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Caro Drago ti scrive Lady Fulvia

Caro Drago ti scrive Lady Fulvia

La copertina del libro di “Lady Fulvia”.

Caro Drago ti scrivo è il libro curato da “Lady Fulvia”, alias Francesca Pasetti. Nasce subito come capolavoro perché, come dice lei stessa, è scritto dai fans di Munari per i fans di Munari. Per capire il libro bisogna capire la storia di Francesca, che è una donna molto sorridente e gentile, che in questi anni ha saputo coniugare passione ed azione dando vita a diverse iniziative in favore del Marchio Lancia e della sua storia. La Pasetti ha un debole per Munari, il “Drago”.

“Questo mio sentimento è cresciuto poco a poco, studiando e cercando di trovare qualcosa di buono su una vettura vecchia arrivata a casa mia per un pensiero fisso di mio marito. La Lancia Fulvia Coupé“. “È stato così che ho scoperto che il mio 1600 HF era un pezzo importante, che tutti i suoi dettagli erano al posto giusto oltre che rari e particolari e che non era una macchina “vecchia” ma Storica. Ho approfondito gli studi, scoperto la famiglia Lancia ed innamorata di lei, con tutti i suoi pregi e difetti”, dice di sé e della sua passione al sito Savelancia.it.

Capisci bene con chi hai a che fare, quando dice: “Il mondo dei motori è costellato da figure femminili. Per non far torto a nessuno voglio citare solo Pat Moss, una donna con gli attributi che è stata anche pilota ufficiale Lancia sulla Fulvia… Non lo si ricorda mai con precisione, ma è stata proprio lei a portare alla vittoria per la prima volta la Mini Cooper al Tulip Rally nel 1962. Quasi tutti ricordano solo la sorprendente vittoria al Monte-Carlo del 1964“. Autrice insieme a Rudy Dalpozzo del libro “Il Lato B dei miei Rally“, nel 2013 scrive “Caro Drago ti scrivo”, che voleva essere un libro “privato”.

Il lavoro di Francesca si è focalizzato sulla raccolta di pensieri e piccole testimonianze che i tifosi del Drago avrebbero voluto tributargli nei raduni e negli eventi che vedono Munari protagonista assoluto della scena. Gli appassionati l’hanno travolta di messaggi, testimonianze e foto. Inutile dire che le prime centotrenta copie stampate sono subito andate a ruba. Il segreto? Si tratta di un libro diverso, “che racconta sì di rally, ma anche di ragazzini che hanno ricevuto un modellino di Fulvia e dopo quarant’anni anni ancora lo conservano, o di altri che hanno fatto salti mortali per andarlo a vedere in mezzo alla neve. O ancora compagni di avventure che gli son dovuti sempre stare dietro”.

Chi è fan dei rally e tifoso di Sandro Munari non può perdere l’occasione di aggiungere alla propria collezione il lavoro di Francesca riconosciuto universalmente e, soprattutto da Munari, un capolavoro di passione. E sì, perché la Pasetti è riuscita a dare una copia del libro anche al “Drago”. In un’intervista rilasciata a Stiledivita.com, “Lady Fulvia” racconta: “Un bel colpo trovare a casa mia il Drago, infatti una pagina del servizio è stata dedicata a lui. Il Drago ci ha raccontato a tavola delle sue avventure, al safari, al Montecarlo, dei pareri di quello che ritiene essere un rally diverso quello di oggi, portando i confronti con quello che ha vissuto lui. E’ stata una giornata esaltante, incredibile ed indimenticabile.

Per Munari correre era una ragione di vita

Per tanta gente correre con un’auto è una passione, che si trasforma in eccitazione. Per altri, pochi, correre con un’auto è una ragione di vita. Sicuramente è il caso di Sandro Munari, Il “Drago” di Cavarzere, che ha dedicato un’intera carriera alle quattro ruote. Probabilmente, la Pasetti si è lasciata attrarre da questo aspetto umano e sportivo al contempo. Munari inizia a correre come navigatore nel 1964, a soli 24 anni. Due anni dopo entra nella squadra corse Lancia. Un anno dopo vince il Tour de Corse con la Fulvia HF, regalando a Lancia e a se stesso la prima grande vittoria. Gara che rivince di nuovo nel 1976, sulla Stratos, costituendo un’impresa che è ancora oggi un’esclusiva tra i piloti italiani.

