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Henri Toivonen: la leggenda continua

Henri Toivonen: la leggenda continua

Henri Toivonen: la leggenda continua.

Henry Toivonen è stato uno dei più grandi campioni nella storia dei rally. Figlio d’arte – il padre Pauli vinse il Rally di Monte-Carlo nel 1966 e il Campionato Europeo nel 1968 – ed erede della grande scuola di piloti scandinavi, Henry cominciò a correre a diciannove anni su una Simca Rallye 2. Tre anni più tardi fece il suo esordio nel Mondiale Rally, mostrando una classe genuina ed una grande capacità di adattamento ad ogni genere di superficie. Ma il vero salto di qualità avvenne nel 1980 quando Toivonen fu ingaggiato, come pilota ufficiale, dalla Talbot.

Fu l’inizio della grande avventura che lo vide protagonista di imprese memorabili a bordo della Talbot Lotus, della Porsche 911 e della Lancia Rally 037, dal cui sodalizio scaturì il primo grande amore tra il giovane finlandese e i tifosi italiani. Con l’avvento della Delta S4, portata da Toivonen al successo fin dalla gara d’esordio, sembrò finalmente aprirsi la strada al titolo iridato, ma un tragico destino attendeva Henry e il copilota Sergio Cresto al Tour de Corse.

La brillante carriera di Henry Toivonen finì in un terribile schianto, ma la sua leggenda è ancora oggi più che mai viva, a ricordo di un pilota coraggioso e mai domo, entrato di diritto nell’olimpo dei grandi campioni della velocità. “Toivo” nasce il 25 agosto 1956 a Jyväskylä, in Finlandia, città sede del famoso Rally dei 1000 Laghi. Inizia a guidare già a cinque anni ma – nonostante il contesto familiare – predilige le gare in pista concentrandosi sui kart – uno dei mezzi da lui usato verrà poi guidato da un bambino finlandese destinato a fare molta strada: Mika Häkkinen – e sulle vetture turismo. Toivonen debutta nei rally locali nel 1975 al volante di una Simca Rallye 2 con cui partecipa anche al 1000 Laghi valido per il Mondiale.

L’anno seguente termina per la prima volta una gara – il Mänttä 200-ajo – e nella seconda parte della stagione cambia auto e passa ad una Chrysler Avenger. Henri Toivonen si prende diverse soddisfazioni in pista nel 1976 diventando campione finlandese di Formula Vee ma decide di puntare definitivamente sui rally, considerati più sicuri dalla sua famiglia. Termina per la prima volta una corsa valida per il Campionato Europeo (settimo all’Arctic Rally), ottiene il primo podio in carriera (terzo nella corsa locale Pohjola Rally) e si fa notare con un interessante quinto posto al 1000 Laghi. Il primo podio continentale arriva nel 1978 con la seconda piazza all’Arctic Rally: nello stesso anno disputa le prime due gare all’estero (Portogallo e Acropoli in Grecia) con una Citroën CX, corre il 1000 Laghi con una Porsche 911 e ottiene la prima vittoria in carriera nel Nordic Rally valido per il campionato finlandese. Poco dopo arriva il secondo trionfo – al Tott-Ralli – con una Talbot Sunbeam.

Nel 1979 Henri Toivonen ottiene il primo podio in una gara all’estero quando arriva terzo con una Ford Escort al Mintex International Rally nel Regno Unito. Porta a casa lo stesso piazzamento nella corsa locale Pohjanmaa-Ralli con una Fiat 131 Abarth. Toivonen viene chiamato nel 1980 dalla Talbot e al volante della Sunbeam Lotus diventa – a 24 anni in occasione del Rac nel Regno Unito – il più giovane pilota di rally della storia a vincere una gara iridata (un record che verrà battuto solo nel 2008 dal connazionale Jari-Matti Latvala).

La prima volta di Toivonen nell’Europeo Rally

Nello stesso anno – salendo sul gradino più alto del podio dell’Arctic Rally – porta a casa anche il primo successo nella serie continentale. La stagione successiva Henri Toivonen si ritrova con una vettura poco competitiva ma grazie ad alcuni piazzamenti interessanti (secondo in Portogallo e Sanremo) contribuisce a regalare alla Casa britannica il Mondiale Costruttori. Nel 1982 Henri passa alla Opel e con la Ascona 400 arriva terzo all’Acropoli e al Rac. Nello stesso anno effettua un test in F1 sul circuito di Silverstone con la March facendo registrare tempi molto interessanti.

