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Peter Falk: vi racconto i miei 33 anni di Porsche

Peter Falk: vi racconto i miei 33 anni di Porsche

La copertina del libro edito da McKlein Publishing

Peter Falk e Porsche, 33 anni di passione e devozione. Da direttore del reparto corse e figura tra le più influenti nel settore ricerca e sviluppo, ha contribuito in modo significativo a plasmare le auto sportive costruite a Zuffenhausen – sia quelle da competizione sia quelle stradali. Dalla prima 901 fino all’ultima 993 raffreddata ad aria, si può dire che ogni Porsche 911 porti la firma di Peter Falk.

Figlio di un archeologo, Peter nasce ad Atene nel 1932 e dopo essersi diplomato, completa un apprendistato come meccanico automobilistico presso Daimler-Benz e successivamente studia ingegneria meccanica laureandosi con specializzazione in tecnologia automobilistica.

Entra in Porsche nel 1959 e fa rapidamente carriera passando a dirigere vari reparti di test e sviluppo. A metà degli anni Sessanta, Falk assume la gestione tecnica e manageriale del “Rennsport“, la squadra corse ufficiale. Nel 1981, nominato direttore del reparto corse, guida la Porsche nella sua epoca di maggiori successi sportivi. La “sua” squadra vince Le Mans, il Mondiale Sport, la Parigi-Dakar e arriva al successo in Formula 1 con il motore Tag Turbo.

In questo libro, Peter Falk, rispettato punto di riferimento nel settore dell’ingegneria automobilistica e sportiva, racconta dei suoi quasi sette lustri in Porsche. L’artefice di tanti momenti memorabili non disdegna di raccontare i momenti meno conosciuti di questa lunga e vittoriosa epopea. Di quando piloti ed ingegneri si radunarono in una capanna di pastori a Weissach per discutere delle sospensioni. Che cosa si trovarono ad affrontare i tester  Porsche durante infinite sessioni di prova nel Circolo polare artico o nel Sahara. Come i mostri che avrebbero corso a Le Mans abbiano scosso le strade di campagna con il loro rombo lacerante. E di come un test con una Porsche 908 gli sia quasi costato la vita.

Peter Falk condivide inoltre con i lettori il suo punto di vista su ognuna delle “sue” auto da corsa, dalla 904 Carrera GTS alla 962C, e descrive i piloti che hanno gareggiato durante il suo regno: Hans Herrmann, Jacky Ickx, Vic Elford, Derek Bell, Hans-Joachim Stuck e Jochen Mass, giusto per nominarne qualcuno, senza dimenticare Herbert Linge, che affiancò in abitacolo al Montecarlo del 1965 con la debuttante della Porsche 911, piazzandosi in quinta posizione.

Le immagini di questo libro provengono dalla collezione privata di Peter Falk, dall’Archivio Storico Porsche di Stoccarda-Zuffenhausen e dalla monumentale raccolta fotografica di McKlein. Ma se per te non è ancora abbastanza, puoi provare ad accaparrarti una copia dell’edizione limitata e autografata realizzata dall’editore tedesco. È disponibile in lingua tedesca o inglese, con un elegante cofanetto in cui campeggia la firma di Peter Falk ed una sovraccoperta esclusiva con un’immagine che è tutto un programma.

Se è di tuo gradimento, puoi acquistare il libro direttamente dal blog “Libri di Rally” al miglior prezzo, oltre che con le garanzie e la formula soddisfatti o rimborsati di Amazon. Al fondo della scheda trovi l’apposita finestra per procedere all’acquisto.

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la scheda

PETER FALK – 33 YEARS OF PORSCHE RENNSPORT AND DEVELOPMENT

Autori: Peter Falk e Wilfried Müller

Copertina: rigida

Pagine: 408

Immagini: circa 345 a colori e 196 in bianco e nero

Formato: 24 x 30 centimetri

Editore: McKlein Publishing

Prezzo: 67,94 euro

Peso: 2,6 chilogrammi

ISBN: 978-3-927458-87-1

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Thierry Sabine e la sua Parigi-Dakar

Thierry Sabine e la sua Parigi-Dakar

Il libro di Jean-Luc Roy.

