The Monte-Carlo Rally firmato Robson

The Monte-Carlo Rally

La copertina del libro di Robson.

The Monte-Carlo Rally, il libro scritto da Graham Robson e dedicato al Rally di Monte-Carlo, la più importante e storica gara del rallysmo iridato. E’ organizzato ogni anno dall’Automobile Club di Monaco da cui dipende, fra l’altro, anche il Gran Premio di Monaco. Dal 2009 al 2011 è stato escluso dal massimo campionato ed è stato iscritto all’Intercontinental Rally Challenge.

All’epoca, un periodo ovviamente non trattato nel libro, gli organizzatori spiegarono che il motivo alla base di questa scelta era di natura economica. Troppi soldi per il WRC, che in cambio dava un ritorno d’immagine insignificante e portava troppe poche vetture ufficiali. Il rally ha luogo lungo la costa francese tra la riviera monegasca e il sudest francese. Robson lo racconta in quest’opera storica, scritto ovviamente in inglese.

Fu voluto nel 1911 dal Principe Ranieri I e dalla sua nascita è un importante test per ogni vettura che si voglia cimentare in condizioni particolarmente avverse e vincere questo rally da notevole popolarità alla vettura, dato che si può considerare il più importante rally del mondo a livello di notorietà. Dal 1973, anno di istituzione del World Rally Championship, è la prima gara dell’anno e viene disputata in gennaio, motivo per cui non è difficile trovare avverse condizioni meteo. Siccome Nizza nel 1911 attirava i turisti con il Carnevale, il nobile decise di rispondere con un evento rivoluzionario: un rally.

Ovvero una corsa di regolarità sul modello dei raduni ciclistici in voga in Italia. Partenza da varie città europee e arrivo nel Principato. La particolarità era proprio questa: i concorrenti avevano la possibilità di scegliere il punto di partenza da cinque luoghi diversi equidistanti da Monaco. Nel 1911, le automobili più potenti avevano 25 cavalli (la metà di un’utilitaria d’oggi) e la velocità media, da regolamento, non doveva scendere sotto i 30 chilometri l’ora. Questi erano i rally. E divertivano, perché erano competizioni massacranti. Vinse Henri Rougier su una Turcat-Mery.

Era il tempo in cui le gare sportive, comunemente dette rally, venivano corse con vetture di serie: auto prese dalla normale catena di montaggio ed affidate ai piloti che le portavano in competizione. Non parlo di tempi lontani ma di pochi anni fa: degli anni Cinquanta e Sessanta, di gare come il Rally di Monte-Carlo e delle massacranti maratone della strada, come l’incredibile Londra-Sidney o la Liegi-Sofia-Liegi. Competizioni dove per vincere, tutto era importante: l’auto, la squadra ed ovviamente il pilota. Gli anni Cinquanta della gara monegasca vengono ricordati soprattutto per le brillanti vittorie delle Citroen DS.

La Citroen DS al Monte-Carlo Rally

Nonostante la sua indole paciosa e poco incline all’utilizzo duro e puro, la DS ha trovato largo impiego in diverse manifestazioni sportive, non senza soddisfazioni. Le particolari caratteristiche telaistiche della vettura la rendevano adatta a fondi difficili: ghiaccio, fango, sabbia… Già nel 1956 avvenne l’esordio della DS in campo sportivo, al Rally di Montecarlo, dove l’equipaggio Courtès-Court-Payen si aggiudicò il primo posto nella categoria 2 litri. Altri successi al “Monte”, per la vettura francese, arrivarono nel 1963, quando Citroën vinse la Coppa dei Costruttori grazie a cinque DS 19 che si piazzarono entro i primi dieci posti.

Nel 1966 la DS 21 pilotata da Toivonen-Mikander vinse nuovamente il Rally di Monte-Carlo dopo che le tre Mini Cooper giunte ai primi tre posti vennero squalificate per l’impianto di illuminazione non regolamentare. Ricco di vittorie è stato anche il 1967, con affermazioni al Neige et Glace, a Monte-Carlo, al Lyon-Charbonnierès-Stuttgart, alla Coppa delle Alpi, al Tour de Corse ed al Rally dei Fiori. Sono, comunque tante le vetture che hanno una storia con il “Monte”.

Prendiamo, ad esempio, la Mini. Viene presentata nel 1959 e l’anno seguente sei esemplari spinti da propulsore di 850 centimetri cubi a benzina vengono schierati nel Rally di Monte-Carlo: quattro di questi arrivano al traguardo e il miglior piazzamento viene ottenuto dal britannico Peter Riley: ventitreesimo assoluto. Dopo un anno sabbatico, le Mini tornano nel Principato. E’ il 1962, questa volta nella variante Cooper dotata di un propulsore da 997 centimetri cubi. Pat Moss conquista la Coppa delle Dame grazie al ventiseiesimo posto ma il vero exploit arriva dal finlandese Rauno Aaltonen, secondo fino all’ultima prova speciale e costretto al ritiro per un incendio.

Il primo podio per la Mini al Rally di Monte-Carlo arriva nel 1963 grazie al terzo posto di Aaltonen, ma la prima soddisfazione arriva l’anno successivo quando il britannico Paddy Hopkirk sale sul gradino più alto del podio grazie anche ai coefficienti che premiano le vetture dalla cilindrata più contenuta. La prima piccola britannica a conquistare il rally più famoso del mondo è la versione 1071 Cooper S, schierata già in alcune corse del 1963. C’è bisogno di maggiori prestazioni. Mini, nel 1965, fa debuttare la Mini 1275 Cooper S. La vettura, più cattiva ma anche meno affidabile sale sul gradino più alto del podio del Rally di Montecarlo con il finlandese Timo Makinen.

