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Audi Quattro: la storia di un mito da rally

Audi quattro

La copertina del libro di Davenport e Klein.

“Ero un fan del Quattro ancor prima che lo guidassi per la prima volta”. Dopo più di venticinque anni, il due volte Campione del Mondo Rally, Walter Rohrl, era ancora affascinato dall’Audi Quattro. Nessun’altra vettura ha modellato e modificato il rally più del proiettile d’argento con turbocompressore e trazione integrale proveniente da Ingolstadt.

Già al suo debutto nel Mondiale Rally, a Monte-Carlo, nel 1981, le Quattro ribaltarono il mondo dei rally. Sottosopra. Dopo soli dieci chilometri innevati della prima prova speciale, Hannu Mikkola aveva acchiappato e superato una ormai impotente Lancia Stratos di Bernard Darniche. La superba trazione e la potenza apparentemente senza limiti erano le chiavi del successo che ha reso le Quattro leggendarie e che ha aiutato Audi a catturare il cuore di migliaia di fan.

L’autore di questo libro, disponibile in inglese e tedesco, John Davenport, ex copilota di rally e team manager, ha vissuto quell’era in prima persona e racconta – rally per rally – la storia completa di Audi Quattro: come la quattro ruote motrici di Ingolstadt ha rivoluzionato il mondo del rally, come Michèle Mouton ha trasformato la paura di morire in coraggio di vincere e come Walter Rohrl si è consegnato alla storia e alla leggenda con la Sport Quattro E2.

Il famoso fotografo di rally, Reinhard Klein, ha seguito la rivoluzione Quattro in tutto il mondo e ha catturato l’atmosfera di quei giorni in un modo indimenticabile. In questo libro di alta qualità, sono illustrate le sue foto più belle, alcune assolutamente inedite e mozzafiato. Una presentazione di tutte le auto da rally che Audi ha lanciato – dalla Audi 80 alle Quattro fino alle Coupé S2 – e una sezione completa di statistiche fanno di “Audi Quattro, la storia del rally” un libro che tutti vorranno sullo scaffale.

Questo libro più di altri racconta la storia che sta dietro al sistema di trazione ur-Quattro dell’Audi: roba da leggenda automobilistica. Nel 1979, la Volkswagen stava lavorando su un veicolo a trazione integrale per l’esercito e proprio da quest’esperienza Audi realizzò la trazione integrale per le auto di famiglia. Successivamente sono state realizzate quelle da rally. Dopo un po’ di pressioni politiche, Audi è riuscita ad ottenere che gli organizzatori del WRC, e in particolare la Fia, cambiassero le regole per consentire le auto a trazione integrale: l’originale Audi Quattro nacque appena tre anni dopo.

Audi Quattro, un mito alla riscossa nei rally

Nel 1982, l’Audi divenne la dominatrice del Campionato del Mondo Rally. La Quattro “sputafuoco” era impareggiabile nella sua capacità di strappare vittorie, gara dopo gara. Almeno finché la Lancia non tirò fuori dal cilindro la Delta S4 e Peugeot la 205 Turbo 16. Sono gli anni in cui si rivoluzionerà anche il mercato automobilistico di serie, perché verrà definitivamente scardinato il principio secondo cui la trazione integrale debba essere utilizzata solo nelle competizioni (sin dal 1903) o nella produzione di vetture per fuoristrada, o prodotti di nicchia come la prima 4WD Subaru.

Qualcuno potrà contestarmi che, in realtà, è la Jenson FF del 1966-1971 la prima vettura da strada ad alte prestazioni con un sistema 4WD Ferguson Formula permanente e freni antibloccaggio. Vero, ma ricordo che l’FF era costosa e rara, prodotta in numero limitato. Quindi, anch’essa di nicchia. Il progetto Audi Quattro è stato ispirato dalla 4WD Volkswagen Iltis, un veicolo militare sviluppato da Audi per la Bundeswehr della Germania occidentale. Siamo intorno al 1976. Dal momento che l’Iltis era basato sulla contemporanea Audi 80 Fox, il ricercatore Ferdinand Piëch e l’ingegnere Jörg Bensinger esplorarono la possibilità di una 4WD su base 80. Il primo prototipo fu costruito nel 1977.