Nel 1972 vince il Rally di Monte-Carlo, sogno di tutti i rallysti, con un successo tanto significativo ed importante da entrare nella storia della specialità. Vittoria che conferma negli anni seguenti – 1975, 1976 e 1977 – con la Stratos, costituendo un vero record storico. Conquista nello stesso anno con la Ferrari ufficiale 312P la Targa Florio contribuendo alla vittoria del Mondiale Marche e arriva quarto alla 1000 Km di Zeltweg in Austria. Nel 1974 vince con la Stratos il Tour de France. Nel 1967 e nel 1969 è campione italiano rally, nel 1977 vince la serie iridata. Ovviamente questa è solo una rapida sintesi della carriera sportiva di Munari, pilota veneto di Cavarzere, nato il 27 marzo 1940.

La sua notorietà deriva soprattutto dal fatto di essere stato il primo italiano ad aggiudicarsi la Coppa Fia Piloti, nel 1977, a bordo di una Lancia Stratos. La sua attività agonistica nelle corse su strada ad alto livello iniziò nel 1965 con la partecipazione al Campionato Italiano Rally e proseguì con le prime vittorie del titolo nazionale nel 1967 e 1969. I suoi storici copiloti sono stati Mario Mannucci e Silvio Maiga. Il suo erede era Attilio Bettega, pilota trentino che fa notare fin da subito le sue grandi doti di guida vincendo nel 1977 il Trofeo A112 Abarth, tanto da andare sotto l’ala protettrice di mamma Fiat, sempre alla ricerca di talenti emergenti.

In campo internazionale la prima vittoria di Munari è quella del Campionato Europeo Rally del 1973, intervallata, come accennato prima, da una puntata nelle competizioni automobilistiche di velocità culminate nella vittoria alla Targa Florio del 1972 e al quarto posto alla 1000 km di Zeltweg, sempre del 1972, ottenute a bordo di una Ferrari 312 PB avendo come compagno di squadra un altro famoso campione italiano dell’epoca, Arturo Merzario. Il suo nome resta comunque indissolubilmente legato ad una casa, la Lancia e ad una competizione, il Rally di Monte-Carlo.

La madre delle vittorie del “Drago”, a differenza di ciò che tanti potrebbero pensare, non è il “Monte”, bensì il Tour de Corse del 1967. Munari è navigato da Luciano Lombardini, sulla Fulvia HF 1400 con appena 123 cavalli a disposizione. L’equipaggio italiano deve battersi contro Alfa Romeo, Citroen, Cooper, Ford, Porsche e Renault con un’armata di otto Alpine A110 e tre R8 Gordini. Complessivamente ci sono ventisette equipaggi ufficiali a comporre uno schieramento di prim’ordine. Possibilità di vittoria sono pari a zero, sulla carta e secondo gli scettici.

Ci sono “maghi” dei pronostici che credono che Munari sia debole sull’asfalto a causa della Fulvia che non sarebbe una vettura sufficientemente potente per poter ambire al successo assoluto. Si sbaglia spesso e, per fortuna, si sbagliò anche in questo caso. Nelle mani magiche del Drago il volante si trasforma nel timone di un aereo. Già dopo la prima speciale la Fulvia svetta in cima alla classifica. A fine gara, tutti fanno la riverenza alla Lancia. Da queste storie intrise d’amore nasce “Caro Drago ti scrivo”. Il libro rappresenta una rarità dal valore collezionistico. Esistono poche copie e per saperne di più bisogna contattare l’autrice.

la scheda

CARO DRAGO TI SCRIVO

Autore: Francesca Pasetti

Copertina: rigida

Pagine: 68

Immagini: molte a colori e in bianco e nero

Formato: 21 x 29,7 centimetri

Editore: Autopubblicazione

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Una favola mondiale, quella di Biasion

Una favola mondiale, quella di Biasion

La cover del libro di Biasion e Ravaglia.

