Lancia Delta HF Integrale in conformazione Safari Rally

Storia dell’epopea Lancia nei rally dal 1951 al 1993

Il tempo passa e mentre noi ci proiettiamo verso il futuro, un bel giorno, ci accorgeremo che il presente è diventato storia. Ero ragazzino e sognavo le Gruppo B. Oggi racconto la storia dell’epopea Lancia nei rally dal 1951 al 1993. Tra gli anni Settanta e gli anni Novanta crescevo all’ombra dei successi della Lancia. In realtà la storia rallystica del Costruttore torinese comincia all’inizio degli anni Cinquanta, per terminare poi nella prima metà degli anni Novanta del secolo scorso. In questo lasso di tempo la Casa si è affermata in maniera dirompente come una delle più forti, combattive e vincenti della categoria, stabilendo il record di undici titoli costruttori: un Campionato Internazionale e dieci Mondiali, di cui sei consecutivi dal 1987 al 1992, altro primato. Al bottino vanno sommati anche cinque titoli piloti: una Coppa Fia e quattro Mondiali.

Pur essendosi ritirata ufficialmente nel 1991, e senza più vetture iscritte nel Mondiale Rally dal 1993, la Casa torinese conserva numeri importanti: 193 podi conquistati e 74 vittorie. Nel corso dei decenni, Lancia ha schierato vetture da rally estremamente competitive come la Fulvia Coupé, la Stratos e la Rally 037, affidate a piloti come Sandro Munari, Juha Kankkunen e Miki Biasion. La vettura più titolata è stata la Delta: 46 successi in prove valide per il Mondiale Rally, sia in assoluto in coabitazione con la Subaru Impreza sia in Gruppo A, e 6 vittorie nella classifica costruttori.

Dal 1951 in poi Lancia cominciò a impegnarsi ufficialmente, con un proprio reparto sportivo, nelle varie discipline dell’automobilismo, comprese la Formula 1 e le grandi corse su strada come la Mille Miglia, la Targa Florio e la Carrera Panamericana. Nei rally, la prima grande vittoria venne con l’ex pilota del circus Louis Chiron che, in coppia con Ciro Basadonna, vinse il Rally Monte-Carlo del 1954 con l’Aurelia GT B20 2500. Nel 1958 un altro grande pilota di F1, Gigi Villoresi, ormai al termine della carriera, trionfò al Rally dell’Acropoli, ancora con l’Aurelia B20 e anch’egli affiancato da Basadonna.

Agli inizi degli anni ’60, un giovane pilota, Cesare Fiorio, figlio di un addetto stampa Lancia, creò l’HF Squadra Corse, un reparto agonistico per affezionati clienti. La prima vittoria a carattere internazionale per la Squadra HF arrivò al Tour de Corse del 1967 con il giovane Sandro Munari, alla guida della Fulvia Coupé HF. Negli anni seguenti arrivarono altre vittorie che culminarono con l’affermazione dello svedese Harry Kallstrom nel campionato europeo rally del 1969, che costituì il primo titolo internazionale ottenuto dalla Lancia, quando ancora non esisteva un Mondiale per la specialità. In quell’anno, tra gli altri successi, la Fulvia HF vinse il prestigioso Rac Rally in Gran Bretagna, risultato poi bissato la stagione successiva, sempre con Kallstrom e la Fulvia.

Lancia debuttò nel Mondiale Rally, nato nel 1970 e allora ufficialmente denominato Internazionale Marche, proprio con la Fulvia 1.6 Coupé HF. In quella prima stagione la casa torinese chiuse al terzo posto, e sempre con la Fulvia arrivò quarta l’anno successivo. Nel 1972, quando già era considerata un’auto sul viale del tramonto, la Fulvia HF vinse invece il Campionato Internazionale Costruttori, grazie al trionfo di Sandro Munari al Montecarlo, alla vittoria di Simo Lampinen in Marocco, al suo secondo posto in Grecia e all’affermazione di Amilcare Ballestrieri al Rally di Sanremo.

La Stratos, la vettura del cambiamento mondiale

L’anno dopo, quando l’Internazionale Marche cambiò nome in Campionato del Mondo Marche, Lancia ottenne il peggior risultato da 20 anni a quella parte, arrivando tredicesima. Ma era in arrivo la Stratos. Si trattava per Lancia, ormai facente parte da tre anni del Gruppo Fiat, di una scelta nuova e ambiziosa: quella di costruire un’auto da corsa completamente dedicata e destinata a primeggiare nel rally. E non l’ulteriore evoluzione di un modello di serie.