Il piano, approvato dal consiglio di amministrazione di Audi quattordici mesi dopo l’avvio del progetto, non era quello di creare un’auto familiare per tutte le stagioni come l’imminente Amc Eagle, che se sarebbe venuto dopo, ma una coupé 4WD turbo che poteva portare in alto il marchio Audi nel World Rally Championship. A tal fine, l’Audi esercitò pressioni affinché la Fia revocasse il veto delle quattro ruote motrici. La produzione Quattro, che ha debuttato al Salone di Ginevra del 1980, era basata sulla Audi 80 4000 Coupé, con freni a disco sulle quattro ruote, sospensioni indipendenti e motore turbo a cinque cilindri da 2.144 cc capaci di erogare 197 cavalli a 5000 giri.

All’epoca, il turbo è stato modificato per produrre 210 newtonmetri di coppia. La Quattro aveva un motore longitudinale montato davanti all’asse anteriore, un cambio a cinque velocità collegato a un differenziale centrale derivato dalla Volkswagen Polo (che ripartiva la coppia al 50 per cento tra gli assi anteriore e posteriore), i differenziali centrale e posteriore che potevano essere bloccati per ottenere la massima trazione e un serbatoio aggiuntivo per un totale di 92 litri di benzina. Il tutto per un peso a secco complessivo di circa 1.350 chili.

La prima Quattro era capace di schizzare da 0 a 60 chilometri all’ora in circa 7 secondi e una velocità finale di 137 chilometri all’ora. Per l’epoca era tanto, ma poi si sarebbe comunque finiti per esagerare. Quello che più impressionò i critici fu la tenuta di strada dell’Audi, che ovviamente non era immune alle leggi della fisica e quindi al sovrasterzo. Audi progettò di costruire inizialmente solo quattrocento Quattro, il giusto per ottenere l’omologazione Fia, ma una forte risposta del pubblico portò l’azienda a mettere in produzione le Quattro. Il rally team Audi, con la punta Hannu Mikkola, disputò il WRC 1981. La debuttante Quattro ebbe numerosi problemi iniziali, ma nel 1982 Audi vinse nove eventi del WRC e il Campionato Costruttori. Nel 1983, Mikkola vinse il Campionato Piloti.

Audi conquistò il secondo Mondiale Costruttori nel 1984, ma a questo punto la Quattro era già in Gruppo B: una difficile generazione di auto da rally, molte delle quali adottavano anche l’AWD. Per tenere il passo, viene sviluppata la Sport Quattro, con un motore più potente e un passo ridotto. I successi nei rally rendono la Quattro una star in Europa, ma non in America. Nel 1985 e nel 1986, però, con la Sport Quattro, la squadra Audi deve cedere all’avanzata di Peugeot. Quando la Fia abolisce la categoria Gruppo B, il Costruttore tedesco si ritira dai rally e le Quattro corrono ancora un po’ senza il supporto diretto della Casa.

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AUDI QUATTRO -THE RALLY STORY

Autore: John Davenport, Reinhard Klein

Copertina: rigida

Pagine: 252

Immagini: 400 a colori

Dimensioni: 30 x 32 centimetri

Editore: McKlein Pubblishing

Prezzo: 49,90 euro

Peso: 2,2 chilogrammi

ISBN: 978-3-9274584-2-0

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Peter Falk: vi racconto i miei 33 anni di Porsche

Peter Falk: vi racconto i miei 33 anni di Porsche

La copertina del libro edito da McKlein Publishing

Peter Falk e Porsche, 33 anni di passione e devozione. Da direttore del reparto corse e figura tra le più influenti nel settore ricerca e sviluppo, ha contribuito in modo significativo a plasmare le auto sportive costruite a Zuffenhausen – sia quelle da competizione sia quelle stradali. Dalla prima 901 fino all’ultima 993 raffreddata ad aria, si può dire che ogni Porsche 911 porti la firma di Peter Falk.

