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Subaru Story: dalla Legacy RS Turbo 4WD alla Impreza 555

Acqua sotto i ponti, da allora, ne è passata davvero molta. Nel frattempo Subaru ha detto “addio” ai rally, non mancando di scriverne capitoli sportivi importanti e indimenticabili dal massimo campionato internazionale alle varie serie nazionali. Lo sanno anche le pietre che si incontrano in quasi tutte le prove speciali del mondo che, negli anni in cui ha gareggiato, la storia sportiva della Casa delle Pleiadi è diventata sempre più gloriosa. Anno dopo anno. Il binomio Subaru e WRC inizia concretamente alla fine del 1989.

Dopo molti anni, il finlandese Markku Alén lascia i sedili Fiat e Lancia per un ancora poco conosciuto berlinone giapponese, che si sta affacciando nel mondo dei rally, la Subaru Legacy, robusto, potente, affidabile e squadrato pezzo di metallo. La vettura viene commercializzata in tutto il mondo con lo stesso nome tranne che in Australia, dove viene ribattezzata Liberty, visto che la Legacy Australia, era un’organizzazione che aiutava i veterani e le loro famiglie durante e dopo le guerre.

La Legacy entra in vendita a febbraio 1989 sul mercato giapponese e a da gennaio 1990 in tutto il mondo. In Europa è commercializzata in due modelli: Legacy Sedan (BC) e Legacy Station (BF/BJ). Inizialmente, i due motori disponibili nella produzione di serie sono un 1,8 litri da 103 cavalli e un 2,2 litri da 136 cavalli, entrambi quattro cilindri boxer a benzina SOHC. Solo nel 1992, dopo un leggero restyling, vengono introdotti un propulsore di 2 litri, SOHC da 115 cavalli ed un 2 litri DOHC turbocompresso da 200 cavalli.

Per strada, la variante turbo, fortemente ispirata dall’esperienza rallistica della casa madre, è riconoscibile esteriormente per la presenza di una importante presa d’aria sul cofano anteriore e di uno spoiler al posteriore. La prima serie, che diventa famosa anche grazie all’astro nascente Colin McRae,viene sostituita nel settembre del 1993 (mese in cui inizia a circolare in Giappone) dalla seconda serie. Quello stesso anno, alla vigilia del passaggio di consegne tra la Legacy e la Impreza, entra in commercio anche la versione GT, dotata di un propulsore EJ20 4 cilindri twin turbo capace di erogare 250 cavalli e 308 newtonmetri di coppia.

L’Italia è uno dei primi Paesi a credere in quella “tre volumi” preparata tra le nebbie inglesi dalla Prodrive che dopo l’esperienza con la Bmw M3 ha messo gli occhi sulla Legacy coinvolgendo solo in un secondo tempo i vertici Subaru. Così come successivamente crederà nell’Impreza Wrx e poi nella WRC e poi… nella Wrx-STi allestita per il trofeo monomarca, un’operazione che alle varie filiali nazionali della Casa giapponese è fruttata fior di quattrini. Lire ed euro. Il 1990 è la prima vera stagione della Subaru nel World Rally Championship.

La Legacy debutta al Rally Sanremo 1990

I giapponesi, si sa, non scendono in strada (o in pista, visto che nello stesso periodo un motore 3,5 litri boxer a 12 cilindri viene pensata per spingere la monoposto della scuderia Coloni in F1 ma alla fine non se ne farà nulla) per fare esperimenti. O meglio, non per fare solo quelli. E così Alén e la Legacy iniziano a farsi notare anche se la vettura patisce problemi per le alte temperature nel vano motore. Gli appassionati italiani possono vedere il talento del Nord Europa al volante della berlina dagli occhi a mandorla per la prima volta al Sanremo. Nella gara matuziana, però, il finlandese fa poca strada. Si ferma dopo il primo tratto cronometrato.

Va decisamente meglio a fine anno. Infatti, grazie all’interessamento di Alberto Zambelli Rain, anima e cervello sportivo di Subaru Italia, al Memorial Attilio Bettega, organizzato nel contesto del Motor Show di Bologna, sono presenti sia Markku Alén sia Ari Vatanen. Il primo finisce al terzo posto. Nei due anni successivi la kermesse bolognese diventerà “proprietà privata” di Subaru, questa volta grazie ai successi del funambolico e giovane Colin McRae. Le sue acrobazie fanno spettacolo e fanno sì che migliaia di italiani e di stranieri si appassionino alle gesta dello scozzese figlio d’arte.

