terzo al 1000 Laghi mentre con la 911 vince in Costa Smeralda, a Ypres in Belgio e a Madeira in Portogallo.

La stagione 1985 di Toivonen – ingaggiato a tempo pieno dalla Lancia – inizia con un brutto incidente in Costa Smeralda nel quale il pilota scandinavo riporta la frattura di tre vertebre. Con la 037 arriva terzo a Sanremo mentre nell’ultima gara del campionato del mondo porta al debutto la mostruosa Delta S4 – trazione integrale, peso inferiore ai 1.000 chili e motore a doppia sovralimentazione da quasi 500 cavalli – vincendo il Rac. Henri Toivonen inizia il Mondiale 1986 alla grande con la Lancia Delta S4 vincendo la prima gara stagionale: il Rally di Monte-Carlo. In Svezia è costretto però al ritiro per un problema al motore, mentre in Portogallo la Casa torinese (così come tutti i Costruttori) ritira le proprie auto in seguito all’incidente di Joaquim Santos nel quale il pilota locale uccide tre spettatori.

Dopo aver trionfato nel Rally della Costa Smeralda valido per il l’Europeo, Henri  Toivonen e il copilota italoamericano, Sergio Cresto, anche lui giovanissimo e pieno di sogni e speranze, affrontano il Tour de Corse. I due perdono la vita il 2 maggio 1986 in seguito ad un’uscita di strada: un volo e il prototipo torinese va a schiantarsi contro alcuni alberi e prende fuoco. Poco dopo l’incidente di Henri Toivonen la Federazione Internazionale, che all’epoca era la Fisa, decide di abolire le pericolose vetture Gruppo B, protagoniste di altri incidenti nelle gare precedenti, già a partire dalla stagione 1987.

la scheda

TOIVONEN: LA LEGGENDA CONTINUA

Numero dischi: 1

Lingua: italiano

Durata: 60 minuti

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Quando Alitalia volava nei rally, frammenti di un’epoca

quando alitalia volava nei rally

Il libro dedicato al periodo di Alitalia nei rally come sponsor del reparto corse Lancia e Fiat.

Quello con Alitalia era un accordo che precorreva i tempi e per la prima volta nella storia delle corse di automobili presentava in gara vetture totalmente identificate coi colori dello sponsor”, scrive Cesare Fiorio, ex direttore sportivo della Squadra Corse Fiat, nel libro del giornalista Andrea Cordovani intitolato “Quando Alitalia volava nei rally” dedicato proprio all’epopea del reparto corse Fiat nel fortunato periodo della sponsorizzazione di Alitalia.

Questa moda è poi stata via via adottata da tutti diventando in seguito una costante. Anche Alitalia in quell’occasione precorreva i tempi insieme alla nostra squadra e inizialmente Lancia con la Stratos e successivamente Fiat con la 131 Abarth, ripagavano questa fiducia con la conquista dei titoli mondiali di quel periodo. Sicuramente si trattava di un approccio completamente nuovo delle sponsorizzazioni sportive che si dimostrarono talmente valide da essere poi universalmente adottate”, prosegue Fiorio nel libro.

Brividi, emozione, divertimento con la storia dei rally: un’epoca indimenticabile e irripetibile. In particolare quella che, tra il 1975 e il 1979 è stata “griffata” Alitalia con le Lancia Stratos e Beta coupè, le Fiat 131 Abarth, le Fiat Ritmo e in una occasione anche la Fiat 127. Numerose le vittorie adornate del logo con la inconfondibile “A” stilizzata creato nel 1969 dallo studio Landor di San Francisco e ritoccato leggermente solo nel 2005. La sponsorizzazione di Alitalia, allora azienda di Stato sotto il controllo dell’Iri, portò molta fortuna al reparto corse del Gruppo Fiat. In totale sono state trentacinque le vittorie, con tre titoli iridati marche e due piloti nel Campionato del Mondo Rally ed un titolo nel Campionato Italiano.