Figlio di un archeologo, Peter nasce ad Atene nel 1932 e dopo essersi diplomato, completa un apprendistato come meccanico automobilistico presso Daimler-Benz e successivamente studia ingegneria meccanica laureandosi con specializzazione in tecnologia automobilistica.

Entra in Porsche nel 1959 e fa rapidamente carriera passando a dirigere vari reparti di test e sviluppo. A metà degli anni Sessanta, Falk assume la gestione tecnica e manageriale del “Rennsport“, la squadra corse ufficiale. Nel 1981, nominato direttore del reparto corse, guida la Porsche nella sua epoca di maggiori successi sportivi. La “sua” squadra vince Le Mans, il Mondiale Sport, la Parigi-Dakar e arriva al successo in Formula 1 con il motore Tag Turbo.

In questo libro, Peter Falk, rispettato punto di riferimento nel settore dell’ingegneria automobilistica e sportiva, racconta dei suoi quasi sette lustri in Porsche. L’artefice di tanti momenti memorabili non disdegna di raccontare i momenti meno conosciuti di questa lunga e vittoriosa epopea. Di quando piloti ed ingegneri si radunarono in una capanna di pastori a Weissach per discutere delle sospensioni. Che cosa si trovarono ad affrontare i tester  Porsche durante infinite sessioni di prova nel Circolo polare artico o nel Sahara. Come i mostri che avrebbero corso a Le Mans abbiano scosso le strade di campagna con il loro rombo lacerante. E di come un test con una Porsche 908 gli sia quasi costato la vita.

Peter Falk condivide inoltre con i lettori il suo punto di vista su ognuna delle “sue” auto da corsa, dalla 904 Carrera GTS alla 962C, e descrive i piloti che hanno gareggiato durante il suo regno: Hans Herrmann, Jacky Ickx, Vic Elford, Derek Bell, Hans-Joachim Stuck e Jochen Mass, giusto per nominarne qualcuno, senza dimenticare Herbert Linge, che affiancò in abitacolo al Montecarlo del 1965 con la debuttante della Porsche 911, piazzandosi in quinta posizione.

Le immagini di questo libro provengono dalla collezione privata di Peter Falk, dall’Archivio Storico Porsche di Stoccarda-Zuffenhausen e dalla monumentale raccolta fotografica di McKlein. Ma se per te non è ancora abbastanza, puoi provare ad accaparrarti una copia dell’edizione limitata e autografata realizzata dall’editore tedesco. È disponibile in lingua tedesca o inglese, con un elegante cofanetto in cui campeggia la firma di Peter Falk ed una sovraccoperta esclusiva con un’immagine che è tutto un programma. Puoi acquistare questo volume da collezione direttamente sul negozio on line dell’editore seguendo questo link.

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PETER FALK – 33 YEARS OF PORSCHE RENNSPORT AND DEVELOPMENT

Autori: Peter Falk e Wilfried Müller

Copertina: rigida

Pagine: 408

Immagini: circa 345 a colori e 196 in bianco e nero

Formato: 24 x 30 centimetri

Editore: McKlein Publishing

Prezzo: 67,94 euro

Peso: 2,6 chilogrammi

ISBN: 978-3-927458-87-1

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McRae just Colin, ricordi di prima mano

McRae just Colin

La copertina del libro su Colin McRae.

Colin McRae, campione del mondo rally nel 1995, è stato senza dubbio il pilota di rally più spettacolare. La sua naturale velocità e l’approccio vincente lo hanno reso l’idolo di milioni di fans in tutto il mondo. Ad un certo punto, il nome McRae divenne superfluo. Colin era… solo Colin. Nelle fasi di gara, “Colin sta arrivando…”, significava una sola cosa, che gli spettatori diventavano più attenti, facevano un cauto passo indietro, per ogni evenienza. Ma Mcrae era anche un uomo dalle doti straordinarie. McRae just Colin te lo fa scoprire. Colin ha guidato per una serie di squadre importanti tra cui Ford, Citroën, Ferrari, Nissan e Skoda.