Il 14 gennaio 1986 muore Thierry Sabine, precipitando a bordo di un elicottero durante la Parigi-Dakar, da lui creata nel 1978. L’uomo avventuroso ha l’eccezionale capacità di aprire le porte all’evasione dal nostro mondo sempre più limitato. Questo fece Thierry Sabine, l’uomo che visse, e fece vivere a migliaia di appassionati, i grandi rally, come l’Enduro del Touquet e la Parigi Dakar.

Nel corso di nove anni, tra il 14 gennaio 1977, quando si smarrì nel Ténéré e scampò alla morte, fino all’incidente del suo elicottero nel gennaio del 1986, assaporò la gioia della vittoria in tutte le sfide, dalle gare folli che aveva ideato, fino alla Parigi-Dakar. Rimarrà per sempre l’icona dell’uomo d’avventura della fine del Ventesimo secolo per tutti coloro che, seguendo il suo esempio, vorranno spingersi coraggiosamente ai limiti di se stessi. Il libro che lo celebra è stato scritto in francese e ora è anche disponibile in italiano.

La carriera sportiva di Sabine si svolge sia in circuito sia nei rally. Oltre ad aver partecipato ad alcune prove del Campionato del Mondo Rally, si registra anche la sua partecipazione a varie gare di durata del Campionato del Mondo SportPrototipi tra cui l’edizione del 1975 della 24 Ore di Le Mans dove si è piazzato al diciassettesimo posto assoluto su una Porsche. Un’altra sua passione erano le corse nel deserto e, nel 1977, incorre nell’avventura di restare disperso in Libia durante una competizione tra Nizza e Abidjan.

Thierry inizia la carriera di organizzatore nel 1975 creando la gara francese dell’Enduro del Touquet, che da evento locale diventa presto un fenomeno internazionale. Dopo aver organizzato anche la Croisière Verte, maratona motociclistica dal nord al sud della Francia, unendo le sue passioni, decise di organizzare una competizione aperta a vari tipi di veicoli e che si svolgesse per buona parte nel deserto: il 26 dicembre del 1978 prese così il via da Parigi la prima edizione di quella che è diventata la celebre Rally Dakar.

Quando dici Dakar, non c’è bisogno di anteporre il termine “rally”. Con il solo nome ci si è riferiti al rally per antonomasia. Al rally per eccellenza. Semplicemente la Dakar, – e precedentemente Parigi-Dakar – è la corsa su strada aperta alle auto, alle moto, ai quad, ai buggy e ai camion più famosa del mondo. La gara che, un tempo, prevedeva la tappa finale nella capitale del Senegal, nell’Africa occidentale. Era più noto come Parigi-Dakar, visto che le prime edizioni, dal 1979 al 1991 e ancora nel 1993, 1994, 1998, 2000 e 2001, la partenza veniva data nella capitale francese per terminare in quella del Senegal.

La sede di partenza più volte spostata

A partire dal 1995, mentre l’arrivo si è mantenuto quasi sempre a Dakar, la sede di partenza ha subito diversi spostamenti. La gara, dopo un prologo in Europa, attraversava diversi Paesi africani e il deserto del Sahara fino ad arrivare a Dakar. Dopo l’annullamento dell’edizione 2008, proprio quando la gara era pronta a partire, per le serie minacce di attentati terroristici, dall’anno successivo la corsa ha spostato il suo percorso in Sud America, mantenendo comunque la denominazione di Dakar.