L’edizione 1966 del “Monte” entra nella storia quando le Mini monopolizzano il podio ma vengono squalificate per fanali irregolari. Le vetture inglesi si riscattano nel 1967 con il trionfo di Aaltonen nel Principato. L’anno dopo gli iscritti erano quadruplicati. Cominciava la leggenda del Rally di Monte-Carlo. Era la gara più importante per i piloti e per la Case. Basti pensare che la Lancia Fulvia doveva uscire di produzione in quel periodo, ma la prima vittoria del Monte-Carlo con Sandro Munari le allungò la vita di cinque anni. Di centosessantamila esemplari prodotti, cinquantamila furono venduti dopo il successo del Drago di Cavarzere.

Un ‘Monte’ di difficoltà e sorprese

In quel periodo, chi arrivava primo diventava il pilota di riferimento. Corsa difficile, imprevedibile. Completa. Partivi con l’asciutto, passavi alla pioggia o alla neve e non potevi cambiare le gomme. Altro che la Formula 1, con quelle cinque curve sempre uguali… A sorpresa, nel gelido gennaio del 1972, la Fulvia HF numero 14 di Munari-Mannucci era rimasta aggrappata alle prime posizioni della classifica. Controllo orario dopo controllo orario, prova speciale dopo prova speciale: i rivali non riuscivano a scrollarsela di dosso. E alla vigilia del tratto decisivo, sul temibile Col de Turini, era ancora lì.

Lo stupore di tutti si era a poco a poco tramutato in timore, in paura che il “Drago” facesse il miracolo, che “Il Maestro” gli segnalasse senza errori le traiettorie vincenti. Impossibile. Con quel gelo polare, con il ghiaccio sulla strada, con il buio della notte a proteggere il vantaggio delle Alpine e delle Porsche. Impossibile, ma vero: un tornante, due, tre. Le ruote della Fulvia che restano incollate a terra, che all’uscita dalle curve prendono incredibilmente slancio per ripartire ancora più forte. Munari che pennella le traiettorie, Mannucci che anticipa ogni rischio. Un miracolo. Un capolavoro che resterà per sempre nella storia dell’automobilismo. Il 28 gennaio del 1972 tutto è finito: al traguardo non ci sono le Alpine, con la meccanica distrutta da una prova troppo difficile.

Non ci sono le Porsche, finite fuori strada senza riuscire a controllare la potenza del motore. In vetta al “Monte” c’è lei, la vecchia Fulvia HF 1600 di Munari-Mannucci. La vittoria più grande, più straordinaria, più inimmaginabile nella storia del rallysmo. È del 1976, con la Stratos, l’impresa più difficile di Munari, assistito da Silvio Maiga. Non esistono i cellulari, non c’è internet per seguire le previsioni meteo satellitari. Il massimo della tecnologia è un walkie-talkie per comunicare via radio con un informatore in cima al Col de Turini. Lo avvertono che piove e sceglie le gomme di conseguenza. Mentre sta timbrando, richiamano allarmatissimi perché ha cominciato a nevicare. E’ troppo tardi.

Non c’è tempo per montare le chiodate. Munari ha quattro minuti di vantaggio. Parte, spinge più che può per arrivare in cima prima della bufera. Troppo tardi anche questa volta. Aveva pneumatici larghissimi che galleggiavano, sembrava di timonare una nave in mezzo a una tempesta. Viaggiava sul ciglio della strada per mettere le ruote sull’erba. Il vantaggio se ne va tutto, ma Munari torna in testa nelle PS successive. L’opera si ferma al 1987, cioè all’anno successivo all’esclusione delle vetture Gruppo B. Quello di Monte-Carlo è un rally che presenta una grande varietà di condizioni, come l’asfalto asciutto, bagnato, ghiaccio, neve fresca e spesso tutte queste condizioni sono presenti anche in un’unica tappa.

Naturalmente, tutto ciò va ad incidere sulla scelta degli pneumatici e del settaggio della vettura, ogni pilota infatti decide per sé scegliendo le variazioni che più ritiene giuste per affrontare la macchina. Da questo punto di vista, si distingueva il finlandese Tommi Makinen, vincitore di questo rally per quattro volte e che, ogni volta, stupiva tutti per le scelte (vincenti) degli pneumatici da utilizzare. Anche Hannu Milkkola è stato un ottimo interprete di questa gara. Lo stage più importante parte da La Bollène-Vésubie per concludersi a Sospel, passando per una stretta strada di montagna tutta tornanti.

Di qui, si passa sul Col de Turini, che normalmente è ghiacciato o innevato in questa fase dell’anno. Gli stessi spettatori spesso buttano neve sulla strada, condizione che, ad esempio, ha penalizzato, nel 2005, Petter Solberg e Marcus Gronholm, che sbandando su neve fresca, sono andati a sbattere contro un muro. Mentre Marcus riuscì a ripartire (finendo quinto), i danni subiti dalla Subaru Impreza WRC di Solberg lo costrinsero al ritiro. Tradizionalmente, la prova speciale del Col Turini si disputa in notturna e dà vita alla cosiddetta “Notte del Turini”, o “Notte dei lungi coltelli” un valzer di fasci di luce emessi dalle vetture in passaggio nella notte.

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la scheda

THE MONTE-CARLO RALLY

Autore: Graham Robson

Copertina: rigida

Pagine: 192

Immagini: molte a colori

Formato: 25 x 19 centimetri

Editore: Batsford

Prezzo: da 50 a 160 euro

Peso: 739 grammi

ISBN: 978-07134592-4-1

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