Il 1973, come detto, fu un anno di transizione per Lancia che sviluppò la Stratos, anche in gare di velocità come la Targa Florio, spesso in gara come prototipo, nell’attesa dell’omologazione. Il campionato del 1974, fortemente segnato dalla contemporanea crisi economica ed energetica, vide l’annullamento di molte prove e la concentrazione di molti rally sul finire di stagione. La Fulvia ebbe il suo canto del cigno con un terzo posto al Safari Rally (Munari), mentre la Beta HF 1800 portò punti preziosi. Ma fu con l’omologazione della Stratos, nel mese di ottobre, che Lancia si trovò di colpo con una nuova vettura in grado subito di vincere tre delle prove in calendario sul finire di stagione: Sanremo e Canada grazie a Munari, e Tour de Corse per merito di Jean-Claude Andruet.

Scavalcò la “cugina” Fiat in classifica e conquistò l’iride. La Stratos, guidata ancora da Munari, da altri piloti italiani come Amilcare Ballestrieri e Raffaele Pinto, e da stranieri come Andruet, Waldegaard, Bernard Darniche e Markku Alén, riuscì così a vincere i successivi tre Mondiali Costruttori e tre edizioni consecutive del Montecarlo, nel 1975, 1976 e 1977: sempre per merito del “Drago” Munari. Anche se nel palmares mancarono sempre alcune affermazioni di prestigio come il Rac e il Safari, la vettura si imporrà abbastanza facilmente a ogni latitudine, guadagnandosi soprannomi come la “bête à gagner” o “l’ammazzarally”. L’epopea della Stratos s’interruppe bruscamente alla vigilia del Mondiale Rally del 1977, quando il Gruppo Fiat optò per la fusione dei suoi due team sportivi, Lancia e Fiat-Abarth, con quest’ultimo che già partecipava al campionato, con minor successo, con le 124 Abarth Rally. Il risultato di ciò non fu altro che l’accantonamento progressivo della Stratos a vantaggio della nuova 131 Abarth Rally.

La Stratos aveva già fatto il suo lavoro di marketing, cioè sostenere il marchio Lancia in calo di popolarità dopo l’acquisizione da parte del Gruppo Fiat, e ora doveva far spazio a un’altra auto assolutamente valida ma meno carismatica. Sandro Munari ebbe ancora il tempo però, di vincere per la terza volta consecutiva il Rally di Montecarlo e la prima Coppa Fia, in poche parole il Mondiale Piloti, mentre l’iride per le marche andò alla Fiat, che bissò il successo nel 1978, stavolta oltre che come Costruttore anche nei Piloti, con il finlandese Markku Alén alla guida della 131.

Tuttavia, lo stesso Alén vinse il Sanremo proprio alla guida di una Stratos poiché, nel biennio 1977-1978, la berlinetta a motore Ferrari (che per il 1977 mantenne i colori tricolore dello sponsor Alitalia, mentre nel 1978 passò alla livrea gialloblù Pirelli e Olio Fiat) era ancora affidata, meno frequentemente della 131, ai piloti ufficiali del gruppo, in alcuni selezionati rally del Campionato del Mondo e in molte prove dell’Europeo. Nella stessa stagione 1978 erano alla guida della 131 anche i futuri campioni del mondo Walter Röhrl e Ari Vatanen, oltre alla pilota Michèle Mouton.

Agli albori del Gruppo B e della Lancia Rally 037

Nel 1979 il gruppo torinese, dopo aver già vinto cinque titoli consecutivi, ridusse l’impegno e il budget nei rally, prendendo parte solo ad alcune gare. Così il Mondiale Rally verrà vinto dalla Ford, davanti alla sorprendente Datsun e alla stessa Fiat. Nonostante il disimpegno ufficiale, la Stratos trovò comunque modo di essere protagonista con tre vittorie assolute, prima con la vettura blu dell’importatore francese Chardonnet, guidata da Darniche e vincitore a Montecarlo (quarto successo monegasco per la Stratos) e in Corsica, e poi con la vettura privata di Tony Fassina, trionfatore a Sanremo davanti a una muta di 131 ufficiali. Nel 1980 si assistette al ritorno ai vertici della Fiat, che sempre grazie alla 131 vinse il titolo marche e quello piloti con Walter Rohrl.

