Uomini e rally visti da Rancati

Uomini e rally visti da Rancati

La copertina del libro di Guido Rancati.

Faccio una confessione: non mi piace perdere il vizio di dare delle anteprime. Le notizie, quando le hai, devi darle. Non devi aspettare. Chi attende non serve il principio dell’informazione. Ti dico questo per anticiparti che il giornalista Guido Rancati c’è cascato di nuovo. Non ce la fa a stare fermo un attimo. E così, tra bici, brevi passeggiate, lunghe chiacchierate, appena si ritrova davanti al computer inizia a gettare d’impulso tutti i pensieri che ha per la testa, trasformandoli in parole. Parole dolci e armoniose, che ti prendono sotto braccio e ti accompagnano in un viaggio lungo e bellissimo. Un viaggio tra Uomini e rally visti da Rancati.

Uomini e rally il nuovo libro di Rancati, in linea con la filosofia del giornalista, ribadisce come l’automobilismo del Terzo millennio stia riscoprendo che le gare, per continuare a vivere hanno bisogno del fattore umano. Per fortuna, però, c’è chi lo ha sempre saputo, tra questi Rancati. Che di auto capisce molto, ma ancora più di uomini, soprattutto perché sa ascoltarli. Probabilmente sa fare le domande giuste, diffidare delle risposte sbagliate, incuriosirsi per un broncio o un sorriso strano, insomma sa fare il giornalista: capire dove si nasconde la notizia, scovarla, scriverla per quello che è. E raccontare – benissimo – l’uomo o gli uomini che ci stanno dietro.

Da una camera con “vista sul nulla” nell’est Europa ai colloqui privato con Jean Todt a Parigi, da Brescia alla Scandinavia, da Beirut a Kinsasha, dal dolore per la scomparsa di un amico che al volante non ce l’ha fatta alle sfide, le cene, i litigi e le paci fatte (o non fatte…) con tutti i grandi e piccoli protagonisti delle corse degli ultimi quarant’anni, Uomini e rally si dipana leggero e densissimo, fitto di aneddoti, di vita vissuta, di esperienze fatte sul campo. Makinen, Auriol, Sainz, Burns, Gronholm, giù fino a Loeb e Ogier, una galleria di fuoriclasse colti nel fuoco della gara, ma ancora più spesso nei momenti appartati, nelle gioie e negli scoramenti, nei dubbi e nelle allegrie in cui calano la maschera e svelano il loro lato più intimo e privato.

Accanto a loro, il mondo dei team manager, dei giornalisti, dei direttori tecnici, dei mille personaggi oscuri ma fondamentali che nessuno ha mai saputo tratteggiare con la stessa cura e passione. Che Rancati sia “il” cantore dei rally ‐ anzi: il cantastorie, come ama definirsi ‐ non solo italiano ma internazionale, basterebbe del resto a provarlo la foto in quarta di copertina, che documenta la scommessa persa con due giganti delle corse come Loeb ed Elena. Ma è molto più divertente scoprirlo leggendo un libro che corre via veloce e spettacolare, ma puntuale, come una macchina sullo sterrato, lasciandoti lì a sognare, a immaginare quale sarà la prossima acrobazia. Il libro è dedicato ai rally che mi hanno dato la possibilità di vedere posti diversi e, soprattutto, di conoscere genti diverse”, scrive l’autore.

Una delle prime cose che si trova in “Uomini e rally” è un simpatico “bugiardino” che recita: “La lettura del libro è particolarmente indicata a chi, giovane o giovanissimo, gli anni eroici dei rally li ha conosciuti soltanto attraverso i racconti e gli scritti di coloro che quelle gare le vissero, e si chiede se è veramente esistito un tempo felice in cui nessuno cercava di prevalere con ogni mezzo. Ma è altrettanto efficace per chi giovane più non è, eppure crede fermamente che pur se nel tempo molte cose sono cambiate, le ultime eredi delle grandi corse su strada seguitino ad alimentare storie che val la pena di conoscere come le persone e i personaggi che ne sono protagonisti”.