La Stratos deve la sua fama soprattutto grazie alle gesta di Sandro Munari e Bjorn Waldegaard, mentre protagonisti sull’inconsueta ma sorprendentemente vittoriosa Fiat 131 Abarth furono Walter Rohrl e Markku Alen. Lancia Beta Coupé e Fiat Ritmo furono invece le vetture-palestra per Mauro Pregliasco, Tony Carello, Attilio Bettega, i migliori interpreti italiani della specialità dell’epoca e negli anni a venire. La Beta Montecarlo “griffata” Alitalia vinse invece il Giro d’Italia 1979 con una coppia strepitosa: Walter Rohrl e Gilles Villeneuve.

Le più belle storie e le più importanti testimonianze sono state rivissute nel 2016 nell’affollatissima “Rally Legend Arena” di San Marino da un gruppo incredibile di campioni. Sul palco erano presenti: Markku Alen, Sandro Munari, Daniele Audetto, Timo Salonen, Simo Lampinen, Hans Thorszelius, Maurizio Verini, Mauro Pregliasco, Amilcare Ballestrieri, Arnaldo Bernacchini, Piero Sodano e Carlo Cavicchi, che hanno raccontato la storia e le imprese leggendarie di quel formidabile periodo.

Successivamente, le più belle e significative di queste storie sono state raccolte nel libro “Quando Alitalia volava nei rally”, scritto dal direttore di Autosprint Andrea Cordovani, presentato nell’occasione e il cui incasso viene interamente devoluto a favore delle popolazioni vittime del terremoto. Nel volume, acquistabile al prezzo di 25 euro, viene ripercorsa la sequenza straordinaria di vittorie, dall’esordio per la Stratos, con livrea Alitalia, al Monte-Carlo del 1975, alla conquista dei campionati del mondo sia per Lancia che per Fiat. Tante le fotografie e alcune anche esclusive.

la scheda

QUANDO ALITALIA VOLAVA NEI RALLY

Autore: Andrea Cordovani

Copertina: morbida

Pagine: 200

Immagini: 200 a colori e in bianco e nero

Formato: 21 x 21 centimetri

Editore: Autopubblicazione

Prezzo: 25 euro

Peso: 936 grammi

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Fiorio: tra rally, Ferrari e Senna

Fiorio: tra rally, Ferrari e Senna

Il libro su Cesare Fiorio.

In Fiorio, l’uomo che attirò Senna alla Ferrari, Roberto Boccafogli racconta Cesare Fiorio tra rally, F1 e Senna. Tutti passaggi concatenati. Ultima opera aggiuntasi alla collana “Vite da corsa”, la semi-autobiografia di Cesare Fiorio, sembra ruotare soltanto intorno alla Formula 1 come indica il sottotitolo, invece non mancano naturalmente gli anni alla direzione sportiva di Fiat e di Lancia con diciotto titoli tra rally e pista. Ben scritto.

Questo elegante volume fa conoscere tanti retroscena delle corse che non si conoscevano sopratutto del periodo di Fiorio in Lancia e Ferrari. Racconta l’era più epica dei rally. In totale, oltre duecento pagine elegantemente rilegate con circa duecento foto. Cesare Fiorio è un uomo di successo e di multiforme attività nel mondo dello sport. Buon pilota dilettante da ragazzo, è stato poi direttore sportivo della Lancia e della Fiat, che con lui conquistarono diciotto titoli mondiali fra rally e pista.

Divenuto team manager della Ferrari ottenne subito le prime vittorie e iniziò trattative segrete con l’asso invincibile della Formula 1, Ayrton Senna, che convinse a firmare per la squadra di Maranello ma… come le cose non siano andate per il giusto verso lo racconta lui stesso per la prima volta in questo volume, scritto in collaborazione con Boccafogli. Un racconto avvincente di decenni di automobilismo internazionale, ricco di retroscena sconosciuti e illustrato da immagini straordinarie, che non si fermano al muretto dei box. Fra l’altro, è documentata l’attività agonistica di Fiorio come campione internazionale di motonautica nonché il record di traversata atlantica da lui conquistato con il “Destriero”. Il libro vanta la prefazione di Jean Alesi.