L’anno seguente con la Manta 400 conquista il Manx International Rally valido per il Campionato Europeo e si cimenta ancora una volta in pista nel Mondiale Sportprototipi con la Porsche 956 terminando la 1000 km del Mugello in terza posizione in un equipaggio composto anche dai britannici Derek Bell e Jonathan Palmer. Il 1984 è l’anno in cui Henri Toivonen si alterna tra Lancia per i rally iridati e la Porsche per quelli europei: con la Rally 037 arriva terzo al 1000 Laghi mentre con la 911 vince in Costa Smeralda, a Ypres in Belgio e a Madeira in Portogallo.

La stagione 1985 di Toivonen – ingaggiato a tempo pieno dalla Lancia – inizia con un brutto incidente in Costa Smeralda nel quale il pilota scandinavo riporta la frattura di tre vertebre. Con la 037 arriva terzo a Sanremo mentre nell’ultima gara del campionato del mondo porta al debutto la mostruosa Delta S4 – trazione integrale, peso inferiore ai 1.000 chili e motore a doppia sovralimentazione da quasi 500 cavalli – vincendo il Rac. Henri Toivonen inizia il Mondiale 1986 alla grande con la Lancia Delta S4 vincendo la prima gara stagionale: il Rally di Monte-Carlo. In Svezia è costretto però al ritiro per un problema al motore, mentre in Portogallo la Casa torinese (così come tutti i Costruttori) ritira le proprie auto in seguito all’incidente di Joaquim Santos nel quale il pilota locale uccide tre spettatori.

Dopo aver trionfato nel Rally della Costa Smeralda valido per il l’Europeo, Henri  Toivonen e il copilota italoamericano, Sergio Cresto, anche lui giovanissimo e pieno di sogni e speranze, affrontano il Tour de Corse. I due perdono la vita il 2 maggio 1986 in seguito ad un’uscita di strada: un volo e il prototipo torinese va a schiantarsi contro alcuni alberi e prende fuoco. Poco dopo l’incidente di Henri Toivonen la Federazione Internazionale, che all’epoca era la Fisa, decide di abolire le pericolose vetture Gruppo B, protagoniste di altri incidenti nelle gare precedenti, già a partire dalla stagione 1987.

la scheda

TOIVONEN: LA LEGGENDA CONTINUA

Numero dischi: 1

Lingua: italiano

Durata: 60 minuti

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The Tour de Corse 1984-1981: gioie e drammi

The Tour de Corse 1984-1991

The Tour de Corse 1984-1991.

The Tour de Corse, una raccolta di video mozzafiato su uno degli eventi più impegnativi e più popolari del calendario gare del Campionato del Mondo Rally. La storia della manifestazione in Corsica è ricca di storie di azione, di momenti drammatici, di controversie e, purtroppo, anche di tragedie, tra cui la morte del carismatico Henri Toivonen e del copilota Sergio Cresto, o quella di Attilio Bettega.

Questo dvd riunisce per la prima volta i momenti salienti di otto anni del Tour de Corse, i più esplosivi, permettendoti di stare in macchina insieme ai più grandi nomi dei rally. Dal 1984 al 1991 vediamo azioni reali e assistiamo allo sviluppo dei rally, dall’era del Gruppo B ai mostri sputafuoco, fino ai giorni ultra competitivi del Gruppo A. Vediamo in azione piloti leggendari come Didier Auriol, Juha Kankkunen, Markku Alén e Miki Biasion in azione e auto come le Lancia Delta spinte al limite su strede strette e tortuose di montagna, percorsi che hanno sempre messo alla prova piloti, copiloti e macchine fino al punto di rottura e oltre.

Il Tour de Corse è stato fondato nel 1956. È stata una gara valevole per l’assegnazione del World Rally Championship dagli inizi della storia della serie iridata, nel 1973, fino al 2008. Dal 2010 è stato sostituito dal Rally d’Alsazia. Torna a far parte del Mondiale dal 2015. Il nome Tour de Corse si riferisce al fatto che, nelle prime edizioni, la gara si svolgeva lungo le coste dell’isola: Bastia, Calvi, Corte, Porto Vecchio, Ajaccio. Oggi si disputa solo sulle strade intorno ad Ajaccio.