Tuttavia, questo “scoiattolo volante” è ricordato soprattutto per i suoi exploit con le Subaru blu e gialle. Lontano dalla guida, Colin ha portato i rally ad una generazione più giovane come quella del videogioco di successo che porta il suo nome. Colin McRae aveva due detti ben noti, uno dei quali “se sei in dubbio, tieni giù” e l’altro “siamo qui per un buon tempo, non per molto tempo”. Purtroppo quest’ultimo è diventato fin troppo vero, quando il 15 settembre 2007 lo scozzese trentanovenne morì all’istante in un incidente di un elicottero.

Colin McRae è il pilota rally per eccellenza. Quello che contribuisce con la sua guida a rendere famosa una specialità di nicchia. Quello che scrive le più belle e intense pagine del rallysmo iridato degli anni Novanta e di inizio terzo millennio, arricchendole di mito e leggenda. Nasce a Lanark il 5 agosto 1968 e nella sua città muore 15 settembre 2007. Inizia la sua carriera di pilota nel 1986 a bordo di una Hillman Avenger seguito da papà Jimmy, ma i suoi primi risultati li ottiene su una Talbot Sunbeam. Comincia a farsi conoscere, per le sue doti velocistiche e per il suo stile di guida particolarmente emozionante, nello Scottish Rally Championship.

Per il suo modo di guidare viene accomunato ad altri campioni, tra cui Ari Vatanen, pilota per il quale McRae ha da sempre una forma di adorazione. Dopo l’esperienza alla Talbot passa alla Vauxhall Nova e successivamente alla Ford Sierra 4×4. Nel 1987 esordisce nel WRC, partecipando con la Vauxhall al Rally di Svezia, a cui prende parte anche nel 1989 con la Ford Sierra classificandosi quindicesimo. Sempre nel 1989 e sempre con la Ford Sierra Cosworth, partecipa al Rally di Nuova Zelanda, finendo al quinto posto. Nel 1991, infine, si unisce a Prodrive e al Subaru World Rally Team per prendere parte al Campionato Britannico, che vince nel 1991 e nel 1992. McRae si aggiudica il suo primo rally iridato nel 1993 in Nuova Zelanda, alla guida di una Subaru Legacy RS Gruppo A.

Con la Subaru Impreza vince altri due rally, Nuova Zelanda e Rac l’anno successivo, ed altrettanti nel 1995, quando si laurea campione del mondo. Migliora il bottino nel 1996, aggiudicandosi tre prove del Mondiale Rally, anche se in classifica finale è secondo alle spalle di Tommi Mäkinen. Nel 1997 è di nuovo secondo, ad un solo punto da Mäkinen, pur vincendo cinque rally. In quell’anno cambia navigatore e passa da Derek Ringer a Nicky Grist. Nel 1998 si classifica terzo. È il suo ultimo anno a bordo della Subaru Impreza WRC. Nel 1999, invece, passa al team Ford, alla guida della Focus WRC.

Colin McRae e i progetti del Terzo Millennio

Nella stagione che fa da preludio al terzo millennio vince il Safari Rally e il Rally del Portogallo, ma al termine si classifica solamente sesto assoluto per colpa dei tantissimi ritiri. Infatti, termina soltanto quattro delle quattordici gare che strutturano il calendario del WRC di quell’anno: Safari Rally, Rally di Portogallo, Tour de Corse, dove si piazza quarto, e Rally di Monte-Carlo dove arriva terzo, ma poi viene escluso per un’irregolarità alla pompa del serbatoio della sua Focus. Dal 2000 al 2002 vince sette gare del Mondiale Rally e arriva al record di ventitré gare vinte, superato poi da Carlos Sainz e da Sebastien Loeb. Comunque, quello del 1995 resterà l’unico titolo di campione del mondo in bacheca.