Alla gara partecipano auto, moto, camion e quad, tutti dotati di gps e con parti meccaniche rinforzate per sopportare il gran caldo e le sollecitazioni. La gara è stata ideata da Thierry Sabine, che dopo aver rischiato di perdersi nel deserto durante la Abidjan-Nizza nel 1976, decise di creare un rally raid che percorresse la direzione inversa della Abidjan-Nizza. Dal 1979, anno 1 della gara, la Parigi-Dakar ha toccato praticamente tutti i Paesi dell’Africa nord-occidentale e parecchi Paesi dell’Africa centrale e meridionale: l’edizione del 1992 arrivò addirittura a Città del Capo, in sud Africa.

L’edizione del 1982 fu caratterizzata dalla costosissima missione internazionale di ricerca e salvataggio di Mark Thatcher, figlio dell’allora primo ministro britannico Margaret, che si era smarrito nel Sahara mentre partecipava alla competizione con la sua Peugeot 504. La notizia ebbe immediata e vastissima eco sui media di tutto il mondo. Sua madre intervenne personalmente e, alla fine, il 14 gennaio 1982, un Hercules C-130 dell’aviazione militare algerina lo ritrovò.  L’edizione del 2008 è stata annullata dall’organizzazione a causa della situazione di pericolo per gli europei in Mauritania: quattro turisti francesi erano stati uccisi il 24 dicembre.

Quello Stato doveva ospitare otto prove speciali. Nel 2009, la gara si è spostata in Sud America, tra Argentina e Cile, con partenza da Buenos Aires, giro di boa a Valparaiso e ritorno. Curiosamente, la gara delle auto è stata vinta per la prima volta da un africano, il sudafricano Giniel de Villiers. Quell’anno ha debuttato la categoria quad. Sempre nel 2009 la Mitsubishi Motors a causa della crisi si è ritirata dalla competizione.

L’edizione 2010, andata in scena dall’1 al 16 gennaio, è stata disputata nello scenario sudamericano come nell’anno precedente: delle quattordici tappe, sette erano sul territorio argentino e sette su quello cileno con partenza e arrivo a Buenos Aires e giro di boa ad Antofagasta in Cile. I vincitori della corsa sono stati gli spagnoli Carlos Sainz e Lucas Cruz, nella categoria automobili, il francese Cyril Despres nella categoria moto, l’equipaggio russo Chagin, Savostin e Nikolaev nella categoria camion e l’argentino Marcos Patronelli (dietro di lui il fratello Alejandro, che vincerà l’anno dopo) nella categoria quad.

La Dakar perde il percorso ad anello nel 2012

A partire dall’edizione 2012 non si ha più un percorso ad anello, ma un tracciato che va da costa a costa del sud America. Ma sta di fatto che la Dakar dal 2008 in poi è diventata un vero e proprio marchio. In realtà lo era già prima, ma almeno, pur cambiando la sede di partenza dalla Francia alla Spagna, al Portogallo, si disputava in Africa e arrivava nei pressi di Dakar, sul Lac Rose, attraversando migliaia e migliaia di chilometri di deserto. Dal 2009 in poi la gara si è trasferita in sud America.

Si chiama Dakar, ma è un’altra gara, un altro percorso. Altre difficoltà. Diversi paesaggi e culture. E’ certo che resta il rally per antonomasia. Quello più lungo e duro al mondo. L’Olimpo per ogni vero rallysta. Arrivare in fondo vale quanto una vittoria. La gara è organizzata ancora oggi all’insegna del motto: “Una sfida per chi va. Un sogno per coloro che rimangono indietro”. Un evento unico nato dal puro spirito di avventura, non ha mai dimenticato di sfidare, di sorprendere e di eccitare.

La scommessa di Sabine che prende forma il 26 dicembre 1978 conta 182 mezzi che arrivano nella Place du Trocadéro per un viaggio di 10 mila chilometri verso l’ignoto e con destinazione Dakar. L’incontro tra i due mondi ricercati dal fondatore della manifestazione si svolge nel continente africano. A vincere dopo una ventina di giorni gara è Cyril Neveu, su una Yamaha XT 500. La Parigi-Dakar conquista rapidamente il pubblico, affascinato da questi avventurieri ordinari che sfidano il deserto con risorse limitate.