Gli appassionati lo conoscono anche come “Rally delle 10.000 curve” per via dei continui tornanti presenti sulle tortuose strade che interessano il tracciato di gara. Un proverbio locale dice che la linea retta più lunga dell’isola è la pista dell’Aeroporto di Ajaccio. Dietro tutte queste curve si nascondo terribili precipizi che hanno spaventato a morte molti piloti e che, come rcirdo più avanti, hanno fatto anche morire qualche pilota e navigatore. Per molti anni, la gara è stata dominata dai piloti francesi: pochi stranieri hanno vinto sul difficile asfalto corso. Il grande Sandro Munari,Markku Aléne Carlos Sainz sono gli unici piloti stranieri a vincere in oltre venti edizioni iridate. Poi ne seguiranno altri, ma è tutta un’altra storia…

Purtroppo, sono diversi i piloti morti sul tracciato. Attilio Bettega, alla guida di una Lancia Rally 037, morì nel corso della quarta prova speciale del rally del 1985, la PS Zérubia-Santa Giulia. Nel rally del 1986, esattamente un anno dopo, Henri Toivonen ed il suo navigatore Sergio Cresto, morirono nella Lancia Delta S4, durante la diciottesima speciale, la PS Corte-Taverna. Una curiosità storica, che ovviamente non trovate nel dvd. La prima edizione del rally, nel 1956, venne vinta dalla pilota belga Gilberte Thirion, su Renault Dauphine. Due piloti hanno vinto la gara sei volte: Bernard Darniche (1970, 1975, 1977, 1978, 1979 e 1981) e Didier Auriol (1988, 1989, 1990, 1992, 1994 e 1995). Gli unici piloti, non francesi, a vincere più di una volta la gara sono stati: Sandro Munari, Markku Alén e Colin McRae.

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THE TOUR THE CORSE 1984-1991

Numero dischi: 1

Lingua: inglese

Durata: 230 minuti

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Sotto il segno dei Rally 2: un ‘must have’

Sotto il segno dei rally 2: un "must have"

La copertina del del libro.

Ad un anno di distanza, da Sotto il segno dei Rally, arriva Sotto il segno dei Rally 2 questo secondo volume completa il monumentale lavoro realizzato da Beppe Donazzan sulla storia del rallismo italiano. La formula è sempre la stessa: un’appassionante serie di storie, fatti e imprese che, lette in sequenza, finiscono per dar vita ad un vero e proprio romanzo su questo mondo che tanta passione ha suscitato negli anni. A cambiare, questa volta, sono i protagonisti che, in questo secondo volume, corrispondono a quelli di alcuni fra i piloti italiani di maggior rilievo che hanno corso dagli anni Ottanta sino ad oggi.

I loro nomi sono, fra gli altri, Vudafieri, Cerrato, Zanussi, Bettega, Tabaton, Tognana, Cunico, Biasion, Liatti e Deila. Basta leggere i primi due o tre racconti per ritrovarsi, improvvisamente, in mezzo ai muri di folla che negli anni Ottanta e Novanta delimitavano i percorsi delle prove speciali lungo la penisola. E capisci subito che non è necessario arrivare in fondo al volume, per sentirsi in grado di garantire che l’ultima fatica di Donazzan dovrebbe occupare un posto di riguardo nella libreria di ogni appassionato. E ti ritrovi comunque, tutto d’un fiato, in fondo al volume.

Tre i capitoli del libro. Il primo, “Le sfide infinite” parla di Attilio Bettega, Adartico Vudafieri, Vittorio Caneva, Tonino Tognana, Nico Grosoli, Franco Ceccato, Mario Aldo Pasetti, Antonella Mandelli, Franco Corradin, Gabriele Noberasco, Micky Martinelli, Alberto Alberti, Paolo Pasutti, Giorgio Pasetti, Paola Alberi, Gianni Del Zoppo, Nick Busseni, Dario Cerrato, Massimo Barbujani, Franco Uzzeni, Michele Cinotto, Franco Leoni, Carlo Cuccirelli, Fratelli Betti, Alberto Carrotta, “Bronson”, Pietro Mirri, Flaviano Polato, Paolo Baggio, Pierangela Riva, Ennio Santinello, Giacomo Bossini.

Nel secondo, “Tutte le latitudini” ci sono Fabrizio Tabaton, Andrea Zanussi, Miki Biasion, Gianfranco Cunico, Alessandro Fiorio, Bruno Bentivogli, Massimo Ercolani, Paola De Martini, Carlo Capone, Chantal Galli, Michele Rayneri, Gilberto Pianezzola, Giovanni Manfrinato, Isabella Bignardi, Fabrizio Fabbri, Paolo Alessandrini, Prisca Taruffi, Alessandro Fassina, Enrica Munaretto, Giammarino Zenere, Pucci Grossi, Michele Grecis, Edi Orioli, Enrico Bertone, Sergio Cresto, “Tabacco”.