Il tutto mentre le prestazioni offerte nelle gare iridate, iniziano ad attirare l’attenzione di preparatori e piloti italiani. In particolare l’Art, di proprietà dei fratelli Alessandrini. Nella serie iridata, ci vorrà il 1993 per vedere vincere per la prima volta la Legacy, quando Subaru Tecnica International lascerà finalmente carta bianca a Prodrive che risolverà il problema del calore nel vano motore. Un successo regalato dal pilota britannico Colin McRae, che si aggiudica a man bassa il Rally di Nuova Zelanda dopo esserci andato vicino l’anno precedente.

Poco prima di questo successo nel Mondiale Rally, i preparatori italiani sono a caccia di un’alternativa alla Lancia Delta. E così, sempre nel 1993, a metà giugno, al Rally d’Abruzzo, debutta nelle gare italiane la Legacy gestita dall’Art in collaborazione con la pistoiese Procar. Al volante c’è Piero Liatti fresco di un titolo europeo nel 1991 e del secondo posto in Nuova Zelanda l’anno successivo con una Delta dell’Art.

Il pilota di Biella, qualche tempo prima, impressiona David Richards, in occasione di alcuni test sull’asfalto della Corsica. La prima uscita si chiude con un buon secondo posto assoluto ad appena dieci secondi dalla Delta di Gilberto Pianezzola. Nel Rally di Sanremo, vinto da Gianfranco Cunico, invece Liatti finirà quarto. La storia della Legacy nel Campionato Italiano, come in realtà nel Campionato del Mondo, è già destinata a volgere al termine, anche se nel nostro Paese la porterà avanti, con onore, Massimo Ercolani sulla terra, che nel 1996 si aggiudicherà il Trofeo Rally Terra, il primo titolo nazionale di una lunga serie.

Nel WRC, la Legacy è già in declino perché, l’anno prima, nasce il modello più famoso della storia del marchio del Sol Levante: la Impreza, destinata a sostituirla solo dopo, per volere dei giapponesi, il primo successo della Legacy, e destinata a vincere un Mondiale Piloti con McRae nel 1995 e ben tre Mondiali Costruttori consecutivi dal 1995 al 1997. Nella sua vita post-rally, la Legacy diventerà sempre più una tre volumi di lusso, migliorando di anno in anno la qualità degli interni, della tecnologia e del design, ma allontanandosi sempre più e per sempre dalla filosofia sportiva che le diede i natali.

Il tutto attraverso sei serie e quasi 3 milioni e 600 mila vetture vendute in tutto il mondo. Non un record, ma senza ombra di dubbio un importantissimo successo, che non tutti i costruttori di automobili possono vantare con vetture di queste dimensioni. La vittoria del Subaru World Rally Team in Nuova Zelanda nel 1993 resta l’unica nel Mondiale Rally per la Legacy RS Gruppo A, che però poteva già fregiarsi della scritta “555” sulle fiancate. Scritta che sulle auto da rally significa “vai-vai-vai”: in giapponese “5” si legge “go”.

L’angolo della Legacy

Sebastien Loeb, storia di un super campione WRC

L’ho conosciuto a Monte-Carlo, in occasione della presentazione ufficiale del WRC 2007. Ne son passati di anni, ma Sébastien Loeb resta un super campione. Un campione del mondo come non ce ne sono altri. Non ho altro modo per definirlo. Sulle spalle ha una carrellata record di titoli iridati vinti nei rally, ottimo tester di GP2, F1 e motociclette. Un mix tra precisione e show da sterrato. Sébastien è nato da Haguenau il 26 febbraio 1974 ed ha vinto la classifica piloti del Campionato del mondo rally nel 2004, 2005, 2006, 2007 e 2008, 2009 e 2010.

Da piccolo, Loeb voleva essere un ginnasta, ma poi si accorse di essere molto più portato per un’altra sua grande passione sportiva: i rally. Ha comunque conservato doti acrobatiche: lo si ricorda festeggiare alcune vittorie nel WRC compiendo dei salti mortali. Esordisce nei rally partecipando all’operazione Rallye Jeunes nel 1995, dove si mette subito in mostra. Nel 1997 è sesto nel Volant Peugeot, dove conosce il suo attuale navigatore Daniel Elena.