Uomini e rally: la posologia di Rancati

Ma più di tutto, Rancati consiglia: “Un capitolo, massimo due ogni dieci‐quindici giorni, preferibilmente prima di assistere a una di quelle rievocazioni nelle quali piloti, copiloti e giornalisti di tempi ormai passati narrano con dovizia di particolari episodi mai avvenuti. Si raccomanda di non superare le dosi consigliate”. Poi, il savoir faire e la sottile ironia del giornalista, mista al giusto cinismo, si conclude e il libro ti proietta nei ricordi di prima mano del più grande inviato italiano al seguito del WRC. La memoria lo spinge fino al 1968, a Sanremo, a casa sua, dove sono soliti cenare sempre molto presto. “Anche al sabato, alle sette, sette e dieci, si è con le gambe sotto il tavolo”. Siamo agli inizi della sua brillante carriera.

Mentre si cena, squilla il telefono. “Dall’altro capo del filo è Pino Angelini, ricciuto e valente corrispondente sanremese di vari quotidiani, che da me, ragazzo di bottega appassionato di auto e moto, vuole sapere l’età di Leo Cella. Ha fretta e non la fa lunga: mi chiede in modo diretto se so quanti anni aveva il romagnolo trapiantato nel ponente ligure. La domanda mi penetra come una lama, capisco che non può essere un caso se ha usato l’imperfetto. Non lo è: con un tono che a me pare gelido, mi informa che un paio di ore prima ha avuto incidente a Balocco con l’Alfa 33 e che per lui non c’è stato niente da fare. Vacillo, appoggio la spalla alla parete e stringo forte la cornetta come per aggrapparmici. Rispondo che ancora non aveva trent’anni e riattacco”.

Da questo punto di partenza, e solo dopo un meraviglioso giro del mondo, si torna a Sanremo. Nel 2017. Quarantanove anni dopo. E ti ritrovi un giornalista ricco di esperienza pronto a chiacchierare con il futuro, Kalle Rovanpera, mentre ricorda la “vecchia” sala stampa del Sanremo. “Sfrattata dal vecchio scalo merci, la sala stampa del Rallye Sanremo ha ripreso il suo peregrinare. La scelta di piazzarla in una delle sale del Palafiori non s’era rivelata felicissima e così è tornata in riva al mare, non lontana dal parco assistenza. In una costruzione eretta dai genovesi nel settecento per far passare ai sanremaschi la voglia di ribellarsi. Ha una storia, la fortezza a base triangolare sul vecchio porto. Non sempre necessariamente bella, ma importante”.

Guido è nato a Sanremo nel 1947, e ha capito in fretta di non avere nessuna delle doti necessarie per correre. Prima ancora di avere l’età per poter guidare un’auto ha iniziato però ad applicare con successo la sua passione per gli sport del motore a quella per la carta stampata. Dal Monte-Carlo del 1966 ha continuato per quaranta anni abbondanti ad essere testimone diretto e attento di un mondo in continua evoluzione. Ha collaborato con molte testate prestigiose, da Autosprint a Rombo, a Controsterzo, da SportAutoMoto a RS e alla Gazzetta dello Sport, da Japan Car a Radio Monte-Carlo, al Corriere dello Sport, seguendo da inviato il Mondiale Rally e quello di Formula 1. Oggi collabora con Italiaracing.net e Formulapassion.it.

Se è di tuo gradimento, puoi acquistare il libro direttamente dal blog “Libri di Rally” al miglior prezzo, oltre che con le garanzie e la formula soddisfatti o rimborsati di Amazon. Al fondo della scheda trovi l’apposita finestra per procedere all’acquisto.

la scheda

UOMINI E RALLY

Autore: Guido Rancati

Copertina: morbida

Pagine: 136

Formato: 15 x 21 centimetri

Editore: InPagina

Prezzo: 15 euro

ISBN: 978-8-8940845-8-0

Acquista

Guarda il video

2 commenti
  1. Paolo Filicetti
    Paolo Filicetti dice:

    Un bel libro, come è solito fare un grande giornalista come Guido Rancati, che leggo da quando ero bimbo. Forse un po’ troppo polemico il tono. Questa volta sembra che sia lui il depositario della verità assoluta.

  2. Supermariorally
    Supermariorally dice:

    Io lo trovo divino e molto vero. Non c’è nulla di inventato e romanzato

I commenti sono chiusi.