Oltre alle moto, Yamaha e Honda, nel 1981 arrivano anche le auto, tra cui Rolls-Royce con Thierry de Montcorgé e Citroen CX col pilota di F1 Jacky Ickx, accompagnato da Claude Brasseur. Hubert Auriol, soprannominato l’Africano per aver già vinto tra le moto. Nel 1983 avviene la prima visita al deserto Tenere. I concorrenti si sono ritrovati in una tempesta di sabbia senza fine, che ha fatto perdere l’orientamento ad almeno 40 piloti. I più sfortunati hanno impiegato più di quattro giorni per tornare in gara.

Nel 1986 Thierry Sabine, il cantante francese Daniel Balavoine, la giornalista Nathaly Odent, il pilota Francois Xavier Bagnoud e tecnico radio Jean-Paul Le Fur incontrano la morte durante un incidente in elicottero. Nel 1988 oltre seicento veicoli alla partenza da Versailles. Peugeot, che aveva debuttato e vinto l’anno precedente, decide di difendere quel primato. Ari Vatanen, dopo essere arrivato a Bamako, si è visto rubare la 405 Turbo 16. La vettura viene ritrovata, ma troppo tardi per continuare la gara.

Juha Kankkunen vince la ‘sua’ Dakar Rally

Il marchio del Leone vince ugualmente, quell’anno, per mano di Juha Kankunnen. Nel 1991 a svettare la tra le moto è un giovane motociclista con la bandana blu, che partecipa alla gara da tre anni: trionfa Stéphane Peterhansel, che porta la Yamaha alla vittoria. Tra le quattro ruote, si impone Ari Vatanen, che si aggiudica il quarto successo. Un record. Nel 1992 la gara consiste in una traversata del continente africano, dal nord alla punta più meridionale.

Il “Paris-Cape” comprende ventidue tappe e passa attraverso dieci Paesi su un percorso che si estende lungo 12 mila 427 chilometri. Hubert Auriol vince con il navigatore Philippe Monnet e per lungo tempo detiene il record di unico pilota ad avere trionfato sia in moto sia in auto. Record che poi sarà stracciato da Peterhansel. Nel 1995, per la prima volta, il via non è stato dato dalla Francia, ma da Granada in Spagna. Nel frattempo, Hubert Auriol prende in mano le redini della Dakar, che quell’anno è vinta per la terza volta consecutiva da Peterhansel.

Per celebrare il nuovo millennio, nel 2000 la Dakar opta per un percorso dal sapore eterno con un gran finale ai piedi delle Piramidi di Giza. Jean-Louis Schlesser – la prima persona a vincere la Dakar su un buggy – si impone di nuovo ribadendo la superiorità tecnica mostrata l’anno primo. Fa la stessa cosa Richard Sainct nella categoria moto. L’anno successivo, Jutta Kleinschmidt, che aveva debuttato nella Dakar tredici anni prima e su una moto, diventa la prima donna a vincere la gara, al volante di una Mitsubishi.

Nel 2005 il motociclista Cyril Despres dedica la sua vittoria a Richard Sainct, morto qualche settimana prima durante il Rally dei Faraoni, e a Fabrizio Meoni, deceduto qualche giorno prima alla Dakar. I suoi due compagni di squadra in KTM avevano pagato caro e amaro il prezzo della passione per il deserto, come era capitato a Juan-Manuel Perez, vittima di una caduta fatale. Nel 2007, 231 motociclisti, 14 quad, 181 auto e 85 camion si allineano alla partenza da Lisbona. Al traguardo, Peterhansel incassa il suo nono successo alla Dakar.