Nel 1998 partecipa a quattro gare del Trofeo Citroën Saxo, vincendole tutte; non può prendere parte a tutte le gare del Trofeo per mancanza di fondi sufficienti, ma con le sue prestazioni si guadagna gli appoggi giusti e l’anno successivo ha una macchina ufficiale, con cui trionfa nella competizione. Nel 2000 partecipa a due tappe del Mondiale con una Toyota Corolla, piazzandosi nono a Sanremo e decimo in Corsica. Successivamente passa alla Citroen con cui vince il Campionato francese terra, il Campionato francese asfalto e nel 2001 il Campionato mondiale junior.

Per Loeb inizia presto la pioggia di titoli iridati

Nel 2002 disputa l’intera stagione del Campionato del Mondo Rally, a bordo di una Citroën Xsara WRC ufficiale: vince il suo primo rally in Germania, l’unico della stagione, anche se aveva vinto pure il rally di Monte-Carlo, dove però era stato squalificato per motivi controversi. Nel 2003 Loeb vince tre rally del Mondiale, ma perde, per un solo punto, il campionato, vinto da Petter Solberg. Nel 2004 Sébastien domina il campionato, vincendo sei rally e finendo svariate volte sul podio.

Contribuisce così anche alla conquista del titolo costruttori per la Citroën, oltre che ovviamente del titolo piloti. Con queste sei vittorie in una stagione ha eguagliato il record appartenente a Didier Auriol, record che ha poi battuto nel 2008 (con 11 vittorie). Loeb era ritenuto in origine uno specialista delle gare su asfalto, fondo sul quale è pressocché imbattibile, ma col tempo ha dimostrato di non essere da meno su tutti gli altri tipi di tracciato, sullo sterrato e perfino sulla neve: è stato infatti il primo non scandinavo a vincere il rally di Svezia (nel 2004).

Nella stagione 2005 Loeb ha vinto il suo secondo titolo mondiale, conquistato addirittura a quattro gare dal termine, in Giappone, anche se avrebbe potuto vincerlo già al quintultimo rally, in Galles, dove però s’è fatto volontariamente penalizzare per non dover festeggiare la vittoria del campionato nel triste giorno della morte in gara del navigatore di Markko Märtin, Michael Park. In questa stagione ha anche stabilito il record di sei vittorie consecutive: Nuova Zelanda, Italia, Cipro, Turchia, Grecia e Argentina.

Sébastien si prepara a salutare la Xsara WRC

Nel Tour de Corse ha stabilito un altro primato, vincendo tutte e 12 le prove speciali del rally. Nel 2005 ha anche partecipato per la prima volta alla 24 Ore di Le Mans, nonostante il circuito e la disciplina fossero per lui del tutto nuovi, ha dimostrato però di sapersi adattare in breve tempo (allenandosi anche in modo virtuale tramite il simulatore di guida Gran Turismo 4 per PlayStation 2), tanto da girare sui tempi dei suoi compagni di squadra, veterani della corsa; la vettura è poi costretta al ritiro per incidente.

Nel 2006 Loeb partecipa di nuovo al Mondiale Rally con la Citroën Xsara WRC, ma con il team belga Kronos, semiufficiale, poiché la Citroen non partecipa in forma diretta, impegnata nello sviluppo della nuova C4. Dopo i due secondi posti a Monte-Carlo e in Svezia, Loeb coglie cinque vittorie consecutive assicurandosi un buon margine di vantaggio sul secondo in classifica, Marcus Grönholm. Con il successo al Rally di Giappone 2006, il 3 settembre, raggiunge le 27 vittorie in rally mondiali, cifra che lo porta ad essere il pilota di rally ad aver vinto più gare in assoluto, superando Carlos Sainz a quota 26. Il 26 settembre, mentre percorre un sentiero con la sua mountain bike, cade e si frattura l’omero del braccio destro.

A quattro gare dal termine e con 35 punti di vantaggio su Grönholm (ogni vittoria ne vale 10), mette a rischio la vittoria del campionato 2006, dovendo saltare le ultime gare in programma. Tuttavia il 29 ottobre conquista il suo terzo titolo di campione del mondo, rimanendo a casa, grazie al fatto che Grönholm, l’unico avversario ancora in grado di batterlo, arriva solamente quinto al Rally d’Australia, consegnando così la matematica vittoria del Mondiale a Loeb. Nel 2006 ripete l’esperienza alla 24 Ore di Le Mans, a bordo di una Pescarolo condotta alternandosi con Helary e Montagny, piazzandosi al secondo posto assoluto, insidiando anche la leadership dell’Audi R10 ufficiale poi prima al traguardo.