L’anno dopo, con il successo inatteso di un’auto del Gruppo 2 (la Talbot Sunbeam Lotus) e l’esordio della prima auto di una nuova generazione (l’Audi quattro a trazione integrale), il gruppo torinese decise progressivamente di pensionare la 131, in attesa del debutto della Lancia Rally 037. Siamo agli albori del Gruppo B. A sorpresa però, dopo che in Portogallo Alén portò per l’ultima volta al successo la Fiat, fu ancora Bernard Darniche a dominare il Tour de Corse, con una Stratos assolutamente privata e capace di vincere ancora, dopo l’ultimo successo della sua sostituta.

Dal 1982, quando ormai il disimpegno del marchio Fiat dai rally era cosa fatta, Lancia cominciò a lavorare sulla Rally 037, sviluppata negli anni precedenti e portata all’esordio nel Tour de Corse di quell’anno. La 037, vettura a trazione posteriore e a compressore volumetrico, dopo un paziente lavoro di messa a punto, era pronta per recitare un ruolo da protagonista l’anno successivo con l’avvento del nuovo Gruppo B. Il campionato del 1983 fu caratterizzato dal lungo duello con la più potente Audi Quattro (turbocompressa e, soprattutto, a trazione integrale) e con l’epilogo meno prevedibile: la vittoria del Mondiale Marche.

La berlinetta torinese, pur con una potenza inferiore alla rivale tedesca, vinse il Mondiale Costruttori primeggiando a Montecarlo, in Corsica (dove monopolizzò i primi quattro posti), in Nuova Zelanda e all’Acropoli (terreni sulla carta più favorevoli all’Audi) e a Sanremo. I piloti ufficiali furono Walter Röhrl e Markku Alén, secondo e terzo in classifica, ma si misero in luce anche gli italiani Attilio Bettega e Adartico Vudafieri. Nel bennio 1984-1985 la 037 non riuscì a ripetere l’impresa, ormai ardua nei confronti del dominio delle trazioni integrali (era arrivata anche la Peugeot 205 Turbo 16), tuttavia Alén e Bettega, assieme ai nuovi arrivati Miki Biasion e Henri Toivonen, riuscirono ancora a cogliere piazzamenti sul podio in numerose prove.

I campionati si conclusero con un secondo posto nel 1984, dietro l’Audi, e un terzo nel 1985, in cui Lancia decise di non partecipare ad alcune prove, nella parte centrale della stagione. L’ultima vittoria fu quella di Alén, in Corsica nel 1984, ma vi fu anche la tragica scomparsa di Bettega, un anno dopo, sempre al Tour de Corse. Alla Lancia si stavano preparando grandi cambiamenti, con lo sviluppo e l’esordio (subito vincente, al Rac Rally del 1985, grazie al finlandese Toivonen) della Delta S4, prima vettura da rally del Gruppo Fiat a trazione integrale e dotata di un propulsore a doppia sovralimentazione modulare (turbocompressore e compressore volumetrico “Volumex”).

L’ultima vittoria di Aghini con la Delta HF Integrale

La stagione della Delta S4 fu però assai breve: il 1986 vide in sequenza, dopo il trionfo di Toivonen e della S4 al Montecarlo, l’incidente della Ford di Santos in Portogallo e la morte dello stesso Toivonen e Sergio Cresto in Corsica, esattamente un anno dopo la tragedia di Bettega. Questi tragici eventi decretarono, per la stagione 1987, la fine del Gruppo B e la messa al bando, con decisione della Federazione Internazionale dell’Automobile, dei mostri da 500 cavalli.

La Delta S4 terminò comunque seconda sia nel Mondiale Marche sia in quello Piloti, con Alén, in un campionato deciso a tavolino ancora dalla Fia soltanto nel mese di dicembre, dopo la squalifica delle Peugeot al Sanremo e l’annullamento della prova italiana in cui le Lancia avevano conquistato i tre posti sul podio (con Alén, Dario Cerrato e Biasion). Con l’epoca del Gruppo B al capolinea, Lancia, a differenza di altre Case, come la Peugeot, che decise di abbandonare la scena, si lanciò nello sviluppo di una nuova vettura da rally secondo il nuovo regolamento, che dalla stagione 1987 avrebbe visto in gara soltanto le auto di Gruppo A e N.