Dopo sei vittorie in moto, ha provveduto a mostrare anche le sue capacità in auto, superando non solo il suo compagno di squadra Luc Alphand, ma anche i suoi rivali Volkswagen, Carlos Sainz e Giniel De Villiers. Nel 2008, come accennato precedentemente, dopo l’assassinio di quattro cittadini francesi e tre soldati mauritani nei giorni precedenti la partenza della gara e in accoglimento degli avvertimenti del Ministero degli Affari Esteri francese di non andare in Mauritania, l’edizione del rally viene annullata. I terroristi identificati dalle autorità francesi minacciavano il rally.

La Dakar perde l’Africa: dal 2009 in America

Quindi, alla vigilia della partenza, Etienne Lavigne è costretto ad annunciare la cancellazione dell’edizione 2008. I concorrenti riuniti a Lisbona per le verifiche tecniche apprezzano il senso di responsabilità dell’organizzazione. Tre settimane più tardi, venerdì 1 febbraio, un attacco terroristico nel cuore di Nouakchott fa una strage e conferma la saggezza della scelta operata dagli organizzatori della Dakar. Questo è stato l’ultimo atto della gara in terra africana. Dal 2009 la gara approda in sud America. Ma questa, appunto, è un’altra storia. Che, però, porta lo stesso nome.

Oltre all’indiscusso fascino questa competizione è tristemente famosa per la sua pericolosità. Infatti, molti piloti hanno perso la vita nel tentativo di compiere questa impresa, come ad esempio il campione toscano Fabrizio Meoni, vincitore delle edizioni 2001 e 2002, che è deceduto tre anni dopo l’ultimo successo. Nel 1979 perse la vita il francese Patrick Dodin (moto), nel 1982 toccò all’olandese Bert Osterhuis (moto), nel 1983 al francese Jean-Noël Pineau (moto), nel 1986 all’italiano Giampaolo Marinoni (moto) e al giapponese Jasuo Kaneko (moto), nel 1988 ai francesi Jean-Claude Huger (moto) e Patrick Canado (auto), oltre all’olandese Kees van Loevezijn (camion).

E ancora, nel 1991 morirono i francesi François Picquot (auto), Charles Cabannes (camion), Laurent Le Bourgeois (auto) e Jean-Marie Sounillac (auto), nel 1992 toccò al francese Gilles Lalay (moto), nel 1994 al belga Michel Sansen (moto), nel 1996 al francese Laurent Gueguen (camion) e nel 1997 al francese Jean-Pierre Leduc (moto). Come se non bastasse, nel 2002 perse la vita il belga Daniel Vergnes (auto), l’anno successivo il francese Bruno Cauvy (auto), nel 2005 lo spagnolo José Manuel Pérez (moto) e l’italiano Fabrizio Meoni (moto), nel 2006 l’australiano Andy Caldecott (moto) e nel 2007 il sudafricano Elmer Symons (moto) e il francese Eric Aubijoux (moto).

Anche la popolazione locale è stata spesso coinvolta in incidenti mortali, mentre il fondatore della corsa, Thierry Sabine, ha perso la vita precipitando in elicottero. Sabine aveva dato vita alla Tso (Thierry Sabine Organization). Altri morti ci sono stati – si sa “motorsport is dangerous – ma appunto dal 2009 la Dakar si disputa in un altro continente ed essendo nei fatti un’altra gara, la considero un’altra storia. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1986, l’organizzazione del rally raid, fu assunta dal padre Gilbert, dentista di professione. Oltre a Thierry Sabine, che organizzò la gara dal 1979 al 1986, al timone della Dakar si insediarono appunto Gilbert Sabine dal 1987 al 1993, Jean-Claude Morellet “Fenouil” nel 1994, Hubert Auriol dal 1995 al 2003, Etienne Lavigne dal 2004 ad oggi.

la scheda

THIERRY SABINE E LA SUA PARIGI DAKAR

Autore: Jean-Luc Roy

Volumi: collana editoriale Uomini e sogni

Copertina: flessibile

Pagine: 215

Prezzo: 13,60 euro

Editore: Edizioni Mare Verticale

Peso: 240 grammi

ISBN: 978-8-8971737-0-0

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