Nel terzo, “L’era dell’elettronica” salgono in cattedra Andrea Aghini, Piero Liatti, Paolo Andreucci, Andrea Dallavilla, Pierluigi e Romeo Deila, Piero Longhi, Andrea Navarra, Renato Travaglia, Luca Rossetti, Gigi Galli, Umberto Scandola, Andrea Crugnola, Loris Roggia, Manuel Sossella, Lara Battistolli, Massimo Gasparotto, Alex Bruschetta, Alessandro Battaglin, Claudio De Cecco, Luca Cantamessa, Giandomenico Basso, Massimo Ceccato, Marco Tempestini, Luca Pedersoli, Valentino Rossi, Franco Ballerini, Felice Re, Luca Campedelli, Matteo Gamba, Mauro Spagolla, Fabrizio Nucita, Fontana, Italia Rally Talent, Sandro Sottile, Angelo Medeghini. Esiste la possibilità di acquistare Sotto il Segno dei Rally I e Sotto il Segno dei Rally II in abbinata e contenuti in un elegante cofanetto. Si tratta di una edizione limitata di duecento pezzi, che consiglio vivamente e che trovi dettagliata nella scheda libro. Beppe Donazzan, che è sempre un gentiluomo, mi ha concesso la pubblicazione di alcuni brani che voglio condividere con te.

Massimo Ercolani (20 agosto 2009) Traversi in cielo con Loris

“La vita di due famiglie che si incrociavano. Ercolani-Roggia. Dai parafanghi delle macchine i loro nomi continuarono ad essere “etichetta” ben più preziosa e sincera anche nella quotidianità. Merce rara in un mondo dalle mille insidie e paludi. Massimo Ercolani, classe 1957, della Repubblica di San Marino, chiamato dagli amici “Canetta”, con Loris ottenne le più belle soddisfazioni nei rally”.

“Imprenditore degli autotrasporti, ma più conosciuto per essere stato gestore della discoteca “Symbol”, una delle più frequentate della riviera romagnola, iniziò a correre in pista. Nel 1979 debuttò nel trofeo Renault 5, tanta grinta e sportellate sulle piste della penisola. Nel 1981 riuscì a vincerla quella manifestazione, che rappresentava molto ed era la porta d’accesso verso ben altri traguardi. Ma a Massimo scoppiò la febbre dei rally. Non poteva essere altrimenti per un cittadino della Repubblica del Titano, sede di una delle più antiche corse della specialità, con strade sterrate invidiate da tutti”.

“I traversi, la guida in controsterzo, sui saliscendi da pelle d’oca, dove il piede doveva restare ben giù, regalavano emozioni inimmaginabili. Partì con la trafila. Fu veloce ad emergere, perché il talento era evidente, innato. Stupì nel 1984 a Sanremo. Con un’Opel Ascona 400, con Popi Amati come navigatore, conquistò il settimo posto assoluto, primo tra i privati. Passò poi a guidare la Ferrari 308 GTB. Iniziò il sodalizio con Loris Roggia. Corse con tutto, Massimo. Lancia 037, Mazda 323, Delta, Citroen, Ford Escort, Subaru Legacy e Impreza. Guidò perfino una Citroen Visa AX Sport da ufficiale nel Sanremo 1988. Quinto nel Mondiale Gruppo N nel 1988, terzo nel tricolore Gruppo N nel 1991″.

“Proprio in quella stagione, con a fianco Cristina Larcher, che sarebbe diventata la moglie di Loris, Massimo disputò una delle più belle gare della carriera. In Costa Smeralda, con la Delta 16V Gr. N. Finirono ottavi assoluti e primi di Gruppo. C’era il mondo. Vinse Kankkunen con la Delta, davanti a Cerrato, Liatti, Pigì Deila e Gibo Pianezzola, tutti con le 16 V torinesi. Impressionarono per i tempi che riuscirono a staccare, quasi sempre entro i primi dieci. Un’andatura da veri e propri big”.

“Nel 1996 Ercolani vinse il Trofeo Terra con una Subaru Legacy. Poi il distacco, ma un punto fisso restava, il San Marino. Lo vinse per ben tre volte. Ercolani-Roggia il destino si mise di traverso, prima per Loris, poi per Massimo, scomparso dopo una lunga malattia, il 20 agosto 2009. Cristina ed Eliana, le mogli, restarono sole. Con i loro figli. Cristina scrisse a Massimo una lettera, pubblicata su Rallylink, seguitissimo motore di ricerca della specialità, una delle tante intuizioni di Loris”.