Il libro scritto a quattro mani da Miki Biasion e Maurizio Ravaglia ed edito dalla Conti Editore nel 1989, cioè in occasione della seconda vittoria iridata consecutiva del campione di Bassano del Grappa, è una rarità per palati fini. Di Una favola Mondiale esistono ancora delle copie sul mercato dei libri nuovi. In questo fantastico volume, il mitico Biasion racconta la sua vita automobilistica. L’opera è davvero di quelle imperdibili.

La storia di “Miki” è nota e arci-nota. Il campione nasce a Bassano del Grappa il 7 gennaio 1958, due volte campione del mondo rally, nel 1988 e nel 1989. Esordisce nel Campionato Italiano Rally nel 1979 con la Opel Kadett GT/E. L’anno seguente con l’Ascona SR partecipa al Campionato Italiano, a quello Europeo e a quello del Mondo. Prende parte agli stessi campionati anche nel biennio successivo al volante della Ascona 400 con cui al Rally della Lana, valido per il titolo Italiano, centra la sua prima vittoria assoluta in carriera.

Nelle prime tre stagioni con la Casa torinese prende parte nuovamente al Campionato Italiano, a quello Europeo e a quello del Mondo a bordo di una Lancia Rally 037. Nel 1983 vince sei rally e i titoli Italiano ed Europeo. Nel 1985 si aggiudica altre due gare. Dall’anno successivo partecipa solo al campionato del mondo. Nel 1986 al volante della Delta S4 conquista il Rally d’Argentina, la sua prima vittoria iridata. Nello stesso anno arriva quinto nella classifica mondiale. L’anno dopo con la Lancia Delta HF 4WD si aggiudica tre rally – Montecarlo, Argentina e Sanremo – e con 94 punti è secondo nel Mondiale, preceduto di soli sei punti dal finlandese Juha Kankkunen. Un secondo posto che sta davvero stretto.

Corre nel frattempo anche con l’Alfa Romeo 75 Evoluzione nel Campionato Italiano Turismo. Nel 1988 a bordo della Delta HF Integrale vince cinque rally e il suo primo Campionato del Mondo Rally. Domina anche il Giro Automobilistico d’Italia in coppia con Riccardo Patrese al volante di una 75 Evoluzione da oltre trecento cavalli. Bissa il titolo iridato l’anno seguente, centrando altre cinque vittorie: è il terzo rallista, dopo Walter Röhrl e Kankkunen, a vincere due mondiali nonché il secondo, dopo lo stesso Kankkunen, a vincerli consecutivamente.

Nel 1990, le vittorie assolute in Portogallo e in Argentina gli consegnano il quarto posto nel Mondiale Piloti così come nel 1991. Nel 1992 si spengono i riflettori sulla Lancia che dismette la squadra corse anche se il prestigio che lega la casa automobilistica al mondo rally è ormai intramontabile. Biasion passa alla Ford con un contratto triennale portando la Sierra al miglior risultato di sempre: secondo in Portogallo e quarto nella classifica del Mondiale Rally. Nel 1993, con una nuova Cosworth, ottiene ottimi risultati vincendo in Grecia, arrivando secondo in Argentina e Portogallo e classificandosi quarto a fine stagione.

La carriera di Miki Biasion dal 1994 in poi

Anche la serie del 1994 si preannunciava vincente, ma alcuni inconvenienti tecnici lo hanno fermato in tre gare consecutive facendolo terminare sesto assoluto. Nel 1995 disputa due gare: l’Acropoli con la Delta del Team Astra di Mauro Pregliasco (costretto al ritiro quando era al comando della gara) e il terzo posto al Sanremo con la Subaru dell’Art Italia. Dopo asfalto, neve e terra, apre una parentesi in pista, in quel trofeo Maserati che gli consegna il secondo posto assoluto.