La casa non ebbe grandi problemi a imporsi in quell’anno, anche a fronte della scarsa concorrenza causata dal cambio di categoria – in cui molti rivali commisero l’errore di presentarsi al via con automobili di Gruppo A inadeguate, in quanto troppo voluminose, come l’Audi 200, a due sole ruote motrici, come la Renault 11 Turbo e la Ford Sierra Cosworth, o di poca potenza, come la Mazda 323 4WD. Il campionato del 1987 vide primeggiare la Delta HF 4WD: alla concorrenza rimasero soltanto rare vittorie parziali. Lancia ebbe pochi problemi anche nei cinque anni successivi, portando a undici i titoli per il marchio torinese che vinse anche quattro Mondiali Piloti, equamente divisi a metà tra il finlandese Juha Kankkunen, iridato nel 1987 e 1991, e l’italiano Miki Biasion, primo nel biennio 1988-1989, anni in cui peraltro si prese la soddisfazione di vincere due edizioni consecutive del Safari Rally, prima volta assoluta nella storia di Lancia.

Le annate 1988 e 1989 furono quasi dei monologhi per la nuova Delta Integrale e, nel corso della prima stagione, soltanto una prova del Mondiale Marche sfuggì alla Lancia, il Tour de Corse vinto da Didier Auriol su Sierra RS Cosworth. Unica vera competitrice costante della vettura italiana, dal finire della stagione 1989 (in cui pure si vide qualche sporadico successo della Mitsubishi), fu la Toyota che con la Celica GT-Four e Carlos Sainz riuscì a conquistare il Mondiale Piloti del 1990 e del 1992. Nel ’90 lo spagnolo fu molto abile ad andare a punti quasi in ogni gara a cui partecipò, mentre Lancia, che pure trionfò nel maggior numero di appuntamenti, pagò l’aver spartito partecipazioni e vittorie fra i suoi tre diversi alfieri, Auriol, Kankkunen e Biasion.

Particolarmente emozionante fu poi la stagione 1991, iniziata con un netto dominio di Sainz, che interruppe a Montecarlo la serie di trionfi Lancia, e terminata con un filotto di vittorie di Kankkunen e la conquista della doppia iride. Il finnico e Auriol, ma anche Biasion, alla sua ultima stagione col marchio torinese, guidavano una Delta HF Integrale 16V, data troppo presto per finita ma che, invece, grazie a una messa a punto perfetta, al lavoro del team e alla regolarità dei tre suoi portacolori, prese il sopravvento su una Toyota in cui, a fianco di Carlos Sainz, non vi erano altri piloti di pari valore e costanza di rendimento.

Il 18 dicembre del 1991 Lancia annunciò il suo ritiro in forma ufficiale dai rally, pur in concomitanza con la presentazione dell’ultimo step evolutivo della Delta, la Integrale Evoluzione. Per la stagione 1992 la Martini Racing, fino ad allora solo sponsor, con l’appoggio della struttura tecnica del Jolly Club, in quegli anni il più importante team privato a portare in gara le vetture torinesi, diventò quindi una vera e propria squadra che, ereditando vetture e piloti, prese parte in maniera semiufficiale al Campionato del Mondo. La nuova Integrale Evoluzione, dopo una serie di sei trionfi di Auriol, e un successo a testa per Kankkunen e il nuovo acquisto Andrea Aghini (al Sanremo), vinse il sesto titolo Costruttori consecutivo di una Delta, l’ultimo della storia Lancia.

Perse il Mondiale Piloti, che andò a Sainz. La Delta Integrale Evoluzione, non più sviluppata e aggiornata dal reparto corse della Casa, venne gestita privatamente e portata in gara nel Mondiale Rally 1993 dal Jolly Club, che rispetto alla stagione passata perse l’appoggio della Martini Racing. Il Jolly Club riuscì a schierare per tutto il campionato unicamente la vettura di Sainz, affiancandogli le presenze di Aghini e Alex Fiorio soltanto in alcune gare. Se tutto fosse andato diversamente, cioè se Lancia non si fosse ritirata e il Gruppo B avesse seguito la sua naturale evoluzione, avremmo visto correre la Lancia Ecv e le vetture di Gruppo S. I famosi “mostri” mai nati.

L’angolo Lancia

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