“Ricordi, flash, momenti passati insieme. I momenti spensierati nella tua discoteca, i tuoi buffi occhiali rossi alla partenza di un Sanremo, la staccata incredibile al San Marino quando ti sputavi sui guanti per avere più presa … E io che spesso, fra una nota e l’altra, guardavo affascinata come guidavi sulla terra, una danza al ritmo del rombo della macchina… E poi il vostro matrimonio, il nostro, le tue gare con Loris, poi con me, la nascita dei nostri figli. Una vita insieme. Ci mancherai Massimo, ci mancherai tanto. Non so perchè Dio ha voluto che tu e Loris ci lasciaste così presto. E’ così difficile accettare un destino cosi crudele, così ingiusto. Tanti perchè senza risposta. Parole di dolore e affetto”.

Pucci Grossi (20 agosto 2016) Sterrato e così sia

“Il sorriso perenne stampato in viso, la battuta sempre pronta, come i romagnoli purosangue. Giuseppe Grossi, detto così nessuno saprebbe chi è, ma appena-appena si pronuncia il suo diminutivo, Pucci, perché questo è il vero marchio di fabbrica, allora tutti possono raccontare vita e miracoli di questo personaggio. Dalle Valle d’Aosta alla Sicilia, dal Trentino alla Sardegna, non c’è regione dove non abbia calcato le strade del Paese. E vinto. Tanto. Praticamente dal 1979 non aveva mai smesso. Il pensiero fisso, una passione irrefrenabile, restando comunque sempre con i piedi per terra, senza togliere nulla al lavoro di imprenditore alberghiero a Rimini, sua città natale”.

“Il divertimento nel sangue, come tutti coloro che hanno radici in quello splendido pezzo d’Italia. E divertimento per Pucci Grossi è sempre stato l’imperativo anche nei rally. Guidare sulla terra, di traverso, in continuazione, con la polvere a fare da sfondo alle fotografie delle proprie imprese. La stagione 1996 si era conclusa in maniera inaspettata. Dopo tre successi consecutivi nel Trofeo Tradizionale Terra, conosciuto dagli appassionati come il TRT, Pucci, era determinato a concludere con un poker. L’obiettivo era quello. Nell’arco dei mesi fu un testa a testa con Massimo Ercolani, di San Marino, amico e rivale. Ironia della sorte conclusero a pari punti. Ma, per regolamento, per il gioco degli scarti, vinse colui che poteva contare su un risultato in più, cioè Massimo Ercolani”.

“Un duro colpo. Nei mesi invernali non pensò ad altro che al riscatto. Con Fabrizio Tabaton della Grifone pianificò un programma curando ogni particolare. Toyota Celica ST 205 Gr.A, la macchina, Massimo Sacchettino, il nuovo navigatore. Pucci doveva pensare soltanto a guidare, e a battere tutti. Il campionato 1997 attirò parecchi piloti di primo piano, da Michele Grecis a Marco Tempestini, da Luca Baldini a Stefano Fabbri. Venne in Italia, portato da Mauro Pregliasco, il giovane finlandese Tony Gardemeister, che di strada ne avrebbe fatta tanta. Nel mondiale. Pregliasco gli affidò l’ancora competitiva Delta Integrale dell’Astra”.

“L’esordio stagionale a Montaione, in provincia di Firenze, a metà marzo. Con una grinta mai vista Pucci sbaragliò il campo. Battè anche il finnico che arrivò secondo. Terzo Grecis, con la Subaru Impreza della Procar, colui che sarebbe stato l’avversario numero uno in tutte le tappe. Nell’Adriatico, a Fano, vicino a casa, Pucci Grossi si ripeté all’inizio di aprile, così pure a Casciana Terme in maggio e ancora all’Asinara in Sardegna, quindi nella Sila a Cosenza. Cinque vittorie e Trofeo in tasca a metà campionato. Il poker lo aveva realizzato, nessuno avrebbe potuto più toglierglielo. Nell’ultima corsa della stagione ’97, ad Aviano, la bella sorpresa era rappresentata dal successo di “Lucky”, con Paolo Spollon a fianco. Alla guida di una Subaru Impreza, appena presa in mano, il vicentino dimostrò il suo valore. Senza tempo e senza età. Lo stesso stampo anche per Pucci Grossi”.