Una delle poche soddisfazioni che ottenne con la Ford è la vittoria nell’Acropoli del 1993 al volante della nuova Ford Escort Cosworth. Conclude la carriera rallystica con la Subaru ottenendo un terzo posto al Rally di Sanremo. Miki Biasion, nel corso della sua stupenda carriera, corre anche con l’Alfa Romeo 75 Evoluzione nel Campionato Turismo. Domina anche il Giro d’Italia automobilistico in coppia con Franco Patrese, al volante di una Alfa 75 Evoluzione da 335 cavalli. Nel 1997 inizia la sua nuova “vita” di pilota di camion nelle gare tout terrain.

Corre con Eurocargo al Master Rally Europa-Asia-Russia concludendolo in seconda posizione. Nel biennio seguente sempre su Eurocargo partecipa alla Coppa del Mondo Tout Terrain GTC Truck conquistando tre vittorie e la classifica nel 1998 e quattro successi e nuovamente la classifica nel 1999. Dopo un anno di test, nel 2001, con Fiat Auto per mettere a punto la Super 1600 che con Paolo Andreucci si aggiudicherà il titolo italiano, nel 2002 e nel 2003 è di nuovo in gare tout terrain, questa volta alla corte della squadra ufficiale Mitsubishi: terzo al Rally di Dubai, con il Pajero conquista il secondo posto alla Dakar per poi essere penalizzato a fine gara per un problema tecnico.

Sabbia e deserto nel 2003, anno che lo vede anche conquistare il secondo posto al Rally di Tunisia mentre nel 2004, in testa alla Dakar, uno spettacolare incidente pone fine al mio contratto con Mitsubishi. L’anno successivo è quello della Mille Miglia Storica a cui partecipa con una Lancia Aurelia B20, mentre nel 2006 ecco la nuova avventura alla Dakar, alla guida di una Panda Cross 4×4, che si conclude con il ritiro dalla gara. Nel 2007 con i colori della scuderia Ralliart Divisione Fuoristrada Italia è al via della Baja Espana Madrid Aragon su un Pajero WRC: conquista l’undicesimo piazzamento assoluto, al termine di una gara dura e difficile.

Intanto, con il team Basercross di Ermes Bassi inizia i test del Polaris Razor RZR 800. Nel 2008 partecipa di nuovo alla Dakar, ma questa volta deve ritirarsi quando è al secondo posto. A fermarlo è un problema alla cabina. Con un Pajero quasi di serie nel 2009, sempre alla Dakar, si ferma per un problema alla frizione. Anche in questa occasione era in testa alla categoria. Il 2010 è l’anno della Mille Miglia con una Mercedes Ali di Gabbiano, dividendo il volante con Jochen Mass. Nel 2011 torna alla vittoria nel Rally del Marocco, nella categoria camion.

Mentre nel 2012 centra un secondo posto, sempre al Rally del Marocco e sempre nella graduatoria riservata ai camion. Non si arrende e alla Dakar del 2013 ci riprova. Si classifica tredicesimo assoluto, al termine di molte disavventure: purtroppo, la gara è stata compromessa nelle prime battute di gara in attesa dell’assitenza per risolvere un piccolo problema. Dicevo all’inizio, la storia di “Miki” è nota e arci-nota, ma in quest’opera ci sono dettagli inediti e riflessioni uniche.

la scheda

UNA FAVOLA MONDIALE

Autore: Miki Biasion, Maurizio Ravaglia

Copertina: rigida con sovracoperta

Pagine: 147

Immagini: molte a colori e in bianco e nero

Formato: 22 x 29 centimetri

Editore: Conti Editore

Prezzo: da 60 a 90 euro

Peso: 989 grammi

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Attilio Bettega: l’uomo, il campione

Attilio Bettega: l'uomo, il campione

La copertina del libro di Guido Rancati.