Uomo e manager sportivo eclettico Fiorio. Laureato in scienze politiche, è stato per venticinque anni uno dei personaggi decisivi nel rendere i rally una specialità professionistica. Nel 1961 vinse come pilota un titolo italiano di velocità di categoria GT (classe 1150 centimetri cubi) pilotando una Lancia Appia Zagato. Nel 1963 Cesare Fiorio fondò l’HF (High Fidelity), cioè il reparto corse della casa torinese, che cominciò così a essere una protagonista fissa dei grandi rally internazionali.

Nei vari ruoli di direttore sportivo Lancia e Fiat e di responsabile-competizioni del Gruppo Fiat, Cesare Fiorio ha vinto diciotto titoli mondiali. Nello specifico dieci Mondiali Rally Costruttori di cui sette con la Lancia (1972, 1974, 1975, 1976, 1983, 1987, 1988) e altri tre con la Fiat (1977, 1978, 1980), ottenendo anche cinque titoli riservati ai piloti (Sandro Munari su Lancia nel 1977, Markku Alén su FIAT e Lancia nel 1978, Walter Röhrl su Fiat nel 1980, Juha Kankkunen su Lancia nel 1987, Miki Biasion su Lancia nel 1988). Inoltre ha ottenuto tre titoli mondiali con la Lancia nella categoria Endurance (Sport) nel 1979, 1981 e 1982.

È stato anche pilota di motonautica, diventando due volte campione del mondo e sei volte campione europeo, vincendo in tutto trentuno Gran Premi. Nel 1992, con il “Destriero”, ha portato a termine la più veloce traversata atlantica da ponente verso levante compiuta da un’unità navigante non indirizzata a usi commerciali, attraversando l’Atlantico in 58 ore 34 minuti. Tale record, che non è stato ritenuto meritevole dello Hales Trophy, è comunque entrato nel Guinness dei primati e fino a oggi non è mai stato infranto.

È stato direttore sportivo della Ferrari dal 1989 all’inizio del 1991, dove ottenne venticinque podi e nove vittorie su trentasei GP (una ogni quattro), di cui tre nel 1989 e 6 nel 1990, quando con Prost la Ferrari sfiorò il titolo piloti che mancava dal 1979 (e sempre dal 1979 la Ferrari non otteneva 6 vittorie nello stesso anno). Dopo le prime quattro gare del 1991 lasciò la scuderia per i contrasti con la Presidenza. Abbandonata per alcuni anni la F1, vi tornò nel 1994 con la Ligier, e al nono Gran Premio, in Germania a Hockenheim, ottenne un secondo e terzo posto coi due piloti Panis e Bernard.

Passò poi alla Forti rimanendovi fino alla metà della stagione 1996, quando il team italiano si ritirò dalla competizione. Fiorio tornò quindi alla Ligier (vittoria al GP di Monaco 1996 con Panis, la Ligier non vinceva una gara dal 1981) e vi rimase anche nel 1997 quando si trasformò in Prost Grand Prix. A fine 1998 si trasferì poi alla Minardi rimanendovi fino alla metà del 2000. Dopo il ritiro ha collaborato con la Rai, partecipando al programma televisivo Pole Position, e gestisce una struttura ricettiva nel territorio di Ceglie Messapica. È padre di Alex Fiorio, anche lui pilota di rally e poi dirigente sportivo, e di Giorgia Fiorio, attrice e cantante degli anni 1980, e oggi fotografa.

la scheda

FIORIO: L’UOMO CHE ATTIRO’ SENNA ALLA FERRARI

Autore: Roberto Boccafogli

Volumi: collana editoriale Vite da corsa

Copertina: rigida

Pagine: 208

Immagini: a colori e in bianco e nero

Formato: 25 x 25 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 50 euro

Peso: 1.3 chili

ISBN: 978-8-8791152-5-4

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