Sébastien Loeb inizia a stracciare i record

È il 21 gennaio 2007 quando, dopo quasi quattro mesi di stop e di lontananza dalle competizioni, Sébastien Loeb torna in gara nel Mondiale e subito vince il Rally di Monte-Carlo guidando la nuova Citroen C4. Questa nuova vittoria rappresenta la quarta in terra monegasca, alla pari di Munari, Rohrl e Makinen, e la ventinovesima in carriera. Successivamente conquista altre sei prove del Mondiale Rally, in Messico, Portogallo, Argentina, Germania, Spagna e Corsica che lo lasciano però al secondo posto in classifica, dietro Marcus Grönholm.

Ma alla penultima tappa del Mondiale, Loeb, dopo un ritiro nel Rally del Giappone, conquista i 10 punti in Irlanda e sorpassa Grönholm, ritiratosi sia in terra nipponica sia in Irlanda, in vetta alla classifica. Dopo l’ultima gara del campionato Loeb vince il suo quarto titolo mondiale. Il 27 gennaio 2008 torna a vincere il Rally di Monte-Carlo, sempre alla guida della Citroën C4, diventando così il primo pilota ad essersi affermato nella prestigiosa gara per cinque volte. Con dieci vittorie (Monte-Carlo, Messico, Argentina, Italia, Grecia, Finlandia, Germania, Nuova Zelanda, Catalogna e Corsica), contro le tre del principale rivale Hirvonen, Loeb, concludendo in terza posizione la tappa nipponica del mondiale, si laurea aritmeticamente campione del mondo per la quinta volta consecutiva, con una gara di anticipo.

Prima di lui, soltanto Juha Kankkunen e Tommi Mäkinen, avevano vinto quattro volte il titolo. Ora è lui il rallysta più titolato di sempre. Il 7 dicembre 2008 vince il Rally di Gran Bretagna, unica prova del campionato mondiale nella quale non si era ancora affermato in carriera, stabilendo contemporaneamente il record di undici gare vinte nella stessa stagione. L’avvio della stagione 2009 è perentorio, collezionando cinque vittorie in altrettante gare: Irlanda, Norvegia (l’unico appuntamento del mondiale in cui non aveva ancora primeggiato), Cipro, Portogallo ed Argentina.

Il grande campione si realizza anche in pista

Il 24 ottobre 2009 vince in Galles il suo settimo rally stagionale laureandosi campione del mondo piloti per la sesta volta consecutiva, con un punto in più rispetto a Mikko Hirvonen. In totale le sue vittorie mondiali sono finora 54, così suddivise: una nel 2002, tre nel 2003, sei nel 2004, dieci nel 2005, otto nel 2006, otto nel 2007, undici nel 2008, sette nel 2009. E’ campione del mondo per la sesta volta. Altrettanto perentorio è il suo cammino nel Mondiale Rally 2010 in cui, con sei successi parziali, dopo la prova in Francia, il 3 ottobre si laurea campione del mondo, per la settima volta consecutiva, nonostante rimangano ancora due rally da disputare.

In totale, le sue vittorie iridate sono finora 60, così suddivise: una nel 2002, tre nel 2003, sei nel 2004, dieci nel 2005, otto nel 2006, otto nel 2007, undici nel 2008, sette nel 2009, sette nel 2010. Loeb annuncia la sua intenzione di ritirarsi alla fine del Campionato del Mondo Rally 2011 alla guida della Citroën DS3 WRC. Ma poi vince anche quel titolo iridato e decide di scomparire dalla scena rallystica nel 2012, dopo aver vinto nove Mondiali Piloti. L’ultima stagione WRC si apre subito bene per Loeb, che va a conquistare con grande autorità il Rally di Monte-Carlo, prima tappa del WRC 2012.

Nella seconda gara al Rally di Svezia si classifica sesto, mentre vince quella successiva in Messico. Il quinto appuntamento della stagione in Portogallo lo vede ritirato a causa di problemi alla sospensione. Dalla sesta gara in poi parte il monologo di Sébastien che vice nell’ordine i rally di Argentina, Grecia, Nuova Zelanda, Finlandia e Germania. Si classifica alle spalle di Latvala in Gran Bretagna per vincere poi la corsa di casa, in Francia, che gli conferisce il titolo di campione del mondo. Nelle restanti ultime due prove, subisce un ritiro in Sardegna e ancora una vittoria sul suolo spagnolo.