Nel 2000, al Tour de Corse è vittima di uno spaventoso incidente. Durante una prova speciale, in una curva a sinistra arriva decisamente troppo veloce, anticipando la sterzata. La Focus del pilota scozzese urta la roccia a 160 chilometri orari, rimbalza e precipita nel burrone, dieci metri sotto la sede stradale. Colin rimane bloccato nell’abitacolo per quarantacinque minuti con una perdita di benzina che rischia di far bruciare l’auto capottata. Alla fine riescono a tirarlo fuori e se la cava solo con lo zigomo sinistro fratturato. Dopo diciannove giorni si presenta al via del Rally di Sanremo, dove si piazza sesto.

Nel 2003 guida una Citroën, senza più riuscire a vincere una gara del Mondiale Rally. Il miglior risultato è il secondo posto al Rally di Montecarlo. Ma questo è anche il suo ultimo anno nel Campionato del Mondo, seppure farà due apparizioni nel 2005 su una Škoda Fabia WRC al Rally di Gran Bretagna, dove conquisterà due punti, e al Rally d’Australia, dove si ritirerà mentre è terzo, a causa di problemi tecnici della sua vetture e dell’incapacità dei suoi meccanici di sostituire la frizione della sua auto entro il tempo previsto.

Nel 2005 prende parte al progetto di costruzione di un’auto da competizione che prende il suo nome, la Colin McRae R4, un prototipo presentato al Goodwood Festival of Speed 2007. Nel 2006 sostituisce l’infortunato Sebastien Loeb al Rally di Turchia, ma si ritira per un guasto all’alternatore della Citroën Xsara WRC quando è settimo. In totale, McRae prende parte a 146 rally del WRC, vincendone 25. Le prove speciali vinte sono 477 e i punti conquistati 626. Colin si stabilisce nel Principato di Monaco nel 1995 grazie all’amicizia con David Coulthard, ma mantiene sempre saldi i legami con la madrepatria.

Sposato con Alison, dalla quale ha due figli, Hollie e Johnny, ha un fratello, Alister, anche lui pilota rally, che vince il British Rally Championship nel 1995. La sorella è medico all’ospedale universitario di Durham. Dopo il suo ritiro dal Campionato del Mondo Rally, nel 2003 McRae si ristabilisce in Scozia. Quattro anni dopo, il 15 settembre 2007 perde la vita, insieme al figlio Johnny e ad altri due suoi amici, di cui un altro bambino, in un tragico incidente aereo vicino alla sua residenza di Lanark. L’elicottero, pilotato dallo stesso McRae, precipita per aver urtato le cime di alcuni alberi e viene subito divorato dalle fiamme, che si sviluppano dopo la collisione col suolo.

McRae just Colin descrive il vero Colin McRae, dalle sue umili origini alla fama mondiale attraverso il successo del campionato mondiale. Spiega il suo talento naturale, lo stile di guida fiammeggiante e le vittorie epiche così come le sue rivalità, le amicizie e gli incidenti spettacolari. “McRae: just Colin” scopre ogni aspetto del personaggio di Colin, con una raccolta di storie personali, raccontate da familiari e amici che lo conoscevano meglio. E ci sono storie inedite, come quando Prince William ha chiesto di incontrare lo scozzese.

Trovi nelle pagine una rara visione della personalità infettiva di McRae. L’agenzia McKlein Photography, e in particolare un altro Colin, in questo caso McMaster, ha lavorato a stretto contatto con McRae per tutta la sua carriera di rally. Il meglio dell’archivio fotografico di McKlein è stato usato per illustrare generosamente tutte queste storie affascinanti. Gran parte della fotografia privata e dietro le quinte mostrata in questo libro non è mai stata pubblicata in precedenza. Senza dubbio un ottimo acquisto per i veri appassionati di rally. Esistono due edizioni del libro, una in inglese e una in tedesco.

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MCRAE JUST COLIN

Autori: Colin McMaster, David Evans

Copertina: rigida

Pagine: 256

Immagini: centinaia a colori

Formato: 30 x 25 centimetri

Editore: McKlein Pubblishing

Prezzo: 45 euro

Peso: 1,8 chili

ISBN: 978-3-9274586-4-2

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