A trentanni dal terribile incidente del Tour de Corse, in cui perse la vita Bettega, Guido Rancati ricostruisce la storia di Attilio uomo e pilota, lasciando che a raccontarlo sia chi lo conosceva bene. Questo libro non è un freddo elenco di risultati sportivi, bensì è il miglior modo di rendere omaggio ad un campione vecchia scuola, che sapeva essere umile con gli umili e forte con i forti, mai arrogante, mai spavaldo, e che nel mondo rallistico nazionale e internazionale è ancora ricordato per la sua grande gentilezza e umanità. Un vero campione con la “C” maiuscola.

Attilio Bettega ha concluso il suo percorso su questa terra quando il figlio Alessandro aveva appena quattro anni, troppo pochi per permettergli di avere ricordi diretti di suo padre. Cresciuto e diventato a sua volta protagonista nei rally si è reso conto del segno profondo che ha lasciato tra la gente e a trent’anni dal tragico schianto in Corsica ha avuto l’dea di ricordarlo con un libro che non voleva essere, e non è, un asettico elenco di risultati.

Attraverso i racconti di chi aveva avuto modo di apprezzarne le qualità di pilota e le straordinarie doti umane, ha preso forma un mosaico che dà la misura della caratura di un campione e di un uomo che sapeva cosa voleva e si batteva con tutte le sue forze per ottenere quello che voleva. Senza isterismi, senza rinunciare a quel suo modo di fare che gli permetteva di farsi voler bene dalle persone per bene. Ma le varie tessere tratteggiano anche un’epoca forse irripetibile, e questo ne rende la lettura consigliabile sia a chi sente il morso della nostalgia sia a chi di quegli anni ne ha sentito solo parlare.

Era nato il 19 febbraio 1953, a Molveno, dove la famiglia Bettega gestisce ancora oggi un hotel. La passione per le auto era fortissima, se ne innamorò presto ed iniziò andando a vedere le gare che si svolgevano in zona. A diciannove anni decise di debuttare. Lo fece con la Fiat 128 Coupé di famiglia, ovviamente nel rally di casa, il San Martino di Castrozza. Concluse la prima gara con un quarantaduesimo piazzamento assoluto. Nel 1973 passò all’Opel Ascona 1900 Gruppo 1 preparata dal “mago” Virgilio Conrero.

Vinse la sua classe nel Campionato Triveneto Rally. Dal 1974 al 1976 corse con una un’Opel Kadett GT/E preparata da Carenini. Quando nel 1976 la Fiat lanciò il Trofeo A112 Abarth 70 HP, Attilio capì che si trattava dell’occasione giusta per emergere. Si guardò in giro, bussò alla porta del Jolly Club, poi intercettò Luigi Tabaton, patron della Grifone, che trascorse un periodo di vacanza vicino a Molveno. Il farmacista genovese lo conosceva di fama, guardava i suoi tempi e gli affidò una vettura preparata da Albanese.

Delle quattordici gare in calendario il trentino ne vinse cinque e fece sua la classifica finale. In premio, a fine stagione, ebbe una Lancia Stratos Alitalia per disputare il Valle d’Aosta. In coppia con la moglie Isabella Torghele partì all’attacco, senza alcun timore reverenziale nei confronti del compagno di squadra Sandro Munari e alla fine si piazzò secondo, vicinissimo al “Drago”, che a sua volta era al suo ultimo successo in carriera. Pilota ufficiale Lancia, Bettega morì il 2 maggio 1985 in seguito ad un brutto incidente occorso al Tour de Corse. Il navigatore, “Icio” Perissinot si salvò. Ma in questo libro, si parla solo di quel meraviglioso uomo e campione che era il pilota di Molveno. Bettega: just Attilio.

la scheda

ATTILIO BETTEGA – L’UOMO, IL CAMPIONE

Autore: Guido Rancati

Copertina: morbida con alette

Pagine: 137

Formato: 15,2 x 22,8 centimetri

Editore: Inpagina

Prezzo: 20 euro

Peso: 322 grammi

ISBN: 978-8-8940845-0-4

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