Partecipa alla gara di RallyCross degli X-Games a Los Angeles vincendo la medaglia d’oro e battendo agevolmente gli specialisti locali Ken Block e Tanner Foust. Così, nel 2013 diverse dichiarazioni del pilota francese anticipano l’annuncio ufficiale: nel 2013, Loeb prende parte solo a quattro rally, partecipando, invece, al Campionato Fia GT Series dove corre per la sua stessa scuderia, la Sebastien Loeb Racing, a bordo di una McLaren MP4-12C. Chiude la stagione in quarta posizione, con quattro vittorie nel suo ruolino di marcia. Due, invece, sono le vittorie nel Mondiale WRC.

Il 30 giugno dello stesso anno partecipa alla Pikes Peak nella classe Unlimited a bordo di un Peugeot 208 T16 Pikes Peak preparata apposta per lui e per l’occasione dalla Peugeot Sport. Loeb al debutto vince la cronoscalata segnando un tempo di 8’13”878 battendo il precedente record di oltre 1’32” e distanziando il secondo arrivato, nonché detentore del precedente record, di oltre 48”. Come già largamente anticipato durante l’estate, nel 2014 Loeb gareggia, sempre al volante di una Citroën, nel mondiale WTCC. Ottiene la sua prima vittoria già al primo appuntamento della stagione in Marocco, in gara 2, bissando il successo in Slovacchia, in gara 1. Chiude la stagione al terzo posto della classifica generale.

WRC, Rallycross e ritorno: accordo con Hyundai

In vista del ritorno nel Rally Monte-Carlo del 2015, torna nel novembre 2014 alla guida della Citroën DS3 WRC, in coppia con sua moglie Séverine, al Rallye du Var, vincendo la gara. Non va altrettanto a buon fine la gara del Mondiale: partito molto bene, mentre lottava per il vertice della classifica generale, durante l’ottava prova speciale, danneggia la parte posteriore sinistra della vettura in seguito ad un contatto con un masso, perdendo minuti preziosi. Chiude il rally in ottava posizione, vincendo un buon numero di speciali tra il Turini. Nel 2015 s’impegna, come l’anno prima, anche nel WTCC. Il piazzamento in classifica generale della precedente stagione viene riconfermato anche nella stagione 2015.

Nel corso della stagione 2016, Loeb lascia Citroen per accasarsi dai cugini della Peugeot. Nel mese di gennaio partecipa alla Dakar con una Peugeot 2008 DKR con cui si classifica nono assoluto a causa di un incidente, nonostante avesse fatto segnare degli scratch assoluti. In seguito si accorda con il Team Peugeot Hansen per fare una stagione completa nel campionato del mondo di Rallycross a bordo di una Peugeot 208 WRX. Chiude il campionato in quinta posizione. Inizia la stagione motoristica 2017 con la partecipazione alla Dakar, al volante di una Peugeot 3008 DKR, classificandosi secondo a poco più di 5 minuti dal vincitore. Ma il meglio deve ancora venire.

Infatti, nel 2018 partecipa a tre gare del WRC con Citroen. Nelle prime due gare si affila le unghie e prende bene le misure agli avversari. Poi, nella penultima prova stagionale, il Rally di Spagna, disputa una gara eccellente e spesso arriva a mettere in crisi chi lotta per il vertice e per i punti del campionato. L’ultimo giorno, con una scelta azzeccata di gomme e la certezza che le strade bagnate presto si asciugheranno, dà l’assalto all’assoluta e vince la gara. Erano cinque anni che non vinceva una gara di Mondiale Rally. Questa prestazione gli frutta per il 2019 un contratto con la Hyundai Motorsport, con cui si è accordato il 13 dicembre 2018 per disputare alcune gare.

In totale i rally iridati disputati dal “Cannibale” diventano 172 e quelli vinti 79, per un totale di 911 prove speciali vinte, 117 podi e 1668 punti ottenuti. Un calcolo che tiene conto del suo ultimo spettacolare successo al Rally di Spagna 2018 e che non si può assolutamente escludere sia destinato a crescere ancora anche nella stagione del World Rally Championship 2019. Stagione in cui, come accennato prima, il nove volte campione del mondo rally è atteso in alcune gare, pare che siano almeno tre, al volante della Hyundai i20 WRC Plus figlia dell’ingegnere italiano Andrea Adamo.