In Abruzzo il colpo con una Porsche in una torrida estate del 1982

“Nel corso della giornata, per lo più all’imbrunire, scattava la domanda da un milione di dollari. Da nord a sud. Classica. In veneto era: ” Te piase più i rally o la figa?”… Immancabile, dopo tanti discorsi di motori, ammortizzatori, “meglio i Koni o i Bilstein? No, su quea gara monto i Bilstein, la machina, da drìo, la sta più zò…”. Di solito il quesito veniva sparato dal personaggio più carismatico, quello che correva. Il team principal del gruppo, si direbbe ora. Partivano le schermaglie di precisazioni: “Un rally con che macchina?, in contrapposizione “con che figa?”. Dalla Stratos o dalla 037, sull’altra sponda andavano a mille Serena Grandi, Edwige Fenech, Carmen Russo, Lilli Carati…protagoniste di film e di immagini senza veli sui giornali tipo Le Ore, Blitz, Men o Caballero che, per qualche minuto, avevano la supremazia su Autosprint”.

C’era chi sceglieva i rally, chi – i più – la seconda opzione. Chi invece, ligio al compromesso radicato nella cultura democristiana, diceva: “Mi fasso i rally. La tosa poi me la trovo in machina…”. Le sghignazzate si protraevano a lungo, con toni sempre più coloriti e accesi. Uno dei tanti ritrovi dei giovani di Bassano del Grappa era un negozio di calzature. Titolare Ennio Santinello, un altro personaggio oltre le righe di quel pazzo mondo, con passione smisurata per le auto. Fuori dal comune. Un pensiero fisso che non aveva fine. Era lui che innescava ogni tanto quella domanda, quando il gruppetto di amici aumentava di numero sul far della sera. C’era chi arrivava dal lavoro e chi aveva chiuso i libri dell’università”.

“Ennio lasciava alla compagna il compito di servire i clienti. Entrava in scena solo se le presenze, all’interno del negozio, aumentavano di numero, oppure per l’ingresso di qualche attraente ragazza. Allora scattava dalla poltrona dell’ufficio, pieno di coppe e di cataste di Autosprint e Quattroruote, tirava giù dagli scaffali mezza bottega per mostrare le proposte più belle. Cosa riuscisse a scorgere, inginocchiato, davanti alle signore, mentre le aiutava ad infilarsi le accattivanti scarpe dai tacchi slanciati o gli stivali, realmente non si sa. Conclusa la vendita rientrava nell’ufficio, rosso paonazzo, agitando le mani anticipando, visivamente, il racconto”.

“A luci rosse, naturalmente. Qualcuno del gruppo – compreso chi scrive, non lo nega – per provare l’ebbrezza del proibito, si improvvisava, qualche volta, commesso. Ma ne ritornava deluso. Era l’atmosfera che si creava ad alzare la temperatura del momento. Siparietti come nei film di Pierino e nulla più. Certo è che Ennio Santinello in macchina andava forte. Preparava le sue auto con una meticolosità da fuori di testa. Soprattutto i particolari venivano esaltati. A vederle finite, dalla Fulvia HF 1600, alla Beta Montecarlo, per finire alla Porsche SC 3000, alcune con le quali aveva gareggiato, era un delitto pensare che avrebbero affrontato dei rally su viottoli dal fondo impossibile. Santinello non aveva mai avuto velleità di graduatorie e campionati. Correva quando voleva e se ne aveva voglia”.

“Così come decise di andare giù a Pescara, per partecipare al secondo rally della Spiga. Bel parco partenti con “Pau”, Leoni e Mirri con le Stratos. Ennio era alla guida di una Porsche SC 3000 Gruppo B, in realtà poco più di serie. Come navigatore Walter Bizzotto, un altro personaggio di Bassano, successivamente numero 1 della Mitropa Cup e dal 2013 anche presidente dell’Automobile Club di Vicenza. Giù il piede, facendo attenzione a non esagerare e il risultato arrivò. Imprevisto e imprevedibile. Primi assoluti in un delirio di folla nel capoluogo abruzzese, in un giorno caldissimo di inizio estate. In pieno Mundial di Spagna, 112 iscritti, 82 partenti. Accade in Centro Italia, sempre in quel fine settimana del giugno 1982″.

 la scheda

SOTTO IL SEGNO DEI RALLY 2

Autore: Beppe Donazzan

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 416

Immagini: in bianco e nero e colori

Dimensioni: 14 x 22 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 20.50 euro

Peso: 739 grammi

ISBN: 978-8-8791159-9-5

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