Agosto 1985: al Rally 1000 Laghi il primo WRC della 205 T16

Agosto 1985, un mese scritto a caratteri cubitali nella storia sportiva di Peugeot. Vincendo il Rally 1000 Laghi a Jyväskylä, la 205 Turbo 16 Evo 2 di Timo Salonen assicura al Leone il suo primo titolo mondiale, a un anno esatto dalla prima affermazione, sempre ad Jyväskylä. Nel Campionato del Mondo di quel fatidico 1985, la 205 Turbo 16 vince sei delle prime otto prove mondiali: Monte-Carlo, Svezia, Portogallo, Acropoli, Nuova Zelanda, Argentina. Il titolo iridato è dunque un evento atteso, che matura però in condizioni particolari.

Tre settimane prima, nel corso del Rally d’Argentina, Ari Vatanen, pilota di punta della squadra, era stato vittima di un grave incidente da cui il campione si riprenderà solo dopo un lungo periodo di recupero. Il suo compagno di squadra Timo Salonen, invece, centra la quarta vittoria stagionale e diventa l’indiscutibile top driver del team che gli mette a disposizione, per il Rally 1000 Laghi, un’evoluzione della vettura, la 205 Turbo 16 Evo 2 che aveva esordito solo qualche mese prima. Jean Todt, il team manager del Leone, ancora teso e preoccupato per la salute di Ari Vatanen, sceglie come sostituto Kalle Grundel, che corre nel Campionato tedesco con la 205 T16 di Peugeot Germania.

Lo svedese e Timo Salonen avranno a disposizione due nuovissime Evo 2, rispettivamente la C202 e la C203. Inizia la gara, la tensione aumenta. Già nella prima speciale Grundel esce di strada e piega la scocca. “Ancora una volta – scrive Todt – la squadra si ritrova con una sola e unica macchina in grado di battersi per la vittoria. Fortunatamente Timo Salonen fa una corsa magnifica. L’atmosfera cambia notevolmente … Sono contento. Timo domina. Vado all’arrivo dell’ultima prova speciale. Ci comunicano che Timo è passato regolarmente davanti alla cellula di cronometraggio. Ed il nostro buono, il nostro magnifico Timo arriva, un po’ più commosso del solito… Campione del mondo rally piloti”.

Peugeot è campione del Mondo Rally Marche

Sì, esatto: Peugeot è campione del Mondo Rally Marche. E’ fatta, in un fresco mattino finlandese”. La Evo 2 esordisce al Tour de Corse ad inizio maggio 1985, dodici mesi dopo la prima 205 T16, con il secondo posto di Bruno Saby pur frenato da un evidente sottosterzo. Nelle settimane successive viene sottoposta a una serie di intensi collaudi mirati alla ricerca di una definitiva messa a punto. Una Gruppo B Evo permette molti aggiornamenti. In effetti, la nuova Peugeot 205 Turbo 16 Evo 2 è una vettura molto diversa dall’originale. A livello rigidità il parametro torsionale è quasi raddoppiato”.

Per il motore, è stato sviluppato un pacchetto che comprende una nuova testata, un turbo Garret (al posto di un KKK) che lavora con una pressione di 2,5 bar, un intercooler aria-acqua, un albero motore alleggerito. Il risultato è impressionante. L’XU8-T ha una potenza massima di 430 cavalli a 7000 giri/minuto rispetto agli originali 350 a 8.000 giri/min, mentre la coppia massima sale a 50 mkg a 5.500 giri/minuto. Altro aspetto fondamentale è l’aerodinamica, studiata in ogni dettaglio in galleria del vento. L’Evo 2 ha vistose appendici aerodinamiche a partire dal grosso alettone posteriore.

Il tocco finale sono gli 80 chili in meno di peso complessivo: 910 contro 990. Dopo il Mondiale dell’85, la 205 Turbo 16 Evo 2 continua a vincere. Nel 1986 con sei successi – Svezia, Corsica, Acropoli, Nuova Zelanda, 1000 Laghi, Rac – assicura a Peugeot il secondo titolo consecutivo di campione del mondo rally Marche, mentre Juha Kannkunen è per la prima volta Campione del Mondo Piloti. Spetterà, però, a Timo Salonen chiudere il ciclo iridato della Peugeot 205 Turbo 16 Evo 2 con la vittoria in Gran Bretagna. L’Evo 3 rimane sulla carta, perché il Gruppo B viene escluso dai rally. A questo punto toccherà proprio alla Evo 2 essere la base per la nuova affascinante sfida alla Dakar 1987, con il ritrovato Ari Vatanen che tornerà a correre e vincere!

L’angolo Peugeot